Non è che l’età avanza e tu puoi conservarla in frigo

Ci riflettevo questa sera dopo l’allenamento. Al corso ci sono dei ragazzi del ’96. 1996, non so se ci si rende conto della cosa. Da quand’è che sono maggiorenni quelli del 1996? Quando io facevo l’esame di maturità, presentandomi alla commissione con dei pantaloni hip hop enormi, un bracciale borchiato al polso e una catena al collo, costoro erano alle scuole elementari. Me li immagino, col grembiule, tutti un po’ impacciati coi loro zainetti colorati seduti in banchi minuscoli.

E ora pensare che in teoria io con una del 1996 potrei legalmente uscirci a cena.

Sì ma poi di cosa parleremmo? Degli 11 anni che si è persa perché non c’era? Io i primi miei 5 anni di vita non li ricordo mica bene.

Ricordo i festeggiamenti per il secondo scudetto del Napoli, che tra l’altro neanche avevo capito cosa fossero, pensavo si trattasse di una festa popolare o una sagra paesana o una festa paesana o una sagra popolare, insomma c’era questo sventolio di bandiere, fuochi d’artificio e gente per strada e tutto ciò che mi chiedevo era se si svolgesse ogni anno questa celebrazione perché le bandiere e i fuochi mi piacevano. Alla mia domanda Madre rispose “Se il Napoli vince pure l’anno prossimo, sì” e io tacqui ma non avevo mica capito bene cosa c’entrasse il Napoli con una festa di paese.

Ricordo il Muro di Berlino. Anche qui manco avevo compreso gli eventi e credevo che invece di buttarlo giù lo stessero costruendo.

Ricordo il mio primo giorno di scuola, in cui entrai in classe accompagnato da Madre che mi aveva istruito sull’importante prova cui ero chiamato: all’ingresso mi avrebbero detto “Come ti chiami?” e io avrei dovuto rispondere fornendo il mio nome e cognome. Insomma, come un gioco di spie, con frasi segrete e parole d’ordine. Ricordo mi si avvicinò questa signora occhialuta che mi ricordava un po’ Nonna Papera che si chinò e pronunciò la formula di rito, alla quale risposi evidentemente in modo corretto perché poi fece un segno su un foglio di carta. Pensai fosse una pensionata che faceva volontariato nella scuola svolgendo questi compiti di accoglienza – già da bimbetto avevo sviluppato il caustico cinismo che mi contraddistingue – ma poi scoprii che era la maestra di matematica ed era la più importante della triade di maestre che ci educava.

La maestra mi chiamava “chiapparié”: non ha nulla a che fare con le chiappe, tranquillizzatevi. I chiapparielli non sono altro che i capperi. Non so che cappero c’entrassi con i capperi io, forse sarà stato perché ero piccolino e scuro (poi con l’età mi son sbiancato, un po’ come Michael Jackson).

Dalla maestra ho ricevuto anche qualche scappellotto. Meritato, a dire il vero. Roba che oggi farebbe accorrere le telecamere del Tg5 nella “scuola degli orrori”, causerebbe il licenziamento della maestra e porterebbe le mamme a organizzare un flash mob al grido di “Nessuno tocchi il bambino”.

Dovrei raccontare questo a quelli del 1996? Manco sapevo della loro esistenza, pensavo ci fosse stato un blocco delle nascite negli anni ’90; dicono tutti che la popolazione invecchia ma io mica me ne sono reso conto di essere invecchiato.

Ho deciso, dall’anno prossimo cambio rotta, cambio stile, scopro l’anno bisestile.

E voi cosa raccontereste a quelli più giovani che si sono persi gli anni in cui non c’erano? O cosa vi fareste raccontare? O cosa mi raccontereste?

