Un buon regista dovrebbe saper girare l’angolo


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Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 nella mia città non c’erano molti posti dove i giovani potessero radunarsi ed esprimere la propria giovinosità.

Capitava che, quindi, si radunassero tutti “all’angolo”, che non era il nome di un locale ma un angolo di strada vero e proprio: un incrocio chiuso su tre angoli da palazzi di due-tre piani e su un quarto da una villa (tra l’altro di proprietà del sindaco) che coi suoi muretti offriva supporto ai deretani (fasciati dai jeans sensibili Wampum) dei giovani e costituiva “l’angolo” vero e proprio.

Col senno di Poe (Edgar Allan) credo che lì girasse l’eroina. O forse sono rimasto traumatizzato dagli spot “Chi ti droga di spegne” che comparivano anche su Topolino.

Poco più in là c’era una sala giochi, frequentata anche dagli amici di mio padre che tra i 30-40 anni erano ancora scapoli. Quando bimbetto e passavo lì davanti con i miei genitori scrutavo da fuori per capire a cosa stessero giocando. Non mi era concesso entrare. Purtroppo da fuori si capiva bene poco, inoltre la coltre di fumo di sigaretta era così densa che all’interno era consigliato indossare abiti sgargianti per risultare visibili. Ci voleva un fisico bestiale.

A turno, uno degli amici di mio padre mi offriva un gelato. La sala giochi era fornita solo di Sammontana, la mia preferita era la coppa all’amarena anche se ogni confezione puzzava di nicotina e questo influiva sul mio godimento dell’estate italiana con Sammontana.

L’angolo si è spopolato a metà degli anni novanta, quando i giovani dell’epoca sono diventati meno giovani e altri giovani hanno iniziato a esprimere la loro giovanilità (e qualcuno ha espresso anche del giovanilismo) altrove.

Mi incuriosiscono sempre le dinamiche di spostamento del branco.

Ci ripensavo questa sera quando sono uscito per andare in un posto diverso della solita birreria che uso come punto di ritrovo, perché chiusa di mercoledì. Tale posto diverso si trova in una piazza che fino a pochi anni fa era deserta. Un bel giorno (ma brutto per gli abitanti del quartiere) aprì un pub, seguito poco tempo dopo da un altro locale. Poi sono arrivati il kebab, le patatinerie e altri rivenditori di colesterolo. In poco tempo qualsiasi buco libero che facesse da contorno alla piazza era stato riempito da una attività: uno stanzino minuscolo fronte strada, così piccolo che potrebbe abitarci soltanto una famiglia di cinesi, da un giorno all’altro diventava adibito a cicchetteria.


Ovviamente sono arrivati anche i parcheggiatori abusivi e gli spacciatori: sono loro a certificare la rilevanza di un posto.


Finché la gente arriva, è giusto approfittarne. La piazza è gremita ogni fine settimana, al confronto l’angolo sembrava una riunione della bocciofila.

Ma la mia domanda è: come e quando arriva la gente?
Vorrei conoscere il primo esemplare di giovane che mette piede in un posto e che dà inizio alla transumanza e chiedergli se è conscio del suo essere un novello Mosè, che contrasta gli egiziani (e anche i siriani, i libici, gli eritrei e tutti quelli che attraversano il Mediterraneo), dà fuoco ai cespugli (e anche ai bidoni dell’immondizia) e poi parla con dio ma solo dopo aver comprato l’MDMA.

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44 Pensieri su &Idquo;Un buon regista dovrebbe saper girare l’angolo

    • Infatti: una persona non è gente. Ma neanche due o tre. Ma da un certo punto in poi dovrà pur cominciare la gente: la discriminante è quindi una sola persona, che fa sì che delle persone con la sua aggiunta diventino gente? Chi è questa persona?

