Non è che serva l’Aulin per i dolori del giovane Werther

Avverto una certa stanchezza nello scrivere sul blog.
Più che altro non so cosa scrivere. Non ho ben chiaro di cosa io possa parlare, ammesso che ci sia qualcosa di cui io sia in grado di parlare.

Non è un mistero che io sia abbastanza chiuso e, pur raccontando a volte cose personali – che, tra l’altro, sono una parte molto piccola di tutte le mie cose personali -, non ne trasmetto alcuna componente emotiva.

Ma io non so affatto come si parli delle proprie emozioni.
Non mi è mai stato chiaro come si comunichino e a scuola nessuno me lo ha insegnato.

I temi in classe dal contenuto emotivo venivano da me costantemente evasi. Ho già citato quella volta in cui, in risposta alla traccia Racconta di come è stato chiedere l’aiuto di qualcuno io ho risposto Non ho mai chiesto l’aiuto di nessuno e se l’ho chiesto non me lo ricordo.

Per non parlare di quando la traccia chiedeva di raccontare del rapporto con il proprio padre e io ho narrato di quando mi ha riparato la mia console Atari 2600. Avendo cura, però, di sottolineare che fu fatto con tanto amore.

Come si parla di emozioni?

Prendiamo una ragazza. Una che vi interessa. Se siete donne, fingete di essere amiche di Saffo.

Cosa dovrei dire al riguardo? Come è bello riuscire a captare almeno di sfuggita il profumo dei suoi capelli? Non stiamo parlando dei capelli appena lavati, perché quello è il profumo dello shampoo: è un po’ ridicolo instaurare una corrispondenza di amorosi sensi col Pantene.

Io parlo dei capelli uno-due giorni dopo lo shampoo, che non sono sporchi né sanno di Federica Pellegrini a una sfilata: ovviamente non si tratta di una ragazza che ha appena fatto la maratona di New York, sennò i capelli al massimo ricorderanno l’olio di semi di girasole.

Ecco, chiamatemi feticista, ma il capello uno-due giorni dopo ha un odore particolare. Quello mi piace molto.

E la bocca?
Senza rossetto, perché quello è una maschera. Il labbro non deve essere coperto: voglio coglierne i movimenti al naturale. Prima sottile, poi gonfio, poi teso, poi stretto, poi largo.

Sì, certo: noi maschi siamo più interessati alle grandi labbra, meglio dire le cose come stanno e non essere ipocriti.
Ma i movimenti della bocca non ci sfuggono, comunque.

Il seno è un caso a parte. Ci sono diverse scuole di pensiero che non ho mai frequentato perché sono autodidatta. Negli ultimi anni mi sono soffermato ad analizzare la forma del reggiseno, perché rivela molte cose sulla persona che lo indossa. C’è quello che spinge, quello che costringe, quello che riempie, quello che dà una forma.
Amo la donna che ha bisogno di una forma. Cerca una identità, forse insicura di quella che è in possesso e io, che ho il complesso musicale del supereroe, vorrei tanto infondere sicurezza.

Mi accorgo di essere già sceso in basso.
In tutti i sensi. Purtroppo le distrazioni capitano, anche quando si è intenti a contemplare il viso.

Finisco sempre per dimenticare quanti muscoli facciali abbiamo. Cerco di ricordarmene ogni volta che osservo le espressioni sul volto di una ragazza, anche quelle involontarie. Mi son sentito dire che “faccio paura”, per la mia perspicacia nel cogliere gli stati d’animo.
No no, non voglio millantare doti che non ho. Non ho perspicacia. Ti guardo e colgo le cose perché ti voglio, forse non è ben chiaro.

Fino a qui stiamo parlando di dettagli estetici e si potrebbe andare avanti ancora a lungo.

Non ho parlato del culo, ad esempio.
Il culo non è mai da sottovalutare: è come un’opinione, ognuno ha la propria. E, come disse Voltaire, morirei affinché ognuno abbia il proprio culo.

Purtroppo io solo di dettagli estetici posso parlare. Non sono in grado di essere profondo.

Come si fa a descrivere la gelosia quando lei parla, ride, scherza, tocca qualcun altro e nel frattempo voi state pensando Ehi, parla, ridi, scherza, tocca me! e la cosa vi rode come un criceto?

