Non è che il disegnatore attraversi sulle strisce a fumetti

Ultimamente in mezzo ai blog che seguo o, più precisamente, in mezzo a quella che è la cellula più attiva, mi sento in preda alla sindrome da spogliatoio maschile.

Tutti artisti. Tutti cui io guardo di sfuggita, metaforicamente, il pene. Comparandolo col mio.
Alidivelluto mi ha sbattuto in faccia il suo pisello, per chiudere il cerchio!

Molti disegnano.

Io non ho mai saputo disegnare, fatta eccezione per le scuole elementari quando i miei disegni venivano elogiati dalla maestra perché, al posto di disegnare la classica casetta con l’alberello e il sole, io disegnavo una casa che si spostava sulle proprie gambe, un albero parlante e un sole che, poverello, si lamentava della propria soletudine.

Purtroppo il mio stile è rimasto quello di un bambino.
Io lo so che è soltanto un inganno della mente, che tutti potremmo disegnare (certo non diventare Michelangelo), basta semplicemente spegnere la parte razionale del cervello e iniziare a disegnare con quella creativa. Forse prima dovrei disegnarmi un interruttore per switchare.

Com’è come non è, io disegno brutto.

E lo so cosa pensate: che non avete nulla contro la bruttezza né contro i brutti, sono persone come le altre. Anzi, voi avete amici che fanno brutto. Soltanto che, magari, potrebbero non ostentare la bruttezza. Facessero brutto in privato. Perché poi come spieghi a un bambino un adulto che fa brutto?

Ebbene, io da oggi rivendico il mio diritto a esternare la bruttezza e viverla in libertà. Per strada, sui mezzi pubblici, al parco. Ovunque.

Pertanto, voglio inaugurare una mie serie di strisce a fumetti. Brutte, ovviamente. Non so quanto durerà perché tendo ad annoiarmi presto di ciò che faccio.

Brutte strisce #1

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