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      • In effetti basta poco per utilizzare l’appellativo “brutta gente”, a volte bastano un paio di persone per costituire della “brutta gente”. Il che quindi vuol dire che introduci una chiave di lettura interessante

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      • Quindi la gente è solo quella cafona?
        O la gente va inteso come sinonimo di gregge, per cui non necessariamente è cattiva, ma delle volte è solo innocua? E la “bella gente” è solo un’espressione sarcastica o esiste davvero?
        Mmm, con le domande me la cavo abbastanza, sono le risposte che mi mancano…

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        • La gente l’ho sempre visto come nome collettivo dalla connotazione negativa. La connotazione positiva è “persone”, secondo me.
          Bella gente secondo me è amichevole e gioca sul contrasto, un po’ come gli afroamericani delle grandi città statunitensi che si chiamano ‘nigga’ tra di loro.
          (beninteso, gente e nigger non sono la stessa cosa, dico che secondo me la modalità è quella)

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          • Oppure come nel famoso monologo di Quinto Potere: Non serve dirvi che le cose vanno male, tutti quanti sanno che vanno male. Abbiamo una crisi. Molti non hanno un lavoro, e chi ce l’ha vive con la paura di perderlo. Il potere d’acquisto del dollaro è zero. Le banche stanno fallendo, i negozianti hanno il fucile nascosto sotto il banco, i teppisti scorrazzano per le strade e non c’è nessuno che sappia cosa fare e non se ne vede la fine. Sappiamo che l’aria ormai è irrespirabile e che il nostro cibo è immangiabile. Stiamo seduti a guardare la TV mentre il nostro telecronista locale ci dice che oggi ci sono stati 15 omicidi e 63 reati di violenza come se tutto questo fosse normale, sappiamo che le cose vanno male, più che male. È la follia, è come se tutto dovunque fosse impazzito così che noi non usciamo più. Ce ne stiamo in casa e lentamente il mondo in cui viviamo diventa più piccolo e diciamo soltanto:”Almeno lasciateci tranquilli nei nostri salotti per piacere! Lasciatemi il mio tostapane, la mia TV, la mia vecchia bicicletta e io non dirò niente ma… ma lasciatemi tranquillo!”.

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  1. Ah, l’antica arte di dar fuoco ai cassonetti. Chi non ha mai acceso un cassonetto dovrebbe alzare la mano e dire dove abita per poter porre rimedio.
    Nel complesso di palazzi dove ho vissuto la mia adolescenza,comprensiva di pre e post, c’è l’usanza di vivere come se si fosse in un minuscolo villaggio da un migliaio di persone e cosí quando vuoi solo oziare esci da casa e scegli il tuo muretto. Nelle generazioni che si sono susseguite si è chiaramente visto lo stesso fenomeno. Incredibile.

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  2. La tua domanda è generazionale quanto la classica: dove vanno le anatre in inverno del giovane Holden.
    E tu sei giovane e hai le memorie. Ma non le anatre. Dannate anatre.
    Comunque sia, domanda generazionale.

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  3. il primo giovane è un trascinatore, uno di quei tipi fighi e tosti che il branco ama scegliere come leader e che segue senza obiettare. se si muove lui, si muove tutto il branco, perché lui sa dove si sta meglio, dove girano alcool e donne. è perfettamente consapevole del suo potere e lo utilizza a suo piacimento, se lo gode, se ne compiace. la sera si guarda allo specchio con aria soddisfatta e orgogliosa. lui sa.

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    • Sembrava superquark, in mente l’ho letto con la voce narrante dei documentari.
      A parte gli scherzi, tu dici lui lo sa ed è consapevole: gli altri sono consapevoli o meno? Cioè spesso mi è capitato nei gruppi di notare che si seguisse una sola persona, cui nessuno aveva dato un ruolo di leader né erano consci di seguirlo: era un processo naturale

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      • Ahahah, mitico Piero Angela! In effetti, hai ragione… sembrava un documentario!
        E’ vero, è un processo naturale. Credo che tutti, all’interno di un gruppo, siano consapevoli del loro ruolo, senza che ci sia bisogno di dirselo. Chi segue il capo-branco, sa di non avere le capacità da leader e si fa trascinare.

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