Come si racconta la sofferenza che si prova quando vi dice Ieri sono uscita con Piercarolambo, e voi rimanete zitti, mica potete rispondere Ma che membro virile ci vai a fare con un Piercarolambo?. Magari si offende pure di fronte al vostro taciturnismo, perché si aspettava diceste Ah, sono contento che hai un Piercarolambo, mica si trovano tutti i giorni.

Come descrivere quella sensazione nel petto che si verifica quando ci si sente dire qualcosa che colpisce?
Forse, per dare l’idea, potremmo paragonarla all’effetto che si prova quando si ingerisce del peperoncino. Ma di quello piccante per davvero, non le schifezze da supermercato.

Io, per esempio, sono sensibile a certe cose.

A me una che mi dice che scrive poesie mi fa l’effetto del peperoncino nell’esofago e zone limitrofe. È un cliché? Certo. Il peperoncino è come le poesie: ormai è mainstream. Provate il wasabi, e poi mi direte. Quello vi prende in testa, non nel petto.

Io una volta mi son sentito dire che le donne le prendo di testa.
E certo. Mi chiamano Zidane.

Non è tanto bello. Insomma, non sono mica John Dorian*: ho pure un corpo. Non vorrei sembrare volgare, infatti non è mia intenzione esserlo, ma ci sono tante altre parti con cui prendere una donna.


* Mi riferisco al “Dottor Testa Volante”.


Insomma, come si parla di emozioni?

Fortuna che non ho più temi in classe da scrivere e nessuno me lo chiederà.

41 Pensieri su &Idquo;Non è che serva l’Aulin per i dolori del giovane Werther

  1. La sensibilità che manifesti in questo post, secondo me, è un tafferuglio di emozioni, a prima vista distaccate ma senza dubbio consapevoli.
    Saper prendere una donna “di testa” gioca a favore di ogni nuova conoscenza, socializzare con le altri parti del corpo contribuisce non banalmente ad approfondire il successivo incontro.
    Non sai cosa scrivere? ‘nnaggia!
    Ti rispondo Gintoki che ogni volta favorisci il meccanismo della riflessione con i tuoi post e non hai bisogno di una seconda occasione. 😀

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  2. Mi è piaciuto di brutto questo post… più della tua foto vestito da supereroe, che mi era piaciuta tantissimo. Anche io non riesco a scrive e parlare di emozioni, me lo hanno pure chiesto, ma è più forte di me… parlo di calcio, pur di non farlo… tu pensa! 😉
    P.s. da donna ti dico che se le donne le prendi di testa, non come Zidane ovviamente, poi prenderle in “altri modi” è facilissimo, fidati…

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    • Tsk, ti debbo contraddire: parlare di calcio è parlare di emozione, certo a meno che non si voglia stare lì a parlare di cose asettiche come il fuorigioco millimetrico o dell’interpretazione del fallo di mano volontario, cose da vecchi giornalai che affollano trasmissioni il cui unico scopo è polemizzare per fare audience.

      Ma non è il tuo caso, quindi ho confutato la tua affermazione! 🙂

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    • Mi ricorda un monologo di Marco Paolini, tratto da uno dei suoi “Album d’Aprile”. Raccontava di quando, da giovani, dovevano organizzare una manifestazione e disegnare i cartelli di protesta. Per farlo servivano i pennarelli. E loro, essendo giovani squattrinati degli anni ’70, andavano a fregarli alla rinascente. Uno del gruppo, il meno sveglio, continuava a ripetere: “non son capace, non son capace”. Il tutto mentre se li ficcava in tasca. Non son capace, non son capace!

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  3. Questo è il post più intenso che abbia mai letto sul tuo blog. Sei un micio molto emotivo, anche se spesso non lo dai a vedere. Sempre divertente, questo sì, ma in mezzo a tante battutine ci sono riflessioni molto… umane.
    Sì, questo è senza dubbio il mio post preferito fino ad ora.