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115 Pensieri su &Idquo;Non è che l’età avanza e tu puoi conservarla in frigo

  1. Mi hai fatto venire in mente un episodio della mia vita precedente, facevo l’avvocato e andai a parlare col pubblico ministero in favore di uno, non ricordo cosa esattamente avesse fatto, ma cercai di suscitare un po’ di compassione dicendo al p.m. qualcosa come “è un ragazzino in fin dei conti”. Lui mi guardò in effetti con simpatia mista a un po’ di compassione, per me, non per il mio malcapitato cliente, e mi disse “avvocato, a venticinque anni non è un ragazzino. Ma la capisco, capita anche a me di non accorgermi del tempo che passa…”
    Il fatto è che quelli che sono nati una decina di anni dopo di te, restano dei ragazzini a vita, anche quando hanno i capelli bianchi 😉

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  2. Io non racconterei niente, io vivrei con loro, anche se considera poi che il divario mio con quelli del 1996 e un pò più (eufemismo) ampio del tuo, io lo faccio con quelli con un divario un pò meno accentuato. Ma non avrei problemi manco con quelli del 96, solo che magari riviver le ubriacature da star male.. eviterei 😛

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  3. Allora, io ho del tutto arbitrariamente stabilito questa regola. Posto che mia figlia è nata nel 98 e io nel 66 il discrimine è l’82 (non per niente l’anno del mundial argentino, l’anno delle prime sbornie, delle prima canne e anche di altre prime volte che or non mi sovvengono). Chiunque è nato dopo l’82 e quindi è più vicino a lei che a me, resterà sempre “piccoletto”. Chi è nato prima e quindi è più vicino a me, che a lei, invece, resta sempre gggiovine dentro!

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  4. Nel 1996 ho avuto le mie ultime storielline amorose… l’ho data via come non ci fosse un domani, e ho fatto bene perché poco dopo ho incontrato l’uomo che mi ha rovinato la vita. Sicché… meno male mi son divertita prima! 😀

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  5. Nel 1996 mi sono diplomato e ho cominciato l’università. è stato l’anno che ha segnato il passaggio all’età adulta (almeno così lo consideravo allora). Bia, non è che quell’estate potevi palesarti dalle mie parti? (ho fatto anche rima…) 🙂

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  6. Ti vorrei far notare che da donna questa cosa è ancora più TERRIBILEEEEE, perché quelle del ’96, come hai detto tu, posso uscire a cena e non solo con un tuo coetaneo uomo… e tu ti senti una vecchia… fidati!
    Comunque anche io pensavo che dopo il ’90 non fosse nato più nessuno… 😦

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  7. Quelli del 1996 sono per me grandi… quindi dovrei rivolgermi a quelli di questo secolo, e gli racconterei di come alle elementari non potevo mai muovermi da sola, di come la gente attorno a me ha cominciato a comprare i primi cellulari, poi smartphone, poi delle tavole elettroniche che non si capisce più cosa siano che tutti chiamano tablet… gli raccontetei che al liceo ci sono arrivata senza sapere nulla di fidanzati, di argomenti intimi e tutto il resto, perchè a quanto pare le cose col nuovo secolo sono cambiate… 😉

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  8. Ho a che fare per lavoro con “ragazzini”…ho da poco scoperto che nel 2000 sono nati ragazzi…pensa…la mia data di nascita sembra già parte dei libri di storia(1985)e questi partono dal 2000….rispondendo alla tua domanda posso assicurarti che c’è poco da raccontare a chi dopo la tua terza parola prende il cell in mano (ovviamente non si può fare di tutta l’erba un fascio)…ma se riuscissero ad ascoltare gli racconterei gli anni 90…gli anni dei migliori cartoni animati…gli anni dei giochi semplici…gli anni degli amici in cortile con un pallone sempre sotto minaccia taglio dalla vecchietta di turno… 😀 vite semplici senza stare sotto il giudizio dei social…senza la necessità di continue approvazioni facendo la conta dei mi piace sulle foto…vite da “ragazzini” veri

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  9. L’altro giorno ero a pranzo con delle nuove colleghe (cioè, il nuovo collega sono io) e salta fuori che queste hanno vent’anni meno di me. Ora, io mi sento assai ccciofane, ma a pensare che quando io facevo le vacanze in Grecia con la tenda loro non erano ancora nate, e che quando le loro mamme erano gravide io avevo già smesso di fumare tre volte… beh… boh… amen.

    Voglio dire, cacchi loro. Sono conservato a pennello. Ho visto un mondo migliore. Ricordo cose che vanno ricordate, e che oggi non si ricordano più.
    E se per caso il mondo finisce domani, io ho vent’anni di ricordi in più.

    Alla fine quindi ho preso anche il dolce e ho pagato il vino per tutti.

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