Personaggi e cose che non sapevo dove collocare #1

Quelli che seguono sono alcuni dei materiali di risulta delle mie liste di categorie che sono rimasti privi di una collocazione specifica e che ho quindi raccolto in questo post.

La pasionaria
Impegnata politicamente e anche al Monte di Pietà, professa come culto religioso l’indigenza. Per tale motivo si arrabatta facendo la cameriera in un pub, unico mestiere serale moralmente accettabile che può svolgere, perché di norma dorme fino alle 6 del pomeriggio. Si nutre di nicotina e sangria ottenuta dalla fermentazione dei propri ex fidanzati. Il suo vocabolario è limitato a poche espressioni chiave, quali
Cioè
Ma perché
Insomma
Capisci?
In che senso, scusa?

Dall’aria perennemente stanca e sbattuta, copre le occhiaie con strati geologici di eyeliner che le donano un aspetto vagamente da affresco egizio.

Il benzinaio
Il benzinaio è un essere che vive soltanto all’interno di un distributore. Nessuno ha mai visto infatti un benzinaio al di fuori del turno di lavoro.
Non ha grandi capacità comunicative, in genere si esprime a grugniti e mugugni. Un grugnito vuol dire Buongiorno, un mugugno vuol dire Arrivederci. Due grugniti e un mugugno vuol dire “Più avanti”, perché nessuno si ferma mai nell’esatto punto che vuole il benzinaio.
Il suo nemico è il self service, che ne sta causando la marginalizzazione in favore della figura del gestore, ossia quello che se ne sta seduto su una sedia di plastica bianca monoblocco degli anni ’80 tutto il giorno.

Sezione vecchietti
Il vecchietto da bar
È un complemento d’arredo: chi avvia un’attività da barista riceve in usufrutto almeno un vecchietto da sistemare all’esterno. Il principale compito dei vecchietti da bar è scrutare con aria torva i forestieri o chiunque si trovi a passare lì davanti per la prima volta. Quando è ora di chiudere, vengono riposti in uno sgabuzzino.
A volte capita che un vecchietto muoia nell’esercizio delle proprie funzioni e che passino mesi prima che ce ne si renda conto.

Il vecchietto da poste
Arriva inveendo contro il governo, con in mano le bollette e con l’altra i soldi. Deve ricordarsi in che mano ha messo le une e in che mano gli altri, perché l’ultima volta ha causato una coda chilometrica con tamponamenti a catena per aver dimenticato dove tenesse il denaro. Ha inveito contro il governo per questo.
Va via con la sensazione di essere stato truffato, inveendo contro il governo.

Il vecchietto da barbiere
Quello che la moglie sbatte fuori casa mandandolo a fare un giro per toglierselo un po’ dai piedi e respirare. Occupa per ore il salone del barbiere, magari per farsi giusto spuntare un baffo o tagliare i peli del naso, che si farà restituire perché se li appiccicherà la sera per farseli togliere il giorno dopo. Il resto del tempo nel salone lo occupa monopolizzando le conversazioni tra clienti ed entrando in competizione con altri vecchietti da barbiere. Un salone ne può infatti ospitare più di uno, ma un occhio attento coglierà subito chi è il leader: in genere è quello che introduce il discorso  con locuzioni del tipo “Avete sentito cosa è successo” o “Avete visto cosa hanno combinato”, adattabili a qualunque argomento, dal calcio alla politica alla cronaca nera. Mentre parla si girerà ogni tanto verso di voi, cercando il vostro assenso a suon di “È giusto?”, “Non è così?”. Dopo quattro-cinque volte cederete e vi ritroverete coinvolti nel discorso vostro malgrado.

Sezione turismo
Il turista straniero
Il turista straniero è riconoscibile dalla divisa regolamentare da turista che è costretto a indossare, pena l’allontanamento alla frontiera. Consta di polo o magliette bianche, cappello di paglia, pantaloni color senape scaduta e sandali.
La pelle del turista straniero è bianco obitorio all’arrivo in Italia, ma il primo contatto col sole nostrano gli donerà un invidiabile colorito rosso eczema da ortica.
Si aggira con la Reflex a tracolla e il marsupio pieno di banconote da 100, il tutto bene in vista, perché bisogna anche pur dare lavoro agli scippatori.
Il turista straniero cammina con la bocca costantemente aperta, per due motivi:
– gli enormi incisivi che dragano l’asfalto impediscono la corretta chiusura della mandibola;
– la respirazione avviene tramite la bocca: il naso, in particolare nei francesi, è una mera barriera architettonica.

Il turista italiano all’estero
Il turista italiano è riconoscibile dagli occhiali da sole, che indossa anche in Paesi dove il sole è evento più eccezionale del passaggio della cometa di Halley.
Se si tratta di un maschio tornerà sicuramente raccontando di funamboliche avventure con puledre di un metro e ottanta (solo di gambe), alle quali basta dire di essere italiano per vedere accendersi nei loro occhi il fuoco della passione. Sembra che nei Paesi esteri, infatti, girino branchi selvaggi di donne che quando avvertono l’odore di un italiano tendono a circondarlo e a spolparlo vivo.
L’italiano all’estero è colui che viene improvvisamente colto da un senso di patriottismo, che esprimerà andandosene in giro con una maglietta della Nazionale comprata al mercato dai cinesi. Tuttavia, tornato in patria comincerà a decantare di quanto all’estero funzioni tutto meglio e come per strada non si trovi una carta per terra. Il tutto mentre sputa la cicca sul marciapiede, gettando il fumo in faccia a una donna incinta.

I locali tipici
I locali tipici sono quelle attività che, soprattutto nelle città d’arte, vanno salvaguardate dall’avanzata di kebabbari e ristoranti cinesi, in nome della difesa dell’identità nostrana dei centri storici, ben rappresentata invece da Zara, l’Occitane e un Foot Locker che fanno angolo a una piazza del ‘300.
Un locale tipico è quella salumeria con la porta di legno ricavato da una bara che vende salame di capra della Gran Bernarda e prosciutto stagionale della Val Porcia, specie uniche che vengono ancora uccise come 1000 anni fa: un paio di bastonate e qualche bestemmia in vernacolo.
Il locale tipico, sia che ci si trovi ad Aosta che a Lampedusa, espone in vetrina il tipico limoncello e la pasta tricolore, che pare sia tipicamente italiana, infatti non manca mai sulle tavole a quadretti rossi del BelPaese.
Esiste poi il ristorante tipico: anch’esso, da Nord a Sud e dai monti alla spiaggia propone le immancabili tagliatelle con i funghi porcini, che possono oscillare di prezzo dai 6 ai 15 euro, a seconda della distanza percorsa dal camion frigo carico di funghi dell’Est Europa. Quella del ristorante tipico è un’istituzione antica, pare che anche Cesare, prima di varcare il Rubicone, si fosse fermato in un’osteria tipica nei pressi di Forlimpopoli, uscendone però non molto soddisfatto per la qualità del cibo e per il conto. Pare che lì abbia esclamato la frase “Tu, cuoco, Brute fili mi!” invitando il proprio protetto da quel momento in poi a far da mangiare a tutti. Bruto, come si sa, non la prese molto bene e covò un discreto rancore.

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10 Pensieri su &Idquo;Personaggi e cose che non sapevo dove collocare #1

  1. Per il turista italiano all’estero, aggiungerei lo zainetto indossato al contrario e stretto a koala. Perché lui è scaltro, non come il forestiero in Italia! Che poi equivalga ad avere un neon sulla testa che lampeggia “scippami”, non ha importanza…

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