Questa storia dell’olio ha rotto le palme

Sottotitolo: la Cina è in cucina.

Mio nonno diceva sempre che bisogna scegliersi le proprie battaglie.
Non è vero, non me l’ha mai detto, ma avrebbe potuto farlo mentre mi insegnava a fare il vino o le conserve di pomodori.

Oggigiorno il mondo sembra impegnato in tante battaglie. Uno dei nemici odierni che ho scoperto recentemente, più dannoso del Da’ish*, più infestante della cellulite e più noioso di un comizio elettorale, a quanto pare è l’olio di palma.
* acronimo di al-Dawla al-Islāmiyya fī al-ʿIrāq wa l-Shām, Stato Islamico di Iraq e Grande Siria.

A prescindere da come la si pensi in merito, credo che al giorno d’oggi se si vuol esser certi di cosa si stia consumando bisognerebbe ritirarsi in un rettangolo di terra con un paio di animali e un orticello.

Ci ripensavo quando sono entrato l’altro giorno in un negozio bio e ne sono uscito bestemmiando contro bio per i prezzi da gioielleria che ci sono all’interno. La qualità si paga così come si paga la quantità di lavoro che c’è in quel prodotto, certamente. Ma se volessimo essere tutti bio ci vorrebbero stipendi da ingegneri (ingegneri non italiani perché ho visto ingegneri qui lavorare gratis o a 1000 euro al mese). Quindi tocca accontentarsi delle confetture industriali che costano meno e che sull’etichetta scrivono “con vera frutta!” come se fosse un valore aggiunto**
** Il che apre considerazioni inquietanti: sulle altre c’è della finta frutta? Mi ricorda quando comprai uno yogurt Muller. “Alla ciliegia” era scritto sulla confezione. Poi leggo l’etichetta e c’era scritto “con 33% di frutta (di cui 39% ciliegie)”. E quindi il 39% di ciliegia su un 33% di frutta (ripeto, non il 39% sul 100% di prodotto, ma il 39% del 33!) ne farebbe uno yogurt “alla ciliegia”? Più che fate l’amore con il sapore, è fate sesso con gli sconosciuti.

D’altro canto ammesso e non concesso che i costi fossero accessibili, mi chiedo se di prodotti naturali e non industriali ce ne sarebbe abbastanza per tutti. Mi piacerebbe, ad esempio, che il resto d’Italia sapesse quanto è buona una Margherita col pomodoro datterino giallo***, ma credo che se tutta Italia volesse pizze col datterino giallo neanche se ci limitassimo a un pomodoro a testa ciascuno la produzione basterebbe a soddisfare la richiesta.
*** chiamato anche Lemon Plum, è una varietà di pomodoro dal colore giallo ambrato-arancio coltivata secoli fa e che si riteneva scomparsa.

A proposito di pomodori, a Casa Romana sono arrivate due cinesi. Una è una vecchia amica di Coinquilino, insegnante di canto, che accompagna la sua discepola, futuro astro nascente della lirica del celeste impero che è a Roma per perfezionarsi. A quanto pare Astro Nascente resterà a lungo qui, anche se non so quanto.

Ebbene, Maestra e Astro Nascente hanno portato con sé in valigia due barattoli di salsa di pomodori cinesi. Forse pensavano di non trovarne in Italia?

E voi, mangereste pomodori cinesi?****
Io no per diversi motivi, ma forse sono vittima di luoghi comuni.
****Magari ne ho/avete già mangiati a mia/vostra insaputa in un ristorante italiano o in una pizzeria.

È un luogo comune quello che mi faceva ritenere le cinesi tutte graciline e piccoline. Poi ho visto Astro Nascente e mi son reso conto che al confronto sembro io il cinese. I cinesi stanno crescendo.

Io non sono così piccolo, anzi, fossi cresciuto una-due generazioni fa sarei probabilmente stato considerato alto.

Il problema delle generazioni odierne è che sono grosse, troppo. Mi hanno detto che per colpa loro hanno anche ridefinito le taglie delle scarpe. Non so se sia vero, ma fino a una decina d’anni fa io compravo sneakers numero 44/45. Poi un giorno provandolo in negozio il 45 ha cominciato a farmi l’effetto delle scarpe di Pippo. Oggi porto 43.

Dev’essere colpa di tutti gli ormoni che hanno assunto col cibo. Io ricordo alle scuole medie le mie compagne erano piatte, a parte due-tre sviluppate e una che invece era veramente molto avanti. Quest’ultima aveva anche una cotta per me, pare, ma a 12 anni purtroppo pensavo al fantacalcio e non alle fantatette.

È impossibile controllare ciò che assumiamo, ergo, e ciò apre delle questioni: un mio futuro figlio nascerà già dotato di baffi e fluente barba? Se sì, esistono camicie a quadri per neonati? È un problema notevole, qualcuno dovrebbe interessarsene.

