Non è che a una nave vuota brontoli la plancia

Oggi (ormai ieri per voi che leggete) è stato il giorno del colloquio con la Dr. Comesfromethesea (puntata precedente).

Mi sento alquanto stranito per come sono andate le cose.

Per cominciare, sono stato lì dentro un’ora (comprensive anche di un’interruzione causa visita urgente del responsabile di un Paese africano) e la per maggior parte del tempo ha parlato lei, mentre io prendevo appunti. Era come stessi facendo io il colloquio a lei.


Potrebbe essere una nuova tecnica di selezione. L’intervistato intervista l’intervistatore.


Tutto è partito quando lei mi ha rivelato che pur lavorando in quell’ufficio (che chiameremo CC) lei in realtà è parte di un ufficio di un’altra sezione (che chiameremo CD). Ho chiesto maggiori informazioni, perché pensavo che la ricerca riguardasse un candidato per l’ufficio CC* e lei ha iniziato a parlare e mostrarmi organigrammi e darmi opuscoli e sventolarmi brochure.


* Questo potrebbe essere stato un autogol da parte mia, purtroppo mi è sfuggito perché sono rimasto spiazzato quando mi ha rivelato la cosa.


Al che io ho iniziato a prendere appunti, per mostrarmi interessato.

L’equivoco si sarebbe potuto evitare se il consulente che mi ha trovato l’opportunità si fosse preso la briga e anche il gusto di chiedere informazioni (avendo un contatto interno, mentre io dalla pagina Linkedin di lei potevo apprendere ben poco) su chi mi avrebbe incontrato. Ma si sa che lui di mestiere fa il Tizio, uno che dà tutto per scontato come un negozio in svendita fallimentare.

È stato nel momento in cui lei stava spiegando nel dettaglio i ruoli e le attività degli uffici che ho iniziato a non capire più cosa dicesse. Quello che ho sentito era: oh kivici up, ghettint ciù off nighidi wapidi bliblidoblidi dalek dalek klingon.

Questo mi succede quando cado nella trappola di voler capire il discorso a livello sintattico perdendo di vista il semantico. Ogni volta che il mio cervello switcha nella modalità parola-per-parola mi perdo.

Tutto ciò è stato il male minore.

A un certo punto dal mio stomaco sono cominciati a partire dei brontolii, inquietanti come quelli di un temporale in rapido avvicinamento quando avevi appena fatto il bucato di una settimana.

Ho utilizzato l’arte del colpo di tosse o dello schiarimento della gola sincronizzati per celare i gorgogliosi rimbombi. Va bene che era mezzogiorno, va bene che Steve Jobs aveva detto “stay hungry”, ma qui si esagerava: perché proprio durante il colloquio doveva accadere?

Comunque il lato positivo del fatto che abbia parlato sempre lei è il fatto che io abbia potuto massimizzare i miei sforzi linguistici. Ero preoccupato dal dover fare lunghi discorsi in inglese – ho già problemi a fare brevi discorsi in italiano -, invece l’andamento della conversazione è stato tale da permettermi di intervenire con argute osservazioni e sagaci phrasal verbs.


Ciò che contraddistingue il p.v. sagace è che è inaspettato. È facile mescolare un get in, un take off, un keep on, un Bon Jovi. Meno è gettare nel minestrone un “knuckle down”.


Ancora una volta ho messo in pratica l’arte della ignoranza non rivelata, e in un’altra lingua, per giunta!

Il prossimo passo deve essere l’apprendimento dello scoglionamento non celato: quando non vuoi/sai dire qualcosa, non esiti a mostrare il tuo fastidio nel dover rispondere.

Un esempio è stato l’arbitro che oggi ha tenuto una lezione sui referti di fine partita. Non spettava a lui, ma il collega che avrebbe dovuto esserci aveva avuto un contrattempo. Dopo essersi arrabattato nello sforzarsi di spiegare alcune cose, nel lasciare poi in sospeso un altro argomento ha detto “Questo, sì, potrei…beh spiegarlo anche io…però non so perché doveva spiegarvelo PincoPallino…io non so spiegare, non parlo con la gente, sono un arbitro”.

Ha detto proprio così: io non parlo con la gente, sono un arbitro.

In quel momento la mia ammirazione per lui è schizzata alle stelle. Da domani la frase di esternazione dello scoglionamento sarà “Io non parlo con la gente. Sono un arbitro”.

A meno che non sia poi il mio stomaco a voler parlare per me.

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19 Pensieri su &Idquo;Non è che a una nave vuota brontoli la plancia

  1. Citando De André citi, non so se volontariamente o meno, anche uno sketch di Lillo & Greg, in cui Greg sta subendo un provino teatrale ma in realtà sta facendo fare provini per scegliere quelli che fanno i provini…

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  2. Quindi non necessariamente è andato male questo colloquio! Quando poi preferiscono parlare loro a raffica…boh che dire, viva l’egocentrismo. Infatti secondo me il tuo stomaco non è che avesse fame, stava immagazzinando tutto il discorso che ti eri preparato e non sei riuscito a esternare 🙂

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