Tutto fa brodo o, come disse Sauron, “Tutto fa Frodo”

Quando ero bambino tornavo da scuola e pranzavo dai nonni materni. I nonni mi son sempre sembrati anziani, anche se oggi riflettevo sul fatto che all’epoca avevano giusto qualche anno in più rispetto ai miei genitori oggi, che invece mi sembrano giovani.

La caratteristica di un piatto di nonna, oltre la proverbiale abbondanza che caratterizza  un piatto di una nonna italiana, è il brodo.

La pasta e fagioli era brodosa.
La pasta e lenticchie era brodosa.
La pasta e patate era brodosa.
Il riso era brodoso.
Il sugo col pomodoro era brodoso.
La pastina in brodo era ovviamente brodosa ma son sicuro lo fosse più del normale.

Era tutto così brodoso che io infilavo il pane secco sotto la pasta e questo non bastava ad asciugarla. Era come tentare di asciugare le pozzanghere con una spugnetta. Il fatto di aver ingurgitato tutto quel pane e di non esser diventato un bimbo obeso (anzi ero sottopeso) vuol dire che o il pane non fa ingrassare o avevo la tenia.

Una volta sbottai e dissi “Non la voglio la pasta nell’acquitrino!”. Credo sia stata l’unica volta in vita mia che ho usato la parola “acquitrino”, memore di averla imparata quando, agli inizi di scuola, la maestra fece l’esempio di varie parole col suono cq: acqua, acquerello, acquisto, acquitrino.

Crescendo ho sviluppato un’intolleranza ai brodi, tanto da evitare di assumerne sino a quando non ho cominciato a mangiare giapponese e a sbavarmi con il ramen.

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Kyoto, dicembre 2013: guarda, Madre! Seppure scuro in volto, mangio cose in brodo!

Ciò nonostante, i sughi li preferisco ristretti e la pasta coi legumi deve formare un agglomerato così colloso da intrappolare il cucchiaio più del bostik.

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43 Pensieri su &Idquo;Tutto fa brodo o, come disse Sauron, “Tutto fa Frodo”

  1. Oh fortuna che a me non succedeva, mamma e nonna hanno sempre cucinato molto “ristretto” che poi da quello che ho capito fa male, ma chi se ne frega, è buono.
    Però magari bere così tanto ti faceva bene che ne sai, potevi sputare acqua come squirtle!

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  2. Io rifilo riso brodoso al pargolo quando sta male, ma lui è contento, sa che è un modo di prendersi cura e adesso ha imparato, quando ha mal di pancia me lo dice già, forse oggi dovrò mangiare riso in bianco (ha 12 anni, spero non sarà troppo traumatizzato in futuro) 🙂

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  3. Avevo solo un problema di abbondanza. Niente brodosità da me, ma quantità che avrebbero sfamato l’esercito di Annibale (elefanti compresi).
    Non sono ingrassato, da qui deduco che “il cibo della nonna non fa ingrassare”.

    In compenso ho incominciato a subire gli effetti devastanti della dipendenza da concentrato di pomodoro.

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    • Sai che non ho mai usato il concentrato (del resto sono un distrattone, ah ah…okkei questo pareggia il commento di ieri 😀 )

      Comunque io ero vittima di un doppio attacco d’abbondanza. Prima passava nonna a riempire il piatto, poi il suddetto cadeva sotto l’occhio severo del nonno che lo fissava dubbioso ed esclamava “ma è poco! Cosa gli dai a questo ragazzo!” e giù di altra razione. Una combo micidiale, eppur non son diventato ciccione

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  4. Anch’io da bambina mi abbeveravo … ehmm … mangiavo spesso a casa dei nonni.
    Credo che l’odore del brodo nella cucina di mia nonna si fosse addirittura incastrato nel legno.
    Quel liquido brodoso mai cremoso era alla base di ogni minestra e se provavo a tavola a bere un bicchiere d’acqua mi diceva di non farlo che l’acqua mi avrebbe fatto venire di sicuro le ranocchie dentro la pancia.
    Quando tiravo su dal piatto solamente un cucchiaio di pasta o riso mi sembrava di fare pesca di beneficienza alla ricerca di un po’ di conchiglie spiaggiate da trarre miracolosamente in salvo.
    Il ricordo di mia nonna non si è diluito nel tempo, non sento le ranocchie nella pancia ma un rospo oggi è come se fosse rimasto incastrato in gola e per farlo andar via non mi basta tossire.
    Un abbraccio

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  5. Sia maledetta la pasta galleggiante. Madre mi hai rovinata. Adesso l’unica cosa che accetto nel brodo sono i tortellini, se vedo solo un filo di pasta una stellina o chi per essa, mando indietro, se mi sento magnanima passo al colino.

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