Ma che gli faccio io alle donne non so

I più attenti lettori ricorderanno il mio incontro con la contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare; da allora l’ho rivista altre tre volte e sono rimasto alquanto perplesso da un suo comportamento.

Venne a casa qualche giorno dopo il nostro incontro, per discutere di alcuni dettagli riguardo la nostra pratica di affitto. Conversammo amabilmente (questa volta, giocando lei in trasferta, fu molto cauta con i suoi discorsi ampollosi e retorici) in cucina e, poi, all’atto di congedarsi se ne andò via correndo.

Non sto scherzando o enfatizzandola cosa: lei mi salutò e poi raggiunse la porta correndo lungo il corridoio, scappando.

Io rimasi alquanto sconcertato, temendo che un qualche mio atteggiamento l’avesse spaventata. Sono molto sensibile al non dare una cattiva impressione, pensate che quando in una strada poco frequentata mi ritrovo a camminare dietro una donna, prima segnalo la mia presenza con un discreto colpo di tosse, poi cambio lato e infine la supero. Come a dire: guardami: non ti sto seguendo!

L’altroieri è venuta di nuovo a casa con un architetto che doveva effettuare un sopralluogo. Salutato il tecnico, è rimasta qualche minuto a parlare con me degli affari che abbiamo in comune. Poi, mi ha salutato con una stretta di mano e si è esibita nuovamente nel suo sprint di fuga da corridoio.

Ieri mattina è ritornata per prendere dei documenti. Ho atteso il momento che mi salutasse per la prova definitiva: dopo aver esclamato “non c’è bisogno che mi accompagni alla porta, tanto qui son di casa, eh eh eh (risata finta)“, se ne è andata di corsa. E con di corsa non intendo di fretta, ormai si sarà capito: intendo correndo. Lo scalpiccìo frenetico dei sandali sul pavimento ha accompagnato la sua uscita di scena.

A questo punto comincio a credere di non essere io il problema, ma che sia lei disturbata mentalmente e mi sono quindi messo il cuore in pace. E sto coltivando la segreta speranza che mi inviti di nuovo a casa sua, perché vorrei tanto potermi congedare esibendomi in una corsetta e, perché no, anche battendo i talloni con un saltello. Perché non mi si dica che io rinuncio a una sfida!

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