Il tempo guarisce ogni consolazione

Si dice spesso che i gesti valgano più delle parole. Il che è sicuramente vero, a una persona che vive un momento di difficoltà può bastare un abbraccio, un braccio intorno la spalla, il tocco della mano. Un gesto che esprime vicinanza.

Ci sono però situazioni in cui non è possibile usare i gesti. Vuoi perché la conversazione si svolge al telefono, vuoi perché tra le due persone non c’è molta confidenza col contatto e così via. A quel punto si ricorre alle parole.

Già, ma quali parole?
Frasi introdotte da “andrà meglio” o “col tempo…” mi sembrano retoriche, vuote e banali. E se è vero che il tempo può in effetti lenire certi dispiaceri, non è comunque di sollievo sentirselo dire. E anche pensare che le cose cambieranno non è affatto meglio. Chi lo dice che ci saranno miglioramenti e la situazione non peggiorerà? C’è un indovino presente?

Cos’è allora giusto dire o fare per aiutare qualcuno?

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39 Pensieri su &Idquo;Il tempo guarisce ogni consolazione

  1. Io ad esempio quando leggo i blog e vedo delle anime sole e tristi lascio un commento a volte ironico , a volte spiritoso per poter strappare a loro un sorriso , so che é un piccolo gesto stupido ma lo faccio con cuore.buon inizio settimana .un sorriso 😊
    Ps.nel mondo reale se vedo qualcuno in difficoltà non sono mai stata indifferente ma nelle mie possibilità do una mano.ho fatto anche volontariato quando non avevo prole.

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    • È in genere la frase che preferisco usare. Anche perché prolunga il momento consolatorio: nel senso, oltre a stare qui, in questo momento, a dire magari molte belle cose, mi rendo disponibile con te (ovviamente sta alla persona che lo dice essere sincero e non dirlo tanto per) per il futuro

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  2. Le frasi banali in questi casi sono da evitare come la peste.
    L’unica cosa che si può fare è (nei limiti del possibile) dare consigli se da quella particolare situazione ci sei passato anche tu. Oppure raccontare storie di conoscenti che hanno vissuto qualcosa di simile ma che poi ne son venuti a capo. Ti fa capire che “non sei l’unico” e ti fa vedere la cosa da una prospettiva diversa e aiuta a ridimensionare la cosa agli occhi di chi la sta vivendo.
    Sembra una cazzata ma è proprio così. A volte sapere che “non sei l’unico” riesce ad alleviare seppur momentaneamente il dolore.

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  3. Non so…dipende dal tipo d’aiuto, dipende dalla persona e dipende anche da cosa bisogna consolare.
    Credo che conti comunque la continuità sia del gesto che delle parole perché spesso in entrambi i casi ci si limita al momento, per poi lasciare nel dopo l’interessato/a in solitudine.
    Assolata giornata Gin 🙂

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  4. io non so mai cosa dire in questi casi, che sia telefonico o virtuale o altro….tutto mi sembra retorico e inutile da dire.
    offro solo il mio ascolto 🙂

    quindi, se hai bisogno

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  5. non lo so se è per la mia innata capacità di dire cose sbagliate in momenti sbagliatissimi, ma direi stare vicini, in silenzio. è un modo, ma non so se è il modo giusto.
    che poi mi chiedo se esiste un (o il) modo giusto.
    fai quello che senti di fare, in fondo tu conosci questa persona. starà poi nella tua sensibilità cogliere la reazione dell’altra persona e regolarti di conseguenza.

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  6. pur essendo tendenzialmente logorroica, per paradosso davanti a situazioni impegnative e/o emozioni profonde è come se le parole mi si azzerassero, tipo saliva. e a quel punto meglio far parlare la discreta premura che nutriamo per quella persona, credo.

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  7. Io dico stronzate, cercando di far cambiare l’umore di chi è triste in odio verso i miei confronti. “Basta con queste battute! Non fanno ridere! Brucia bastardo!” e poi uno si dimentica perché è triste. Uso un pretesto inusuale, solo perché non ho voglia di cercare le parole. Troppo complicato, capisco.

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  8. Gin … hai mai pensato che anche al tel puoi abbracciare qlcn? Puoi dirlo, puoi dirgli … hey non lo so come andrà, ma so che ora sono qui e ti abbraccio, sentilo il mio abbraccio …
    Io sono così, io gli abbracci li faccio arrivare ovunque … e non è vero che se non sono di carne e ossa non li senti davvero … io li sento …
    🙂

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  9. Eh, Claire fra voi scimmie forse è più facile….ma fra noi umani a volte è difficile anche parlare, figuriamoci abbracciare. Sì, di getto anch’io ti direi il “se vuoi io ci sono” è la cosa migliore. Se non ché la si dice a persone che probabilmente se ne sbatteranno i coglioni del fatto che tu ci sia o meno. Le persone che ci sono davvero vicine non devono dire o fare assolutamente nulla. Tu sai che ci sono e loro infatti sono lì. Dicendo le solite cazzate o stando zitte, dicendo cose serie o piangendo con noi, insomma facendo quello che farebbero in qualsiasi altra situazione della vita. Io almeno la penso così.

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  10. Secondo me non è questione di giusto o sbagliato.
    E’ questione di sincerità.
    Mi è capitato, sfortunatamente, di stare abbastanza male in questa mia esistenza.
    E non era tanto chi ascoltava, chi diceva che c’era, chi diceva che sarebbe passato.
    Era il modo in cui facevano tutte queste cose.
    Anche un silenzio è utile, se non è provocato da quel maledetto senso d’urgenza nel trovare la frase giusta perché “Oddio, ha bisogno di me!”.
    Quelli che ti aiutano veramente sono quelli che non cercano di salvarti.

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  11. penso che qualsiasi sillaba, anche un innocuo e partecipato andrà meglio passerà, possono essere letti come un monito, una formula giudicante, e questo prescinde dalle intenzioni di chi vorrebbe solo far del bene. chè poi magari la persona sofferente può legarci segnali suoi e propri di inadeguatezza e debolezza. oltre a non trovare un solo valido motivo per credere che si, passerà.

    allora ecco io dico che quello che dice poetella è un atto di vicinanza incondizionato. io direi solo ho due orecchie nuove di zecche. eccole, sono tue.

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