Non è che siglare un contratto voglia dire metterci la musica

Mercoledì di settimana scorsa.
Il capo mi convoca per parlarmi.
Mi chiede come mi trovi lì con loro.


Passavo di qui per caso, avrei voluto rispondere.


Poi mi dice che la compagnia non è in un buon momento.


E io lo so che non è un buon momento. Mi hanno raccontato che il precedente amministratore, poi defenestrato, ha lasciato un grande vuoto. Finanziario. Capita quando approfittando di essere il capo ci si triplica lo stipendio da soli.


Da quel momento in poi tutto il resto del discorso è avvolto nel buio.

Ho un problema a seguire chi parla con tono piatto e monocorde e senza muovere le labbra. Li definisco gli ermetici, perché hanno la bocca ermeticamente chiusa. Ho un medico che parla così, lui però la bocca la apre e serra invece i denti. Mi ha costretto a imparare a decifrare la scrittura da medico per capire cosa mai mi stia indicando perché a voce non si capisce niente.


Una cosa che in genere solo un farmacista sa fare. Forse un mio avo aveva una farmacia e mi è rimasto nel dna.


So cosa si potrebbe pensare: sono uno degli ultimi sciocchi che partecipa a tenere in piedi questa farsa mondiale della medicina rivolgendosi ai medici, quando con Google e un bicchiere di acqua e limone potrei curarmi da solo, è risaputo.


La difficoltà aumenta quindi nel cercare di comprendere uno che parla così in inglese.

Aggiungiamo che ho delle mie colpe. A volte, mentre mi stanno parlando, parte in me un dialogo interiore che mi isola dalla conversazione ponendo più o meno queste domande:

– Che cosa vorrà dire?
– Che cosa dovrei dire?
– Che cosa si aspetta che io dica?
– Quale effetto avranno le mie parole?
– Avrò spento i termosifoni prima di uscire di casa?

Mi sono ripreso e sono tornato alla realtà mentre lui mi diceva più o meno “E quindi è così”. Io ho risposto “Ok”.
Non so a cosa io avessi detto ok perché mi ero perso un pezzo di discorso anche se dalla premessa poteva essere comunque intuibile.

Mi sono confidato con CR chiedendo cosa dovessi fare e lei mi ha aiutato a ricostruire quel pezzo mancante. Ne aveva in precedenza già parlato col capo: la società non può permettersi di rinnovarmi il contratto.

Ho esultato perché avevo recuperato il pezzo del puzzle della conversazione. Poi ho realizzato per cosa io stessi in effetti esultando.

Ho ormai una discreta dimestichezza con l’avere una data di scadenza a breve termine addosso. Mi ricordo anche di controllarla periodicamente prima di cominciare a puzzare. Ora ho due mesi per riflettere e capire cosa fare. Potrei restare qui e cercare altro, in tutt’altro campo, tornando a fare cose che facevo già in Italia e che ho odiato fare. Con una differenza: a uno stipendio inferiore. Vantaggi della delocalizzazione.

Oppure, cercare nel mio campo altrove, Italia o qualsiasi altro posto. Sperando di rimediare qualcosa.

Oppure chiedo un prestito e apro una caffetteria minimal-recycle-bio dove al posto delle sedie ci sono dei puff fatti di sacchi di iuta intrecciati da una cooperativa equo-solitaria di ex falsi invalidi con sede in un palazzo sottratto alla politica.

Ultimamente mi sento fumettoso.

58 Pensieri su &Idquo;Non è che siglare un contratto voglia dire metterci la musica

    • Sto cominciando a pensarci. Avrei anche qualche contatto direttamente coi fornitori. Niente roba d`importazione o favoreggiamento dei traffici della malavita organizzata. Produzione nostrana, 100% da terre del Vesuvio, erba che cresce rigogliosa.

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  1. Caspita! Mi dispiace molto. Se posso darti un consiglio non richiesto non accontentarti di un qualsiasi altro lavoro a meno. In bocca al lupo e se torni a Roma fai un fischio che possiamo organizzare… per non incontrarci mai (era più o meno questo il senso di qualche tuo post precedente, no?)

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    • Sì, che ci fosse la scadenza lo sapevo ma un mese fa mi avevano prospettato la volontà di farmi restare.
      A questo punto penso a titolo di volontariato!😄

      Mai detto non mi piacesse. Certo, potendo scegliere, andrei altrove (Premio G.a.C.).

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  2. Torna, ci mancheranno i tuoi resoconti magiari, ma del resto a parte Puskas e il gulash, cos’altro ha dato l’Ungheria al resto dell’umanità? A parte i scherzi, mi dispiace, ti auguro di trovare presto qualcosa di meglio

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  3. I gatti sono scaltri, difficile metterli in difficoltà. Se gli togli il loro cuscino preferito dimostrano tutto il loro disappunto al massimo per un paio di giorni, poi si appropriano di qualche altro posto. Sono convinto che così saprai fare anche tu! E poi resta sempre il piano b: la carriera da fumettista!

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  4. Su certe cose non so mai cosa scrivere. Volevo mettere il “mi piace” ma poi sembra che mi faccia piacere una cosa brutta [ci vorrebbe il tasto “Mi Spiace”].
    Quindi niente ti dico la cosa più banale possibile nella speranza di giorni migliori: in bocca al lupo.
    PS: comunque l’idea della caffetteria bio non è male, puoi sempre far pagare un caffè 5 euro…

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  5. Per curarsi da soli servono oltre ad acqua e limone, cola, zenzero, camomilla, bicarbonato di sodio e poco altro.
    Se vuoi ti insegno tutti i trucchi. Ti autorizzo a rivenderli. Una roba tipo “the doctor is in” dei Peanuts. Così risolvi anche il problema del lavoro.
    La mia consulenza è in cambio dei tuoi post.
    In bocca al lupo.

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  6. Mi sono sempre chiesta se alla facoltà di farmacia, tra i vari corsi, ci sia anche quello per decifrare la scrittura dei medici…
    Comunque, a parte gli scherzi, mi dispiace davvero tanto! Ti auguro di trovare presto altro che ti piaccia! In bocca al lupo!!

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Si accettano miagolii

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