In perenne riserva

L’auto sembra consumare più benzina di quanta io ne metta nel serbatoio. Guardo la lancetta e la ritrovo sempre a ridosso della tacca rossa. Ultimamente il mio gioco è andare avanti il più possibile prima di fermarmi al distributore: un giorno di questi mi ritroverò a secco a qualche decina di chilometri dalla più vicina pompa.

Anche io mi sento abbastanza in riserva e perseguitato dalle lancette. In particolare quelle dell’orologio. Non mi ero accorto di essere messo così male fin quando non ho iniziato ad avere incubi ricorrenti, in cui ho un appuntamento o un luogo da raggiungere in un certo tempo, guardo l’orologio, è tardi, bestemmio, tento di recuperare ma quando guardo di nuovo l’orologio è trascorsa un’ora, due, tre…e così via.

Sono sempre stato un po’ ansioso da questo punto di vista, difatti ho la mania dell’anticipo e ne pago le conseguenze, come scrisse Benni: La vita di un puntuale è un inferno di solitudini immeritate.

Quando devo partire, la notte precedente in genere sogno di dovermi svegliare per prendere il treno o l’aereo. Ma si tratta, appunto, di eventi sporadici.

Ora invece lottare col tempo sembra essere diventata la quotidianità, sarà che penso spesso al mio tempo in generale. A volte mi guardo intorno e mi sembra di averlo sprecato. Mi guardo avanti e vedo altro tempo da sprecare, come se me non ne avessi abbastanza e non avessi capacità di amministrarlo.

Dovrei imparare a vivere con lentezza e senza brusche frenate o accelerazioni. Anche perché così si risparmia più benzina. In riserva sì, ma almeno ci si goda il tragitto.

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