Una volta presi un aereo, poi ho dovuto restituirlo


Il post che segue può contenere riferimenti a prodotti commerciali


Qualche giorno fa il faraonico ysingrinus nei commenti di un post mi ha illuminato sull’argomento aeroporti, da utilizzare nelle conversazioni ignoranti col barbiere.


Dicesi conversazione ignorante quello scambio di chiacchiere riguardante una materia di cui non si sa nulla ma della quale si finge competenza per far trascorrere il tempo. È uno strumento utilizzato in tutte quelle situazioni in cui ci si trova costretti a stare con altre persone e si avverte l’urgenza di rompere il silenzio.


Dato che non ho molta dimestichezza, vorrei far pratica sul mio blog.

L’argomento mi è quanto mai attuale, perché dovrò prendere un aereo per partire per le vacanze ma ancora non ho capito se mi sarà possibile o meno. Parto da Fiumicello (o Fiumiciattolo), dove qualche tempo fa un intero terminal (quello da cui parto) ha preso fuoco. Fino a poco tempo fa un giorno sì e l’altro pure era minacciata la chiusura dell’intera struttura, causa contaminazioni tossiche dovute all’incendio. Poi, forse, il fatto che nei mesi estivi centinaia di migliaia di persone transitino per quello scalo avrà fatto passare in secondo piano le condizioni ambientali.


Questo accenno potrebbe essere solo un espediente per annunciare che parto per le vacanze, in ossequio a una consuetudine in uso nei blog, in cui il gestore appende un virtuale cartello di chiusura per ferie: però io non ho detto quando parto, potrebbe essere domattina o tra un mese o anche mai, quindi magari potrei essermi inventato tutto solo per avere una scusa per parlare di aeroporti.


La prima volta che ho preso un aereo, non sapendo se mi avrebbe fatto venire la nausea o meno, presi le pillole contro la nausea da viaggio.

Le pillole mi fecero venire la nausea.

Poi ho pensato che era colpa mia perché forse avrei dovuto prendere anche le pillole contro la nausea causata dalle pillole.

L’aeroporto per me è sempre un posto che mi affascina ma fatico a comprendere appieno.

Perché, ad esempio, mi viene controllata la valigia al microgrammo e poi al duty free posso comprare un paio di chili di prodotti?

Qualche anno fa, di ritorno da Barcelona, mi successe una cosa curiosa. Prima di ritirare la carta d’imbarco, inserisco la valigia nell’apposito scomparto: tutto ok. Avevo preventivamente indossato una felpa che causava un certo gonfiore addominale al bagaglio. Una cosa che fanno tutti, l’importante è non fare la fine di quello che ha indossato tutti i vestiti in valigia e poi è svenuto per un colpo di calore.

Passati tutti i controlli, mi tolgo la felpa e la rimetto in valigia. Al Duty Free compro un po’ di carabattole perché a me piace comprare carabattole e mi imbarco con bagaglio e un bustone pieno di roba. Prima di salire sull’aereo, le hostess impongono un altro controllo del bagaglio: il mio non entra e vogliono rispedirmi indietro. Allora apro la valigia, tolgo la felpa e la infilo nel bustone, chiudo, mostro alla mujer che il bagaglio entra nel gabbiotto e vado avanti.

Fatico ancora a comprendere il significato di tutto ciò.

L’altra cosa che non capisco è come siano tarati i metal detector. All’aeroporto di partenza in genere le scarpe fanno suonare il detector: gomma e tela che suonano?…Ah, giusto: gli occhielli in metallo delle Converse e di tutte le scarpe simil-Converse, come ben evidenziato in fig. 1.

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Fig. 1 – Le mie attuali fantastiche scarpe. Fonte: la mia scarpiera.

All’aeroporto d’arrivo, quando era il momento di ripartire, mi è spesso successo che non suonassero.

Misteri.

Come è un mistero, per il precedente discorso sulla suddivisione del bagaglio, che alcune compagnie low cost ti permettano di portare, oltre al bagaglio a mano, un notebook con la relativa custodia, la quale può benissimo diventare un bagaglio aggiuntivo: basta saper ottimizzare gli spazi e averne una morbida e, quindi, propensa a espandersi.

Gli aeroporti mi divertono perché ognuno è fatto in un modo. C’è chi si sviluppa in lunghezza, chi in altezza, chi in profondità…la caratteristica comune è che tutti prevedono di dover percorrere chilometri per uscirne. Mentre il tragitto di entrata ho notato che è in genere molto più breve, anche se il terminal è lo stesso. Ho iniziato quindi a favoleggiare sull’esistenza di distorsioni spazio-temporali all’interno delle strutture aeroportuali, che dilatano o restringono tempo e spazio a seconda dell’orientamento del moto dell’osservatore.

Negli aeroporti si mangia da schifo, ma non ho compiuto un’indagine approfondita al riguardo – da buon terrone sono della scuola “presentarsi già pranzati anche se parti alle 10 del mattino” oppure “mi porto la merenda da casa” – e non saprei supportare la mia affermazione con solide argomentazioni. E questo schifo costa anche quanto un pranzo in un ristorante stellato.


