Non è che un rugbista possa girovagare senza meta

È il mio ultimo mese di permanenza a Roma.
Per adesso.

Un po’ mi mancherà questa casa che tanti spunti per aneddoti interessanti mi ha fornito. Ultimamente però non ho altre curiosità da raccontare. A parte che la cinese ha passato lo scorso week end a Firenze con un “amico”: il fatto che abbia rimorchiato e sia partita per un w/e mi ha sconvolto.

Poi ho capito che si trattava di un altro cinese che va alla scuola di italiano con lei e la cosa mi è sembrata più normale, così come il fatto che in questi mesi il suo italiano sia addirittura peggiorato: se parla solo con connazionali, non fatico a crederlo.

Coinquilino invece in vista della mia partenza mi ha chiesto aiuto nel reperire un altro inquilino, chiedendo se io potessi sondare nel mio ambiente, perché vorrebbe in casa un altro che si occupa di cooperazione.

Una richiesta un po’ strana: è come se uno dicesse “Voglio affittare casa solo a un assicuratore”, oppure “A uno che progetta impianti termoidraulici” e così via.


Gli ho detto che gli avrei fatto sapere, la classica formula evasiva che uso quando in realtà non farò sapere un bel niente.


Perplesso, comunque, sono uscito per una passeggiata. Poco più in là di casa, degli operai stavano ritinteggiando la segnaletica stradale della fermata dell’autobus. La vernice si asciuga in pochi minuti: uno degli operai, per constatare la cosa, con la suola calpestava le strisce. Ho desiderato in quel momento di farlo anche io: l’operaio mi ha rivolto un’occhiataccia come se mi avesse letto nel pensiero e questa cosa mi ha preoccupato perché a volte ho proprio l’impressione che le persone mi leggano nella mente.

Ho girovagato senza meta.

A un certo punto non so perché sono entrato in un outlet non visibile dalla strada, cui si accede scendendo delle scale. Ero convinto di poter fare qualche affare, perché gli affari migliori li ho sempre fatti quando non avevo intenzione di comprare qualcosa.


O forse è una giustificazione per gli acquisti inutili.


Era una boutique per donne. O forse l’abbigliamento maschile era nascosto in un ripostiglio.


Comincia a infastidirmi questa cosa che nei negozi di abbigliamento i vestiti da donna siano all’ingresso e quelli da uomo o in fondo la sala o al piano superiore o, infine, a quello inferiore.


mara-carfagnaUn commesso che somigliava a Domenico Dolce mi ha guardato scrutandomi come fanno i poliziotti all’aeroporto. Una commessa che somigliava a Mara Carfagna – con il medesimo tipo di cranio che sembra si stia rimpicciolendo causando quella inestetica impressione che gli occhi stiano per uscire dalle orbite mentre forse è solo l’abuso di cocaina a renderli così – non mi ha nemmeno guardato.
Sono andato via.

Deciso a dare una seconda possibilità al mio istinto, sono salito su un autobus a caso. Ho assistito con vivo compatimento al tentativo di un paio di turisti tedeschi di obliterare il biglietto, fino a che non mi sono deciso a dirgli che la macchinetta credo fosse andata in tilt.

Sono sceso a Piazza del Popolo e poco più avanti ho trovato un negozio equo-solidale in cui mi sono infilato, per uscirne con paté al peperoncino e un infuso balsamico che non so quando utilizzerò perché le cose balsamiche mi nauseano. Faccio uno sforzo sovraumano per riuscire a sopportare una Halls, quando capita, nonostante la prenda a causa del naso otturato e la gola in fiamme.

Il proprietario equo-solidale mi ha trattenuto mezz’ora a parlare. Nel negozio c’era in diffusione La isla bonita di Madonna. Lui fa: “Qui dentro siamo rimasti agli anni ’80…”. “Vedo”, dico io, ridendo.

Da qui poi è iniziata una conversazione senza né capo né coda che è partita da un’apologia degli anni ’80, culminata con la visione dello spot del primo Macintosh del 1984 che il proprietario ci ha tenuto a farmi vedere su YouTube (lo spot, non il Macintosh), passando poi per lo spot Superga del 1997 con la musica dei Prodigy, attraversando riflessioni sull’arte come forma di comunicazione figlia del proprio tempo, per finire col proprietario che vuole aprire un outlet dove il vero proprietario – secondo lui – deve sentirsi il consumatore. Nel senso che il cliente entra nel negozio e deve sentirsi a proprio agio, si collega con lo smartphone alla rete del negozio e mette in diffusione la musica che vuole; se poi fa pubblicità al negozio sui social network, ottiene il 20% di sconto.


Ha detto anche altre cose sul suo progetto ma non mi dilungo.


Sono andato via contento di una cordiale chiacchierata ma chiedendomi, ancora una volta, perché io, dall’aspetto così taciturno e perennemente sulle mie, ispiri conversazioni agli sconosciuti.


