I milanesi ammazzano il sabato, i giapponesi si suicidano la domenica

Lo ignoravo ma Collega Capelli Ribes ha avuto un prolungamento, spero abbia acceso un cero a San Precario, perché continuerà a essere devota alla sua chiesa, quindi. Ma qui funziona tutto così, l’importante è concorrere sempre per il Premio Stachanov e poi qualcosa di buono arriva, un paio di cornicioni di pizza dal retro del ristorante per noi cani da slitta.

Se i russi non piacciono, potete sempre immedesimarvi in un giapponese: sapete come funziona lì? Due ore per raggiungere il posto di lavoro, un’intera giornata in ufficio e sempre spegnere il pc 5 minuti dopo e mai prima e poi di nuovo due ore nei mezzi per tornare a casa, ma almeno potete dormire nei vagoni, diventate dei professionisti del pisolino urbano.

Io di giapponese volevo farmi dei kanji sul braccio, attendevo il momento giusto ma non so bene quale sarebbe stato, forse quando avrei imparato a disegnarli per bene. Poi mi guardo e penso starebbero meglio sul bracciolo della sedia, tanto lavoro, casa, casa, lavoro, vedo più sedie che altri posti e forse dovrei uscire di più, a cominciare dall’uscire più da me stesso.

Avevo un piano per l’anno prossimo, non da suonare ma comunque ora mi sento trombato: il piano non c’è più, non per responsabilità mia ma perché puff è andato. Allora ho pensato a un piano B, bisogna sempre averne uno o quanto meno un piano ammezzato, una mansardina. Ma dovendo un attimo (e non un attico) fare due conti non so più bene come vada. Ho scelto il momento buono per rompere l’auto.

E quindi al massimo poi potrei rimanere con dell’inchiostro sul braccio, lo volevo per ispirarmi a una filosofia di vita ma io non so illuminarmi, Siddharta rimase 7 settimane sotto un albero di fico, sinceramente io dopo 7 minuti che sto con le ginocchia piegate sento male dappertutto perché il loto non fa per me, quindi mi sa che non se ne fa nulla.

Ma non sono russo né giapponese per quanto a volte imiti le abitudini di quest’ultimi: sono sempre più figlio di uno schermo, vorrei disintossicarmi e interagire con chi è al massimo a due metri da me, dal terzo in poi cessa di esistere perché voglio un raggio d’azione limitato, chi ne è al di fuori non esiste più. Un po’ come quando da bambino, guardando il telegiornale, mi chiedevo se esistessero davvero certi posti. Ricordo Sarajevo. Ma Sarajevo esisteva o era tutto finto? Se chiudevo gli occhi Sarajevo c’era ancora o il mondo scompariva?

Se spengo il telefono le persone scompaiono?

A volte a me sembra di sì.

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21 Pensieri su &Idquo;I milanesi ammazzano il sabato, i giapponesi si suicidano la domenica

  1. Penso di sapere quali kanji fossero. Ma anche io non ho mai imparato a disegnare bene e allora tutto sfuma. E i piani B ancora non bastano, ne faccio di C che mi sembrano improbabili.

    Questo post potrei averlo pensato, ma non scritto, io, Gin. E mi sento come te.

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  2. Il film!!! ❤
    Comunque sai, anche io penso spesso certe cose. Uscire di più (possibile? Certo.), uscire da me, interagire solo con chi è nella posizione giusta per poterlo annusare e decidere cosa fare, solo con chi può vedere e notare che nel mio occhio sinistro ho mezzo iride marrone, marrone sul verde, solo con chi è in grado di vedere che ho delle ferite sulle mani e che di solito i miei pugni sono stretti. Capita anche a me. Se chiudo gli occhi io di solito cerco sempre di.concentrarmi sui colori che vedo per calamarmi. Se chiudo gli occhi sparisce il mondo.

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  3. San precario non è solo il santo dei lavoratori a tempo determinato, ma anche quello dei matrimoni a scadenza, delle amicizie con vuoto a perdere, delle relazioni passeggere, dei sentimenti fluttuanti, dei legami provvisori… Ogni aspetto della vita è prepotentemente permeato dal senso di transitorietà…
    E’ la morte dell’uomo vivo e la vita dell’uomo morto (Pirandello docet).

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    • Ne scrissi un post, un anno fa, parlando di una filosofia giapponese basata sull’accettazione dell’imperfezione e della transitorietà delle cose.

      Credo però non tutto sia da accettare. Qualcosa sarà da accettare con un’ascia, magari 😀

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  4. Overdose da rete? Un pochino anche io e non posso prendermela con nessuno, chi scrive in rete (ovunque scriva sui sociale e/o blog) cerca sempre “un posto al sole”.

    Una domanda la tua finale…. che si… ci ho pensato e si…. oggi se lo spegni diventi come un eremita di 2000 anni fa nel deserto e a volte non è un male.

    PS: il bello dei tuoi post e che son come sogni frammentati, un filo conduttore da qualche parte c’è (non so dove 😛 ) ma è fatto di frammenti e ognuno commenta quello che ha visto

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Si accettano miagolii

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