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47 Pensieri su &Idquo;Questa storia dell’olio ha rotto le palme

  1. “Bio” è molto spesso una truffa per vendere prodotti coltivati peggio a prezzo piú alto cercando di prendere delle sovvenzioni. Non sempre eh. Molto spesso. Facevi male a non pensare alle tette. Forse esistono camicie a quadri per neonati!

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      • Non sono Bio ma forse lo diventerò. Il problema è che i Bio che conosco sono pericolosi perché i veleni Bio sono veleni e bisogna saperli usare. Un agriturismo Bio che fa bere acque non controllate prese da pozzi non controllati dove vengono irrorati zolfo e rame senza controllo (e non solo quelli) è piú pericoloso di un’azienda normale che rispetta le norme previste…

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        • Infatti a volte si considera erroneamente che il veleno “industriale”, chiamiamolo così, sia più tossico di quello naturale. A volte si fa distinzione chiamando i primi “prodotti chimici”: è una balla, perché è tutta chimica! E il verderame può far benissimo male come qualunque altro prodotto

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          • È tutto chimica, esattamente. Il verderame sopra determinate dosi fa male alle piante ed alle persone. Inoltre, giustamente, nessuno berrebbe acqua e verderame. Ci sono alcuni fitofarmaci che sono “consentiti” nell’agricoltura biologica, ma questo è un terreno strano, in cui non è chiaro chi sia a certificare la biologicità dell’agricoltura.
            Dico questo ma al tempo stesso proibirei la somministrazione dei prodotti fitosanitari cosí come è la situazione, perché il conseguimento del patentino per poterli acquistare e somministrare è ridicolo e, nella mia breve esperienza, non ho visto uno che uno che segua le indicazioni delle etichette o che consulti un agronomo per chiedere come trattare le proprie piante.

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            • Mi fai venire in mente il gran numero di aziende agrituristiche che sono sorte nell’ultimo decennio, alcune sorte grazie all’impegno di persone danarose che un bel giorno hanno deciso mollo tutto e mi compro un casale e lo ristrutturo, metto un muretto di pietra a vista e un cartello scritto con l’acquerello.

              Ecco, alcune di queste rientrano nella descrizione che tu fai. La terra non si improvvisa.

              Mi ricordo ancora di quando incrociai il proprietario di un agriturismo in un supermercato intento a riempire il carrello di bistecche. ma, ch’io ricordi, l’agriturismo deve svolgere attività di ristorazione con prodotti propri! Non interamente ma almeno in gran parte

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              • È un mondo strano con piú bugie di tanti altri. Non so se ricordi di quando parlavo del “biocamino” che andava a “bioetanolo”. Quello che io chiamo la “biotruffa” perché non sono sul blog mio è adopro un linguaggio da lignaggio della tua padrona di casa!

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                  • Anzi, la speme natami nel cor era giustappunto la possibilità, sempre troppo remota, di avere nuove della magnifica proprietaria immobiliare. Colei che, ignorando il candore della capigliatura che va manifestandosi sempre piú, agile come i muscoli tesi di un ghepardo nella savana, raggiunge l’uscita della sua, umile ma sempre dignitosa magione, ove sei allocato in questo periodo.

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  2. Sul bio vi sarebbero un mucchio di cose da dire. Ad esempio, che tutta questa gente bio fa male al bio, che un appezzamento bio a 100 m dall’area industriale fa sorgere dubbi, che le arance vengono dall’America Latina non perché il sole è più bello ma forse perché le norme sono più elastiche, (in teoria dovrebbero venire minimo dalla Sicilia). Io sono scettica nei confronti del bio, nel senso che per me è anacronistico.

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  3. Il discorso è molto molto complesso. Da agronomo vorrei dire che il bio è bio, il resto è truffa e su questo non ci devono essere dubbi. E sempre da agronomo faccio presente che bio non significa senza niente, perchè senza niente i prodotti verrebbero brutti, ma così brutti che quasi nessuno sarebbe disposto a mangiarne.
    E’ vero: la terra non basta, ma basterebbe cambiando un po’ il modello di sviluppo. Basterebbe mangiando meno carne. Basterebbe evitando di sprecare il 60% del cibo prodotto. Sapere quello che si mangia e beve è difficile ,ma non così impossibile. E nel dubbio la regola da seguire è semplice: ha più di 5-6 ingredienti? Forse è meglio farselo da sè!

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    • Tu hai ragione, la riduzione del consumo di carne, oltre a fa bene alla propria salute, ne farebbe anche al pianeta. Il bestiame inquina quanto le fabbriche, i pascoli sottraggono spazio e le coltivazioni del loro mangime (perché vogliam dare loro roba naturale, com’è giusto) ne sottrae altro ancora a foreste e vegetazione spontanea.