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32 Pensieri su &Idquo;Non è che un rugbista possa girovagare senza meta

  1. Ci deve essere qualcosa che non riesco a capire del sarcasmo del cosmo. La Apple che critica l’omologazione dicendo che libererà tutti ed anche già solo dallo stile esteriore rende tutto piatto.
    Diffida sempre dei negozi equo-solidali di quelle zone. Già il fatto che ti abbia fatto vedere una pubblicità della Apple senza commentarla criticamente ti fa capire che dovevi andare lí come un Gintoki furioso e distruggere quel covo di falsita e balsamicità puzzolenti!

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    • No, devo essere equo anche io: ha criticato la apple, perché crede di farti sentire a tuo agio ma non è così, è lei che ti dice subdolamente cosa ti fa sentire a tuo agio. Quando ho usato l’aggettivo “paternalistico” commentando tutto ciò, si è illuminato. Però quello spot ha detto gli piaceva perché secondo lui era artistico, perché spostava l’attenzione dal prodotto al concetto in sé, cioè vendeva l’idea.

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      • Mitiga un po’ la mia rabbia (davvero, detesto quel genere di negozi, ci sono stato troppe volte, troppe volte ho sentito quelle puzze fastidiose…) ma purtroppo l’Ysingrinus Furente non conosce pause.

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        • Ed è un bene che non conosca pause! C’è sempre qualche torto da raddrizzare o qualche dritta da torcere!…Quelle puzze son strane, perché non sono riconducibili a nessun prodotto specifico: rosa canina? Guaranà? Guardaqua?…È come se le molecole puzzifere si legassero per formare un nuovo puzzo equo-solidale.

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          • Ed è tutta una grande truffa in cui se va bene compri una cosa che si rompe appena ti danno lo scontrino. E sono troppo alternativi per cambiartelo o se te lo cambiano te lo cambiano con una cosa puzzolente!

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                • Diciamo si dovrebbe fare molta attenzione, è lo stesso discorso che vale per il bio, o peggio, non c’è un’unica certificazione “equo – solidale” ed esiste una certificazione che può valere per il singolo prodotto ma non per il produttore. Quindi la tanto odiata Nestlè, per dire, può benissimo vendere un prodotto equo-solidale, basta prenderne la certificazione.

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                    • Diciamo che quando una tendenza esce dalla propria nicchia diventa appetibile per generare profitto. La stessa cosa sta avvenendo con il vegano: fino all’anno scorso non notavo prodotti vegani nei supermercati, se non quelli proprio enormi da centro commerciale. Oggi ne vedo sempre più, delle svariate marche. Anche qui la truffa è dietro l’angolo: ah bravo, non mangi carne perché magari fa male. Parliamo di tutti i lavorati della soia per farci hamburger e cotolette. Siamo sicuri invece siano salutari?

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                    • Ma non lo sono affatto. Le esagerazioni sono sempre foriere di guai.
                      E poi quando scendi dalla metro ad Ottaviano e ti vedi il gelato vegano dimmi se non cominci ad odiare un po’ il veganesimo!

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                    • Ho cominciato a odiarlo quando ho visto il prosciutto o la fiorentina vegane. Cioè va benissimo tutto, è etico, è salutare ecc. Ma componete gli ingredienti in altro modo, cioè inventassero il “blablau di seitan”, non fate i prodotti finti come dei cinesi!…Ormai mi aspetto pure di trovare degli spaghetti ai frutti di mare…di tofu.

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                    • Il blaublau di seitan potrei pure provare a mangiarlo. Ovviamente ignoro il sapore del seitan.
                      Il mio dubbio sul veganesimo è il seguente: non si mangiano animali né cibi provenienti da animali perché implicano sfruttamenti menomazioni e torture.
                      Il miele si può mangiare visto che in realtà si fa solo un riparo per le api che fanno tutto di loro spontanea volontà?
                      I vegani difendono anche la vita degli insetti e degli aracnidi? Non uccidono scarafaggi, formiche, ragni e, peggio ancora, mosche e zanzare?
                      Le mucche si proteggono e le zanzare no?

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                    • Che io sappia anche il miele è escluso. Perché le api vengono comunque sfruttate e perché il miele loro non lo fanno per l’uomo.
                      La mia ex era vegetariana e non uccideva le zanzare.
                      Però le faceva uccidere agli altri.

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                    • Io sono onnivoro con passione per la carne ma non uccido le zanzare e non incito nessuno ad ucciderle.
                      Ma c’è da dire che le zanzare non le mangio. Mi sento sempre piú coerente del resto del mondo. Che delusione!

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  2. Povero proprietario, rincoglionito dal social media marketing che ti rende schiavo del postare, seguire gli insights, asservirti agl insights, sperare che i tuoi post boostino più in alto… e sperare di fare sconti e sconti e sconti perchè qualcuno “parla di te”…

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  3. A proposito di commessi che non cagano: ieri sono andata a comprarmi delle scarpe con mia mamma, benché fossi io la parte interessata all’acquisto il commesso si rivolgeva solo a mia mamma…. mi è salito un urto che non ti dico e non so come mai non gli ho urlato due berci…
    Comunque le scarpe le ho comprate ugualmente 😉

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