Quelli che si fanno foto in campagna sono dei selfie della gleba?

Ho realizzato che dall’età infantile a quella dell’epoca digitale foto di me stesso sono assenti o rare. Il che forse non è un male, perché con lo sviluppo (non quello delle foto) per un periodo ho attraversato una fase in cui sembravo Milhouse, da cui ne sono uscito anni dopo.

Fino alle scuole medie ero un bel giovinetto, perennemente abbronzato perché passavo ore a giocare fuori. Poi son diventato più chiaro e miope, due cose che si potrebbero imputare entrambe ai computer.

Attualmente, nell’epoca del contagio digitale, esistono invece molte fotografie che mi ritraggono. Pur non avendo il culto della mia immagine – anzi, spesso quando vogliono ritrarmi esprimo tutto il mio vaffanculto – ogni tanto vengo colto dallo strano piacere del farmi catturare da un obiettivo, purché sia gestito da altri. Non amo gli autoscatti perché devo avere entrambe le mani libere e intente a far qualcosa di estremamente importante, come reggere il mento o la testa o un bicchiere o le tre cose insieme.


Reggere mento e testa insieme con una sola mano è molto semplice. Il pollice è sotto la mascella inferiore e non esercita pressione, il mento deve essere semplicemente poggiato ma non a peso morto: bisogna raggiungere la condizione di compiaci-mento, mentre indice e medio leggermente flessi indugiano sulla tempia. Le altre dita sono piegate su sé stesse. L’altra mano regge un bicchiere o è poggiata placidamente su un oggetto quale un sasso, un albero, un mobile, un soprammobile in vera finta porcellana. La posa va accompagnata da uno sguardo serio e pensieroso: non malinconico, non severo, soltanto serio e pensieroso. Per esercitarsi, basta figurarsi nella mente una domanda, quale Chi schiero al fantacalcio? o Che maglia metto su quel pantalone?. Esercitatevi su tutti gli esempi che ritenete opportuni.


A volte mi soffermo a pensare (con sguardo serio e pensieroso), cosa ne sarà di tale overdose di immagini che stiamo producendo.

Una volta – ancor oggi vedo che accade, a dir il vero – poteva capitare di trovare vecchie foto in giro per casa, in soffitta, in cantina.

Domani nessuno scaverà tra scatole e mobili e ne tirerà fuori per caso vecchie immagini: un mio discendente non rimarrà sorpreso esclamando Toh! Guarda il prozio Gintoki con lo sguardo serio e pensieroso!. Quando il mio hard disk passerà a miglior vita, io sparirò con esso. Magari resterò tra i meandri di un social network, ma a che pro se nessuno andrà a scavare per ritrovare il mio sguardo serio e pensieroso?

Ma poi avrà tanto importanza se sullo stesso schermo ci saranno 10-100-1000 altri sguardi seri e pensierosi confrontabili? La specificità del ritratto dovrebbe risiedere nella sua unicità: nel mobile di casa mia c’è il mio prozio, nel mobile di casa tua, il tuo.

Nel mondo digitale, saremo tutti con tutti nello stesso posto. E senza mobili.

Perderemo la mobiltà.

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49 Pensieri su &Idquo;Quelli che si fanno foto in campagna sono dei selfie della gleba?

  1. mi piace questa tuo post … quasi quasi me lo stampo e lo metto in soffitta … che magari i miei nipotini (se mai ne avrò, e se saranno reali quanto me) ritrovandolo un giorno potranno apprezzare questo pezzo d’antiquariato molto pregiato

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  2. Fai didascalie con esempi tanto semplici quanto importanti. Bravo!
    Secondo me ad un certo punto crolleranno tutti i server e ci ritroveremo in un pianeta delle scimmie digitale. I nostri capi sapranno che una volta c’erano le macchine digitali ma non lo faranno sapere al loro popolo per evitare di fare quella fine!

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  3. Premettendo che detesto ogni genere di fotografia che implichi la mia faccia, questo post è assolutamente vero… ormai le fotografie sono ovunque, perfino nei bagni… e si perde l’unicità e ciò che le rendeva speciali… ma le mie foto passabili si contano sulle dita di una mano, per cui per ora non ho problemi 😉

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    • La gente si fa foto in bagno, si è persa anche l’unicità del proprio angolo privato di casa, una volta era nascosto e alcuni avevano anche quello per gli ospiti per tenere segreto il proprio, ormai invece si vedono WC ovunque!

      *non c’è alcuna ambiguità nel riferimento ai WC e la battuta è involontaria
      ** anche se involontaria, però la battuta sarebbe carina
      ***sarebbe carina ma scorretta

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  4. Non pensavo che tenessi il tuo prozio nel mobile di casa tua, proprio no :O
    Però quel che dici è vero. E anch’io odio farmi fotografare, a prescindere da chi scatta. E il titolo è uno dei migliori 😀

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  5. Dal momento che il mio campionato di fantacalcio deve ancora cominciare, ho ancora tempo di esercitarmi per imparare bene a reggere mento e testa. Forse questo mi permetterà di vincere finalmente qualcosa…

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    • È un qualcosa di tangibile, che acquista un valore che va al di là di quello intrinseco, cioè della semplice fotografia: ha un valore storico/emotivo non quantificabile. Non credo possa essere lo stesso andando a ripescare una foto su internet.

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  6. proprio per quello che dici tu… io faccio ancora fotografie con il caro e vecchio rullino… e ne ho scatole e scatole …
    foto mie… molto poche… con facce senza un senso… ma sui muri di casa ci metto i miei ricordi… e a me basta guardarmi al mattino e mi ricordo 🙂

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Si accettano miagolii

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