Progetti. Li getti? A che pro?

Abbracciandomi mi hai detto “Realizza i tuoi progetti”.
Mi sono sentito come nudo e indifeso. Porca miseria, c’è quindi qualcuno che mi prende sul serio. Che ansia.

Progetti. E scorrono delle figure davanti a me.

Ho sempre avuto una mente visiva, con frasi e parole che nella mia testa vanno a ricollegarsi in modo automatico a delle immagini in base ai suoni. Riflessi pavloniani per associazione. Alcune volte tali immagini si rivelano obsolete o fuori contesto: ma ormai sono lì, fissate come scolpite nel marmo.

Per dire, io da piccolo Napoli posso dire di non averla mai vista. Mia madre e mia nonna mi portavano con loro a comprare il pesce dietro Porta Nolana o da un negozio di stoffe in qualche vicolo lì intorno; attività di cui non mi importava molto e che cancellavo dalla mente. Così per me Napoli era rappresentata dalla stazione dei treni. Sentivo “Napoli” e pensavo alla stazione, perché per me Napoli era una stazione. Non avendo visto altro era quella la prima immagine che mi si era fissata.

È così che da bambino la parola “progetto” nella mia mente si è legata a un episodio di Tom & Jerry in cui il gatto si dedicava a progettare una mega trappola per incastrare il topo. C’era questo gigantesco foglio di lavoro dove era disegnato tutto il macchinario, che funzionava con un meccanismo a domino, es. un tergicristalli puliva un vetro e il movimento metteva in moto un altro aggeggio e così via, sino ad arrivare a un orologio a cucù che sarebbe andato a tagliare una corda che reggeva una cassaforte piazzata giusto sopra il roditore.

Ecco, nella mia testa progetto è uguale a “lavagna con disegnato sopra una cosa molto complicata e articolata”.

E io adesso vedo davanti a me un foglio da disegno su cui non c’è tratteggiato molto, soltanto un foro enorme con tutto intorno scritto acqua acqua acqua. No, macché acqua, è un buco nero. E più ci si cade dentro e più non se ne vede il fondo. Le mie nozioni di fisica sono alquanto limitate, ma da quel che ricordo credo che se fosse tecnicamente possibile andare a esplorare un buco nero (restando integri) in realtà non si riuscirebbe mai a raggiungerlo, la caduta verso il suo centro sarebbe infinita.

Sono trent’anni che cado, cado e cado. Un’attività inutile, come per Tom inseguire Jerry. Che poi io quel cartone l’ho sempre odiato. Come si fa a fare di un topo un eroe? Come si può mitizzare un topo? Per lo stesso motivo ho sempre odiato Topolino. Saccente e petulante, si circonda di persone idiote, incapaci o strambe per rafforzare la propria autostima. Non ne parliamo di quando poi ne ho visto i cartoni animati: ma una voce meno stupida non poteva avercela?

Ho sempre preferito i paperi, infatti, e il maestro Carl Barks è un mio mito.

La grande capacità di Paperon de’ Paperoni è quella di riuscire a combinare istinto e progettualità. Anche se in nome del guadagno si getta a capofitto in qualunque impresa, ha sempre un piano, non si dimentica di avere un “paracadute” per assicurarsi contro i rischi. Furbizia. È la prima lezione che ha imparato nella propria vita: il suo primo guadagno in assoluto, ottenuto quando cominciò a fare il lustrascarpe, fu una moneta da 10 cent americana (la famosa Numero Uno). Una moneta alquanto inutile in Scozia. Accortosi dell’imbroglio, esclamò: Che mi serva di lezione! La vita è piena di lavori duri e ci saranno sempre dei furbi pronti a imbrogliarmi! Beh, sarò più duro dei duri e più furbo dei furbi… e farò quadrare i miei conti!

Immagine
Questo è avere una progettualità intelligente.

E tu così spontanea mi vieni a dire “realizza i tuoi progetti”.

Ti voglio bene e ti osserverò mentre realizzi i tuoi. Perché ne hai l’intelligenza.

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25 Pensieri su &Idquo;Progetti. Li getti? A che pro?

  1. Con Carl Barks e Don Rosa sfondi un portone aperto, Topolino, per quanto possa avere degli ottimi spunti, specialmente quello di Floyd Gottfredson, non raggiunge il livello dei “paperi”.
    Per il resto posso dire di invidiarti perché hai idea di come pensi, io quest’idea non ce l’ho e non so se riuscirò mai ad averla!

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  2. Io invece negli ultimi tempi mi sono accorta che se inizio a lavorare sodo per mettere in atto un progetto, c’è sempre qualcosa dall’esterno che me lo fa andare in fumo. È frustrante. Dopo una serie di tentativi fallimentari mi sono rotta e ho lasciato la presa. Lo so che prima o poi dovrà succedere qualcosa, ma forse prima dovevo solo accogliere la possibilità che non è il momento per disegnare progetti e metterli in atto.
    Tutto questo semplicemente per dire che forse non è il momento giusto neanche per te, ci avevi mai pensato?

    PS: io invece da bimba amavo Tom & Jerry… 😀

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  3. Fantastica citazione quella della Numero Uno. Come sempre m’hai colpito, anche se parli di una cosa che ho fatto di lavoro per anni, ma che nella mia vita non ho mai applicato. Preferisco la casualità e il non avere progetti. Di solito è difficile farli quadrare e la maggior parte delle volte non mi tornano.

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  4. difficile non amare i paperi, ti capisco .. a me di questi tempi i progetti mettono un’ansia terrificante. o meglio, i progetti che per realizzarsi richiedono un certo tipo di “assenso” da agenti esterni, nel lavoro, come nel privato. per questo forse ora l’unico progetto davvero disegnato su di me mi sembra quello dell’ “autosufficienza” 🙂

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