DIDASCALIA GASTRONOMICA
Se invece avete mangiato bene in un aeroporto, vi prego di segnalarlo nei commenti.


L’individuo che mi incuriosisce di più è l’omino che smista la fila ai controlli: è un addetto tuttofare o un omino specializzato?

All’aeroporto di Osaka c’erano ben tre omini smistatori: un omino che ti indicava una grossa scrivania dove prendere e compilare i moduli di arrivo, un omino all’inizio della fila che controllava se il modulo fosse compilato prima di farti passare, un omino che ti diceva quando stare fermo e quando avanzare verso il controllo dell’identità e la raccolta delle impronte.

Se la nostra società contemplasse l’uso degli omini in ogni ambito, la disoccupazione si azzererebbe.

Gli omini della sicurezza dell’aeroporto di Francoforte sul Meno sono gentili ma severi ed è bene non farli incazzare. Da qui il mio ribattezzare in “Francoforte ti Meno”.

Direi che ho materiale sufficiente da sottoporre al barbiere.

Anzi, se arricchiste il post con i vostri commenti sugli aeroporti, ve ne sarei grato perché potrei essere in grado di sostenere più conversazioni ignoranti per più sedute di taglio capelli!

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22 Pensieri su &Idquo;Una volta presi un aereo, poi ho dovuto restituirlo

  1. Era abitudine portare a mia nonna dei salami di maiali nostrani, interi [non è un doppio senso].
    Dovevamo trasportarli in aereo fino in Israele. Un anno li infilammo nella valigia invece di portarli a mano. All’arrivo a casa di mia nonna abbiamo avuto la bella scoperta che il salame era stato tagliato, durante un controllo supplementare, in svariati tranci.
    Ergo, mai imbarcare salami interi se si atterra all’aeroporto di Tel Aviv.

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  2. Ho poche esperienze con gli aeroporti. Io non ho mai capito i Kg… io vado ad occhio e non sono mai stato fermato. Fino ad oggi. A parte quando mi controllano perché ho la faccia di uno che si porta il bazooka da casa. Ma il bazooka lo lascio a casa, giuro, mi rovina il ciuffo quando spara.
    La parte Uk e Scozia è interessante, mi fanno camminare scalzo perché pensano che ho qualcosa dentro le scarpe. Ma l’arma sono le scarpe, il contenuto è plastica scadente. Perciò non trovando metallo ma morte, i poveri addetti si dannano l’anima.
    Non ho mai mangiato molto in aeroporto… ho trovato qualcosa di decente (lo ammetto), ma sto ancora digerendo una baguette con hummus e pomodori secchi che ho mangiato a Copenhagen. Ormai siamo alla 350020 ripresa.
    In compenso eviterei di bere birra (tanta) prima di viaggiare. Con tutte le volte che sono dovuto andare al bagno, l’aeroplano, da sotto, sembrava un narvalo dorato 😀

    (questa me la sono giocata per ultima perché fa schifo e mi divertiva)

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  3. Aeroporti dove si mangia decentemente: Schipol se ti piace il pesce crudo (a me no), Charleroi perche’ agli imbarchi c’e’ il pub Leffe. Ecco, in realta’ li si BEVE bene, il cibo e’ solo un gradino piu’ in alto della spazzatura. Ah, anche Orly e’ passabile.

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  4. L’aeroporto di Genova è controtendente: scendi dall’aereo e sei fuori dall’aeroporto. Almeno questo è il ricordo che ne ho io.
    Unire aeroporti e disoccupazione è un’ottima mossa: assai astuta.
    Hai modo di parlare ignorantemente per tutto il tempo del taglio e se va bene quelli dopo di te continueranno ad ignorentare su questo argomento!

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  5. Tu non ci crederai ma a Francoforte ho mangiato franco e forte…cioè era cibo genuino e speziato ma gustosissimo. Un ristorante piazzato in una piazza dell’aeroporto tanto che è largo lo slargo dove si trova sto ristorante. Che è più pub che ristorante. E insomma bono cje tu dici ma sono davvero atterrato nella terra dei crauti e calzini bianchi in sandali? Misteri degli aeroporti…mentre a Capodichino il capo ti si china per il vomito…se mangna no schifo…mistero. ..

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  6. Se mai ricapiterò da francoforte proverò a cercare il posto dove mangiar franco e forte, allora. Da capodichino parto sempre quindi non mi sono mai soffermato sul cibo, essendo vicino attuo il discorso del “giammangiato”, forse ecco il caffè era buono in uno dei bar, è l’unica cosa che ho preso.

    Ah quello che ricordo di francoforte era che in uno dei gate (ma penso ci sia in tutti) c’era un distributore gratuito di tè o caffè. Cioè in realtà era un distributore di acqua calda. Mettevi l’acqua nel bicchiere e poi prendevi la bustina e la pucciavi dentro.

    Era un tè scialbo e poco sincero, quindi né forte né franco, comunque

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  7. Non amo volare e quindi frequento pochi aeroporti, ma il controllo bagagli più spassoso lo ricordo a Oslo Rygge: prima del metal detector, un troll travestito da donnone prelevava i bagagli a mano, li soppesava col suo inquietante braccione e decretava se potevi procedere o no. Spettacolare.

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Si accettano miagolii

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