Il calcio fa bene alle ossa. Se non le rompe

Che sia in un parcheggio con i pali delle porte rappresentati da zaini e giubbotti, su un campo di calcetto per la settimanale partita con i colleghi o in un campo regolamentare per il campionato di Infima Categoria over 30 Scapoli-Ammogliati, ogni uomo (e anche qualche donna) avrà tirato due calci a un pallone nella propria vita. In certi casi saranno stati giusto due calci e poi basta, per poi appendere le scarpe al chiodo in via definitiva. In ogni caso, sicuramente si sarà fatto conoscenza con i soggetti dall’atteggiamento delinquenziale e la fedina penale poco pulita descritti qui sotto.

L’allegro chirurgo – Se non porta a casa una tibia dell’avversario, un alluce fratturato o un naso rotto, non è lui. Doctor House dell’agonismo, entra in campo e con un’occhiata riesce a individuare la vittima il paziente prescelto e, prima dello scadere dell’incontro, l’avrà lasciato rantolante sul campo con qualche pezzo in meno. Potrebbe sembrare un calciatore dalle scarse doti tecniche, così brocco da non riuscire a centrare la palla. Sbagliato: lui si disinteressa volontariamente del pallone e va convinto sulle articolazioni altrui con precisione chirurgica. Frase tipica: “È lui che ha messo la gamba”

Il campo dopo un incontro

Lo zappatore – È un uccello? È un aereo? È Superman? No! È una zolla di terra volante! Abile dissodatore di campi da giuoco, lo zappatore a ogni calcio dato al pallone scava solchi nel terreno utili per piantarci bulbi e tuberi, difatti è il calciatore più amato dai contadini. E più odiato dai proprietari di campi da calcio. Il suo colpo segreto è l’offuscamento della vista: mancando totalmente la sfera (il che potrebbe sembrare un errore da parte sua, in realtà è un gesto totalmente voluto), getta col piede una manciata di terra negli occhi dell’avversario, che, una volta accecato, potrà essere abilmente superato. Gli zappatori più scarsi esperti riescono a rovinare anche i campetti sintetici. Frase tipica: “Il campo non è buono”

Saranno fallosi – Da non confondere con l’allegro chirurgo, i saranno fallosi sono quelli che sai per certo che durante la partita causeranno l’interruzione del gioco centordicimila volte: gomitate, trattenute, calcetti sullo stinco, alitosi mefitica sono le armi loro preferite per disturbare le azioni avversarie. Frase tipica: “Ho preso la palla”.

Il convinto – Prendete una dose di urlo di Tardelli, una corsa di Mazzone sotto la curva, un Al Pacino in Ogni maledetta domenica e una vita di frustrazioni, fate cuocere a fuoco spento e otterrete un essere irritante dalla smisurato spirito competitivo. Gioca ogni incontro come se fosse la finale della Coppa del Mondo, prima della partita ci tiene a fare un discorso di incoraggiamento ai compagni (intenti a grattarsi gli zebedei o a scaccolarsi), a ogni gol esulta come se fosse appunto il Tardelli nell”82 e quando gli altri decidono che “basta così per oggi” ci rimane male come se la moglie avesse detto di non voler andare a letto con lui. Cosa che, tra l’altro, avviene regolarmente tutte le sere quando torna a casa. Frase tipica: “Forza ragazzi oggi vinciamo”

Il numero 1,0 periodico – Prende la palla direttamente dalla propria area, salta tutti gli avversari, poi torna indietro, li salta di nuovo, fa una giravolta, la fa un’altra volta, si ferma, fa un doppio passo di samba e poi sbaglia tutto, dando la colpa alla scarpa, al pallone, a un filo d’erba e a tutto ciò che può avergli impedito di realizzare il gol della vita. Nel frattempo, i compagni di squadra con ampi gesti e qualche bestemmia lo invitavano a dare il pallone a qualcuno di loro. Frase tipica “Ma come ve la passo se non vi fate vedere?!”

Quello che si porta la ragazza – C’è sempre uno che si porta dietro l’ultima fiamma, costringendola a seguirlo nelle proprie esibizioni sportive. In genere son due i motivi per cui portarsi dietro la ragazza: mostrare a lei le sue doti atletico-ginniche e mostrare agli altri che c’ha la donna. Sia nel primo che nel secondo caso, ai diretti interessati non frega proprio nulla. La ragazza, inoltre, passerà tutta la durata dell’incontro china sullo smartphone o a parlare con un’altra sventurata ragazza di un altro calciatore. Frase tipica: “Hai visto quel gol che ho fatto?” (ovviamente lei non avrà visto un bel niente)

Non mi toccate che son di vetro – Con un alito di vento va giù lungo per terra, un contrasto lo farà rotolare sul campo agonizzante, una manata gli causerà la perdita di un bulbo oculare. O almeno questo è ciò che sembra a giudicare dalle sue spropositate reazioni per ogni minimo contatto. Dotato del potere della lettura del pensiero, si butta per terra appena intuisce che l’avversario ha solo pensato di allungare il piede nella sua direzione. Frase tipica “Ma questo è fallo!”

