Non è che la gallina si faccia portare i bagagli dal tacchino

In quest’epoca di food-pornography sono contento di essere tra quelli che preferiscono ancora praticare, piuttosto che guardare o compiacersi nell’immortalare.

Assumendomi tutti i rischi del caso, perché riempirsi come un tacchino non è attività salutare. Eppure in questi giorni le cose vanno così, tocca adattarsi.

Dovevo capirlo sin dal mio ritorno che queste feste sarebbero state armate di cattive intenzioni.

Arrivo il 22 sera e mia zia mi propone una pizza: Sono mesi che non ne mangi una! esclama.
In realtà sarebbe un mese, ma nella testa dei parenti subentrano meccanismi di relatività temporale.

Il giorno dopo: pasta al forno di Madre.
La sera: un’altra pizza.

Tralasciamo 24, 25 e 26 pranzo per rispetto delle menti più impressionabili: veniamo a ieri sera. A cena faccio fuori dei tortellini avanzati, perché lo stomaco è come una trincea: nulla deve avanzare oltre!
Esco.
Chiama un amico: ha preparato una genovese che è ansioso di far gustare. Gli si dice di no? Giammai.

Forse era meglio il food-porno.

In questi giorni è un’attività che si è intensificata, dando vita anche a battaglie tra generi. Carnivori vs Non carnivori. Come se domani su YouPorn comparisse un duro confronto Anal vs Non Anal. Me li immagino i commenti delle due fazioni: È contronatura! Chi se ne frega, io lo faccio lo stesso, alla faccia di voi Non Anal! L’OMS dice che è dannoso se fatto tutti i giorni con un cavallo! e così via.

Così, da una parte c’è chi posta foto di un bue muschiato gettato direttamente in pentola con le verdure (perché due verdurine ci stan bene per mangiare sano, che non si dica che non si è attenti alla salute) alla faccia di chi non sa cosa si perde, dall’altra chi posta foto di un bel tacchino vegano ripieno, alla faccia di chi si avvelena con cose morte.


Perché non possono morire entrambi, alla faccia loro?


Che poi io vorrei che i vegani/vegetariani mi spiegassero perché mai chiamino i loro cibi con nomi carnivori.

A volte ho fatto acquisti in negozi vegani e sono sempre rimasto colpito dai nomi dei prodotti, infatti.
Mi dovrebbero dire il perché dell’esistenza del salame vegano, del prosciutto vegano, della bistecca alla fiorentina vegana. Chiamateli sguazz, blablidi, grugrugrul, inventate dei nomi a caso, insomma. Ma non si può sentire “carne alla pizzaiola vegana”. Giuro, ho visto un preparato in busta per fare la carne alla pizzaiola. Vegana.

È come se il brodo di pollo lo chiamassi “brodo vegetale carnivoro”, il formaggio di capra “tofu carnivoro”, gli hamburger “seitan di carne”.


Parentesi cibi vegetariani
Sono uno che comunque cerca di limitare il consumo di carne. Così, come dicevo, mi è capitato di acquistare prodotti alternativi nei negozi specializzati o nei supermercati, dove, sarà per “moda”, almeno nelle grandi città non è difficile reperirli.

A Budapest è un altro discorso.
Credo che lì i vegetariani vengano espulsi dal Paese.

Gli unici prodotti vegetariani li ho visti in un dm (negozio di una catena tedesca) e consistevano in un paio di confezioni di hamburger, di wurstel e dei tortellini di tofu che credo non acquisti mai nessuno. Quando ho preso gli hamburger, la cassiera ha fatto una faccia schifata e poi mi ha guardato con sufficienza secondo me pensando “E tu ti definiresti un uomo?…Il mio fidanzato uccide maiali a mani nude e li trasforma in prosciutti”.


 

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44 Pensieri su &Idquo;Non è che la gallina si faccia portare i bagagli dal tacchino

  1. La foto finale è meravigliosa. Il fatto che in Ungheria caccino via vegani e vegetariani un po’ mi inquieta ma se almeno nessuno dice niente ad altri se mangi della carne allora il gioco può valere la candela.
    Non cedere al food porno e ai prodotti vegani che devono sempre sottolineare la similitudine con i prodotti non vegani: non ha senso!

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  2. Mi viene il dubbio che la tua mamma sia sicula se ti fa la pasta al forno. Qui non la conosce e non la fa nessuno. Insomma ti hanno rimpinzato di carboidrati! Sempre meglio di quegli alimenti supercostosissimi solo perchè sopra ci hanno scritto “bio” o “vegan”.

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        • In generale credo ormai si facciano troppe foto. La cosa è diventata inflazionata e il concetto di bello si è andato un po’ perdendosi.
          (detto da uno che sta sempre a tirare fuori lo smartphone per fare foto, ma son conscio di fotografare cose strane o curiose o che trovo belle soltanto io)

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          • hai ragione, siamo talmente abituati alle immagini che a volte facciamo fatica a riconoscere il bello o il particolare divertente… e troppo spesso si fanno foto piuttosto che osservare quello che si ha intorno… anche per questo ho ricominciato a fare foto a rullino… almeno non scatto in modo compulsivo ( conosco le mie magagne…) 🙂

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        • Il fatto è che gli ingredienti base per le cose alternative quelli sono e restano: tofu e seitan. Che, di per sé, non è che siano molto soddisfacenti sul palato. Quindi devono rifarli in forme appetibili, con qualche aggiunta che dia sapore.

          Ripeto, va benissimo, a volte ne escono cose anche gustose. Solo che poi mi fa ridere il prosciutto vegano, o addirittura la fiorentina (giuro l’ho vista: negozio vegan a Roma, via Emo).

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Si accettano miagolii

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