      Ma è anche vero che non si può chiedere alla gente di rinunciare a una fetta di chianina o di marchigiana una volta ogni tanto: ma finché siam tra di noi a chiederlo, ma quando i cinesi (prendo loro come esempio, potrebbe valere per qualsiasi altra nazione emergente) vorranno mangiare carne come noi come si farà? Gli si dice “no, fa male e inquina?”.

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  4. I prodotti bio sono quelli che ti fa nell’orto di casa tua/di tua nonna/dei tuoi cugini di campagna. Per il resto io non ci credo che la costosissima roba bio sia così bio. Basta leggere le etichette e scopri che anche roba non bio può essere bio.
    Riguardo l’olio di palma a me pare una cosa ai limiti del ridicolo tutta questa lotta che si ci sta facendo contro. Contribuisce alla deforestazione? Allora iniziate a usare meno carta ed a non stampare i biglietti del treno che comprate su internet. Fa male alla salute? Ma perché, pensate che fumare/consumare patatine/bere alcol/bere succhi di frutta che non sa che ci mettono/prendere yogurtm come quello muller, in cui c’è lo zucchero d’uva, sia meno dannoso? Ma per favore. Io continuo a mangiare la nutella, che è il principale oggetto di questa guerra, poi non stampo praticamente nulla, scrivo anche sulle buste delle bollette per non consumare carta e se voglio un succo di frutta mi faccio un frullato.
    Scusa per il commento lungo ma appunto sta cosa del bio e dell’olio di palma mi ha veramente rotto le..palme. =P

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    • Ah, e per concludere, mi è capitato di fare per gioco ecografie a trent’enni ed anche venticinquenni che sono super allenati, super fitness, super alimentazione corretta..e scoprire che hanno il fegato steatosico. A venticinque anni. Il fegato grasso. Il mio fegato, nonostante oggettivamente non mangio benissimo e non faccio MAI attività fisica, non è steatosico. Questo fa riflettere, e TANTO, su quello che mangiano a volte le persone che credono di mangiare bio. Anche se fosse un’alimentazione del tutto corretta…ma a che serve che mangi bio se poi il fine settimana ti sfondi di alcol?
      Vabbè, basta sennò mi incazzo ulteriormente XD

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      • ehi, però…scherza con i fanti ma lascia stare l’alcool!….

        ahhahah scherzo. Sai, credo che anche alcuni miei amici avrebbero bisogno di un’ecografia. Anzi, la prossima volta che li vedo dirò loro: secondo me hai il fegato steatosico.

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    • Come esordivo nel post, ognuno si sceglie le proprie battaglie: solo che a volte ho l’impressione che di alcune se ne faccia una bandiera ideologica, perdendo di vista altre cose.
      Poi me li vedo tutti ecologisti o salutisti i teorici dell’olio di palma, sì sì, me li immagino proprio.

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  5. Mai provati i pomodori Pechino???? E’ una squisita varietà cinese!
    A parte gli scherzi,se vuoi qualcosa di bio devi farti un orticello lontano dalla città, con due capre, una mucca, un paio di galline e qualche cosa che ti possa servire per la sopravvivenza. Difficile, ma credo che anche sull’aranciata 100% arance di sicilia ci sta scritto che in realtà solo il 2% del prodotto è arancia di sicilia.

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    • Il pomodoro di pechino XD…

      Al supermercato ormai perdo più tempo a leggere le etichette che a prendere ciò che devo prendere. Alla fine mi trovo a fare i conteggi: vediamo, questo contiene il 70% di frutta solo che pesa di più, quindi quest’altro che contiene il 68% ma pesa di meno sarà più concentrato…non scherzo, ormai faccio così.

      Ma l’ultima parola ce l’ha sempre il prezzo. È chiaro che su delle cose non transigo, tipo l’olio d’oliva non prendo mica quello da 3 euro fatto col misto di olive (sperando che siano veramente tutte olive)!

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      • Per fare un olio d’oliva casareccio 3 euro li spendi solo al frantoio. Se vuoi ripagarti tutta la spesa affrontata per la coltivazione dell’ulivo fino alla raccolta e alla produzione servirebbero circa 10 euro per un litro di olio. Ma che olio però…
        In realtà ciò che compriamo sono olive del territorio comunitario. Quindi provengono da ulivi di tutta europa, che convergono nell’azienda di produzione e fanno l’olio a tre euro al litro.
        Ti dirò che tempo addietro andava di moda l’olio di colza, ottimo per miscelare la benzina… Lo ritirarono dal mercato. Pare che lo sceicco della Q8 si fosse incazzato per i decrementi sul guadagno nella vendita del petrolio.

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Si accettano miagolii

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