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  4. Succede una cosa molto strana: nei blog leggo tanti post di uomini romantici, che scrivono poesie, che parlano d’amore, che raccontano i loro dolori. Poi parlo con le donne e tutte si lamentano che in giro ci sono “cacciatori di passere” che cercano solo sesso. Allora mi dico che qualcosa qui non quadra. Tu dici di essere sensibile a certe cose ma chissà fuori poi a cosa sei sensibile 🙂
    Io dico solo che qualcosa non quadra, che è strano, se gli uomini parlano tanto d’amore perchè poi cercano solo il sesso? Non me lo spiego. forse tu che sei un uomo puoi scrivere anche di questo e farmi capire, a parole tue, come mai succede questo.
    Il mal di cuore non lo cura l’aulin ma il giovane Werther non conosceva quella medicina che si chiama…….

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    • Quello delle relazioni è un mercato dove domanda e offerta si incontrano spesso e male, nel senso che a una domanda non corrisponde l’adeguata offerta e viceversa.

      Il che spiega perché molte persone ha lagnanze nei confronti delle relazioni e delle persone. È un mero dato statistico: è più probabile cascare male che bene.

      Poi dipende sempre da uno cosa cerca e come si pone. Spesso è anche una questione di marketing, cioè il sapersi vendere. I consumatori di passera, come dici tu, sanno anche recitare poesie. Ma il tutto sta nel come ci si pone. Lo stilnovismo è sepolti sui libri di storia, il che è anche giusto. Se ti presenti a una declamando versi è molto probabile lei ti faccia versacci per deriderti. Il che ci sta, non si campa di cose delicate ed eteree, quantomeno non solo quelle e, soprattutto, vanno poste in tempi e modi adeguati. Una canzone di qualche anno fa diceva “Thou shalt not use poetry, art or music to get into girls’ pants – use it to get into their heads”.

      Ma è complicato.

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      • Io ho constatato che l’obiettivo delle donne spesso è l’amore, cioè la costruzione di una relazione duratura. Invece la loro lagnanza riguarda l’obiettivo degli uomini, che hanno come obiettivo l’avventura o il sesso take away. Quindi, e stando a quello che mi raccontano e che leggo in giro per forum e siti, c’è proprio una discrepanza tra i desideri delle une e degli altri. Non sto qui a dire che tutte le donne cercano la storia romantica, perchè alcune sono avventuriere anche loro, però nella maggior parte dei casi è così. Guarda, se almeno recitassero poesie credo che riuscirebbero anche a conquistare qualcuna, cosa che non succede spesso. Infatti la lagnanza degli uomini riguarda proprio la “negazione della passera” che alcune donne offrono loro. Ma il motivo è proprio quello, ossia, non c’è più nemmeno il bello della conquista, del corteggiamento, che se fosse così pieno di poesia, puoi credermi, andrebbe sicuramente a buon fine. Invece la maggior parte degli uomini scambia le donne normali per delle escort “free” e quindi le donne quando capiscono questa “svista” è logico che si negano. Troppo facile voler sesso da chi invece cerca altro. Il difficile è saper capire la differenza tra le donne e le escort. Ma ormai gli uomini vivono di youporn e pensano che le donne là fuori siano tutte pronte all’uso come quelle attrici ma non è così. Arrivare alla testa non è così difficile ma nessuno nemmeno ci prova.

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        • Non sono molto convinto sul numero di donne in cerca di romanticismo.

          Trovo che esista molta anaffettività in giro e certe cose siano vissute come un peso o un inutile accollo.

          È anche vero che oggigiorno una donna libera è costantemente bersaglio di attenzioni, che grazie a social network e messaggistiche istantanee si sono moltiplicate. Quindi, dopo un bombardamento intensivo, è facile che si diventi piuttosto refrattarie al contatto.

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          • Sì, forse in effetti dovevo precisare le donne della precedente generazione perchè le ragazze di oggi son quasi tutte anaffettive, hai ragione. Quelle della mia generazione invece sognano ancora il principe azzurro. Io son stata fortunata, perchè ho trovato un vero cavaliere, ma le altre vengono a dirmi che ormai di uomini così non ce ne stanno più in giro e questo mi dispiace per loro. Alcune volte sono anche oggetto di invidia da parte loro perchè vedere un marito coi cuoricini negli occhi dopo 11 anni di vita insieme è una cosa ormai rara. Io sinceramente posso confessarti che non ho fatto niente per cercare o trovare uno così perfetto e l’unico consiglio che dò sempre alle mie amiche single è di “non cercare” appunto, perchè più si insiste secondo me e peggio è. Tu che consigli gli daresti invece?

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