Essere concentrato sul non distrarmi mi distrae da altre cose

Sono una persona che pensa molto.  Sovente rifletto sul senso della vita. E a volte pure sul senso della vite quando ho il cacciavite in mano.

Questa è almeno la giustificazione che adduco sul mio essere perennemente distratto e con la testa altrove. A forza di ripeterla quasi quasi me ne convinco.

Ultimamente però sto notando un intensificarsi di inconvenienti causati dalla distrazione. Ieri sera, ad esempio, stavo per rimetterci due dita. Ero fuori una pizzeria, mi avvicino alla porta e con la mano sinistra cerco giusto al centro una qualche maniglia. All’improvviso la metà destra della porta comincia a scorrere schiacciandomi anulare e medio nell’intercapedine. E dire che c’era un bell’adesivo sul vetro con scritto “porta automatica” e, sotto e più grande, un altro bell’adesivo con scritto “porta scorrevole”.

Spesso vittime delle mie distrazioni sono gli occhiali. Io li porto. Li porto dove? Da nessuna parte, visto che li tengo solo in casa. Il problema è che quando a volte mi stendo sul letto li poggio sulla sedia che è giusto di fianco. Quando mi rialzo, dimenticando dove io li abbia poggiati, mi ci siedo sopra. Il precedente paio, dopo anni di schiacciamenti, finì in pezzi così.

Li ho portati dall’ottico per raddrizzarli. O almeno credevo di averlo fatto, visto che sono entrato nel negozio sicuro di me esclamando
– Buonasera. Vorrei far raddrizzare questi…questi…
e nel frattempo estraggo la custodia vuota, dove una sagoma tratteggiata a forma di occhiali, in stile cartone animato, lampeggiava segnalando la mancanza.

In settimana ho poi fatto un’altra vittima: ho rotto un piatto.
Ho sparecchiato, prendendo un piattino, poggiandolo su un piatto più largo e poi mettendo sopra a entrambi un piatto fondo. Ho portato la composizione piattesca sul mobile del lavello e son tornato davanti al portatile per terminare i 5 minuti finali dell’episodio di House of Cards che stavo guardando. Dopo, ho preso il piatto fondo per svuotarlo nella pattumiera. O credevo di aver preso solo lui. Il piattino è rimasto attaccato sotto e non me ne sono accorto: dopo poco giusto a centro stanza Madama Gravità ha vinto su Monsieur Appicicaticcio facendo schiantare il piattino sul pavimento.

Qualche giorno addietro le porte automatiche della metropolitana erano indecise se schiacciare me o portarsi via lo zaino sino al capolinea a Battistini. Giustamente la guardia mi ha fatto notare di prestare attenzione al segnale acustico. Quale segnale acustico? Io credevo di stare ascoltando una sinfonia hawaiana

A proposito: ma questo è il mio blog oppure mi sono distratto e sto scrivendo su quello di un altro?

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22 Pensieri su &Idquo;Essere concentrato sul non distrarmi mi distrae da altre cose

  1. Battistini è una meta ambita da molti zaini.
    Le porte automatiche forse sono fatte per fare molto male ma non staccare le dita.
    Ma hai presente quelle viti che si avvitano al contrario? Perché le fanno cosí?

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  2. Sono distratta anche io, ma mi limito a scivolare sulle scale nei centri commerciali o a prendere a testate i lampioni. Pochi conoscono i rischi dell’essere distratti. Poche volte ho rischiato di rimetterci dita, ma una volta in bicicletta- non so portarla- stavo per essere investita perché non guardavo proprio la strada e con il treno sbaglio fermata perché non ci sono stata attenta e mi ritrovo in un paesino sconosciuto dall’aspetto spaventoso. Possibile che il mio essere distratta sia dovuto al fatto che l’ukulele che suona non ce l’ho nella testa ma lo suono direttamente? Posso dire che mi dispiace tantissimo per gli occhiali? Poverini.

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    • Il lampione l’ho preso una sola volta nella mia vita, ma fu tremenda. Avevo 5 anni, passeggiavo coi miei (ovviamente, a 5 anni mica passeggi da solo per strada!). Mi lasciavano andare senza mano. Io ebbi la brillante idea di calarmi il berretto sugli occhi, perché ero convinto di poter camminare anche senza vedere. Prima che i miei potessero fermarmi, io mulinai le gambette fino a prendere in pieno un palo della luce. Poi caddi tramortito, ricordo di essermi svegliato in un bar che mi premevano il ghiaccio sulla fronte.

      comunque vieni a suonare l’ukulele per me, può darsi che così, liberando la mente, io riesca a pensare ad altro

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      • Io tendo sempre a guardare le nuvole, letteralmente, cammino con il naso all’insù, quindi mi scontro anche con le persone. Certo che ti sto dando un’idea molto intelligente e bellina di me eh? Comunque eri un bimbo molto avventuroso, mai andato in bici senza mani?
        Certo che ti suono l’ukulele, so farci anche i Nirvana e i Beatles. (L’ukulele spacca).

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        • Certo che ci sono andato. Senza mani, poi anche con le mani dietro la testa. E contromano. Finché una panda rossa guidata da una ragazza bionda con di fianco una sua amica mora non mi ha steso e ho ancora una piccola cicatrice sull’interno coscia.

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              • Mah, credo dipenda dalla donna. Personalmente io protendo per quelli che hanno l’età dei miei professori, ma da quello che ho capito è tipico della studentessa universitaria. Però sì, anche i più piccoli sono carini. Cascano male i coetanei di questi tempi. Vita dura. Per entrambi i sessi.
                Puoi sempre riprovare ad andare in bici, se sei abbastanza audace.

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                • Io infatti non sono mai riuscito a trovare una coetanea. Sempre più piccole o più grandi, anche se max 3 anni in più.

                  Prima di riprendere la bici farò qualche prova da stuntman per simulare incidenti e cadute.

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                  • Poi impara anche le frasi ad effetto come: “tranquilla baby, non mi sono fatto nulla” però poi devi zoppicare. Così fai la parte del duro che non vuole aiuto ma che ne ha bisogno. Le stenderai tutte. O punti sulla pucciosità. Quella funziona anche senza tentati suicidi in bici.

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