Frasi che meritano di essere citate. In tribunale.

Nel corso di trent’anni di vita ne ho sentite di frasi che sfuggono alle regole della logica e anche a quelle del calcolo combinatorio. Sembra che alle persone a volte vengano naturali discorsi che sembrano tratti dal teatro di Beckett.

Mi ricordo quella volta che chiesi alla mia ex “Scusa, perché tu puoi essere diffidente su di me mentre io debbo crederti ciecamente?”
Lei rispose “Perché io sono io e so che c’è da fidarsi”.
Io: Allora anche io sono io e so che c’è da fidarsi
Lei: No, non funziona così.
(Da qui il principio del Lei non sa chi sono io!.)

Madre invece ha sempre brillato per le sue affermazioni logicamente illogiche. Un must della mia adolescenza era, alla mia domanda “Posso andare a un concerto?”, sentir rispondere “E che devi andare a fare?”.

Illogicamente, è difficile immaginare cosa si vada a fare a un concerto. Io presumo per vedere un gruppo suonare dal vivo, ma non ne sono mai stato certo.
La scena poteva ripetersi per altre attività, un film, un’escursione e via dicendo. “E che vai a fare?”.

Mi dispiace non aver avuto la battuta pronta, all’epoca. Avrei potuto dire, non so: “Per seguire il mio traffico di attività illecite e incontrare gli uomini della mia banda segretamente”, magari.

Ma non sono solo le persone che conosci e che frequenti a sorprenderti all’incrocio dei pali.

Come quella volta che passeggiavo placidamente per i cacchi miei e una signora che arrivava in senso opposto senza smettere di camminare mi fa, con accento medio-alto borghese napoletano*:


non so come spiegare un accento medio-alto borghese napoletano se non lo avete presente: mi viene in mente magari Toni Servillo in alcuni film, ecco, pensate a una versione femminile.


– Scusi vado bene per l’apertura?
– Eh? (chiedo stupito)
– L’apertura, no? Il Giudice di Pace (quasi irritata dalla mia domanda e dal fatto che la costringa a fermarsi)


Certo, il GdP è a 500 mt da dove ci eravamo incrociati, ma da cosa avrei dovuto evincere che lei stesse chiedendo del summenzionato non ne ho idea. Come se fosse la cosa più naturale del mondo: voi vi svegliate la mattina e andate dal Giudice di Pace, come routine quotidiana comanda!


– Beh, sì…(guardo l’orologio)…a quest’ora sono aperti…
– Ma no, non l’orario! Quello lo so! L’ingresso, vado bene di qua? (spazientita)
– Sì sì certo…più avanti…(dico allontanandomi).

Son sicuro che lei si sarà allontanata pensando “Guarda che imbecilli tocca beccare in giro”.

Una mia ex collega d’università una volta invece mi sorprese per il raffinato metodo di aggiornamento meteorologico che aveva.

Capitava che c’incrociassimo sulla banchina della stazione. A volte notavo che il suo abbigliamento non era adeguato al tempo: o troppo leggero o troppo pesante.
– Non senti freddo vestita così? – chiesi una volta.
– Eh, sì che ho freddo!…il mio ragazzo non mi ha avvisata che sarebbe cambiato il tempo!
– Eh?
– Sì, perché lui la mattina mi scrive che tempo fa. Solo che a volte si scorda!
– Scusa, ma non puoi controllare tu affacciandoti fuori che tempo faccia? (oramai ero sempre più attirato da quel discorso, anche se sentivo di doverne stare lontano)
– Eh no perché se apro le persiane scatta l’allarme e io non lo so disattivare. E dalle telecamere di sicurezza non si capisce che tempo fa fuori, così il mio ragazzo mi avvisa lui se fa freddo o fa caldo.

Non ritenni di dover proseguire la conversazione, anche se la risposta non mi convinse affatto perché apriva altri interrogativi.


Avrei altri aneddoti interessanti sulla suddetta persona, tipo che mi raccontava che era amica di Adam Kadmon prima che diventasse famoso (son cose di cui vantarsi) e che la Bibbia in realtà contiene resoconti dell’arrivo di alieni sulla Terra. È esperta di magia nera e conosce un incantesimo che funziona con la semplice imposizione della mano che poi dopo un giorno muori ti fa crollare a terra privo di energie.


DIDASCALIA ALLA DIGRESSIONE PRECEDENTE
Potrebbe sembrare che mi piaccia sparlare degli altri, in realtà è invidia per le persone che hanno qualcosa da raccontare. Io non faccio altro che raccontare le cose che raccontano gli altri, quindi sono un contastorie di seconda mano.


La didascalia precedente è una paraculata.


Anche l’ammettere di aver scritto una paraculata è una paraculata.


Eh, i laureati di oggi: e poi fanno le barzellette sui carabinieri e calciatori.

A proposito di calciatori, questa me l’hanno raccontata, la fonte è affidabile. All’esame di maturità si presenta un ragazzo tesserato nelle giovanili di una squadra di serie A. Ha bisogno del diploma a tutti i costi perché è stato selezionato da una squadra all’estero e pare che lì i giovani non li vogliano senza il pezzo di carta: che brutta gente!

Domanda di biologia sulla respirazione. Essendo un atleta almeno respirare dovrebbe essere attività che gli è nota.
– Che cos’è il diaframma?
– È un muscolo che sta qua (indica il petto all’altezza del cuore)
– Non proprio, più giù. Comunque, cosa fa il diaframma?
– Serve a respirare
– Come?
– Si abbassa e si alza
– Cioè?
– Si abbassa quaggiù (indica l’ombelico) e poi sale qua (indica la gola).

Abbiamo scoperto che il diaframma è quindi come la peperonata: scende nello stomaco e poi ti risale nella gola.

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46 Pensieri su &Idquo;Frasi che meritano di essere citate. In tribunale.

  1. Un giorno il mio prof di biologia interroga un compagno. Stavamo studiando i cicli solari e gli chiede:
    “Dimmi, allora, a cosa serve il mezzogiorno?”
    Il mio compagno si gratta la testa, guarda a terra. Non aveva studiato. Pur volendo esser cretini bastava rispondere che serviva per l’orientamento, o tutt’al più per indicare che metà giornata era andata. insomma. Lui non risponde. Vedendolo in difficoltà il prof gli dice:
    “Te lo dico io a che serve il mezzogiorno… A calà a pasta!”
    Ottima lezione di italiano.

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    • ho sempre amato i prof di spirito e con la battuta pronta.
      Ne avevo uno del quale, per dare l’idea, racconto questo aneddoto.
      Un compagno è impegnato in una traduzione a impronta (latino). Lui soffriva di timori reverenziali alle interrogazioni e spesso si bloccava o si intimidiva. Si incagliò sulla prima parola di un rigo e continuava a ripetere: Scivolo…(lunga pausa)….scivolo….(pausa)…
      al terzo “scivolo” il prof disse “e attacc’t a stu…” abbozzando un gesto con la mano.

      Se non ho reso l’idea, racconto un altro aneddoto.

      Un mio compagno gli dice che per l’interrogazione di fine anno sta preparando un trattato sulla lingua.
      Prof: eh…nu trattat ‘ngopp a fellatio, ahr ahr ahr (aveva questa risata frutto di 40 anni di Pall Mall).
      Noi ridemmo e lui disse: azz, ma allora ‘o latino o sapite

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