Il padre – Vittima di un mai superato trauma calcistico per non essere riuscito a diventare una stella del calcio a causa di quell’infortunio a 40 anni che gli ha stroncato una promettente carriera, il padre che segue gli incontri dei figli è l’essere dalla simpatia di un Borghezio che si fa endovena dosi di Vittorio Sgarbi. È convinto che il proprio pargolo sia vittima di un complotto da parte di avversari, compagni di squadra, allenatore e terna arbitrale, che gli impediscono di far bella figura; ogni azione dovrebbe sempre passare tra i piedi del prediletto, ogni tiro in porta non effettuato dal divin bambino ma da un altro giocatore è un tiro sprecato e, nel caso la giovane promessa si divori un gol colossale, è solo per una combinazione sfortunata. Suoi nemici giurati sono altri padri, altre vittime di traumi calcistici iperconvinte delle sopraffine abilità pedatorie dei figli. Frase tipica: “L’allenatore non capisce niente”

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13 Pensieri su &Idquo;Il calcio fa bene alle ossa. Se non le rompe

  1. Ok, questo post mi ha conquistato… x leggerlo tutto non ho nemmeno visto l’entrata di Milan -Atalanta 😊 tu pensa…
    Comunque tutto quello che hai scritto è una parte del calcio che invidio a voi uomini, io tutto questo lo vivo solo da fuori,da spettatrice. È l’unica cosa che invidio agli uomini, oltre al fatto di decidere di andare al mare un giorno x quell’altro😀😀 ma questa è un’altra storia

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  2. Aahahahaha! Bello questo post. Ho incontrato tutte le categorie che hai descritto. Penso di portare ancora sugli stinchi una cicatrice provocata dallo scontro con IL macellaio (da te l’allegro chirurgo).
    L’uomo di vetro è una caratteristica del calcio professionista… ma qualcuno in quello dilettante c’è. Solo che viene preso a scarpate quando è a terra. Non c’è pietà per i tuffatori.

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  3. Allora, premetto che avrò giocato in un campo da calcetto una manciata di volte, ho sempre giocato in mezzo alla strada e nei prati vicino casa e luoghi simili, o a scuola ma era sempre sull’asfalto quindi è come se fosse in mezzo alla strada. Ho sempre prediletto ruoli difensivi, quello che faceva era attaccarmi allo sbruffone piú sbruffone o al piú pericoloso e calciare. L’obiettivo sono sempre state gambe o busto, ogni tanto colpivo il pallone, che in ogni caso appena avevo sciabattavo il piú lontano possibile dalla porta che difendevo. Ma mi sono sempre definito un mastino piú che un macellaio o un allegro chirurgo.
    Elementi necessari per questo ruolo: fiato e determinazione, piú determinazione che fiato, assenza di scrupoli e capacità di far credere che l’obiettivo sia la palla e che è quello che mette la gamba!

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    • ahahah sai che un po’ mi ci rivedo in questa descrizione :D…non avendo io doti da rifinitore o da attaccante, cercavo di contribuire come potevo, quindi mi francobollavo agli avversari cercando di rompere il gioco altrui. Spesso mi capitava di mancare il pallone e prendere la gamba, ma mi giustificavo sempre con un “ops!” o un “scusa scusa sono scivolato!” 😀

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      • Ad un certo punto capiscono che quello che devi fare è sacrificarti per la squadra, il problema è che poi sono gli amici che vedi tutti i giorni, con cui esci etc etc… quindi bisogna essere bravi a dividere i due ambiti molto bene.

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  4. Quando giocavo con mio fratello e gli amici sfruttavo i miei 3 anni in più (io 14, loro 11), per partire palla al piede senza che loro osassero contrastarmi. Mai fatto male a nessuno, bastava guardarli brutto.
    Comunque pensa al mio compagno che anziché la ragazza si è portato la bambina, mia figlia, affidata a sua cognata. La bambina ancora mi racconta dell’incontro a quasi un anno di distanza.

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Si accettano miagolii

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