Hai paura del buio?

Immagine presa a caso su internet – 50watts.com

(C’è una scena in La finestra sul cortile di Hitchcock che mi ha sempre colpito. Quando Grace Kelly arriva a casa di Jeff, alla domanda di lui “Chi sei?”, lei risponde accendendo in sequenza le abat-jour mentre dice il proprio nome. È una situazione dalla forte valenza simbolica. Quando va via, dopo una discussione spiacevole proprio con Jeff, prima di uscire dall’appartamento ce la mostrano invece in penombra. Come se lui l’avesse spenta o come se andandosene via lei portasse con sé anche la luce.)

Ho sfogliato in libreria un manga dove una sadica studentessa ricattava un proprio compagno di classe. Il suo intento era togliergli di dosso la pelle (in senso figurato) e rivelare il pervertito che è dentro ogni essere umano. Pervertito non inteso solo in senso sessuale: lo stesso termine hentai (col quale viene identificato sia il materiale sessualmente esplicito sia il maniaco sessuale) ha un significato più ampio di “anormalità”. L’esser diversi.

In effetti le persone, messe all’angolo, perdono la propria pelle strato dopo strato.

Prendiamo un black out. Una situazione banale, che però ci mette in uno stato di agitazione. Si spegne il pc, proprio quando ci serve. Il fornello elettrico non va. È sera, senza luce non puoi fare un cavolo e via dicendo. In realtà, volendo, con un black out si può fare comunque di tutto, basta un minimo di organizzazione. In ogni caso, ci infastidiamo, ci agitiamo.

Ecco, qualsiasi circostanza che ci blocca le vie d’uscita è un black out mentale. Brancoliamo a tentoni nel cercare di uscirne fuori, lottando con il buio che ci ostacola.

Il buio. Nel periodo estivo sembra che il buio cali lento, come un qualcosa di vischioso che si attacca su di un telo.

Vorrei riuscire a insinuarmi proprio dove e quando inizia il buio. Raccoglierne con un’ampolla le gocce che cadono ancora fresche, come una parete appena dipinta (male). Poi le conserverei, per farne un concentrato di oscurità da far assumere a piccole dosi, per temprare: una mitridatizzazione*.

Da piccolo – 5 anni, forse – ricordo che mi svegliai di notte, durante un’interruzione di corrente. Dormivo con un punto luce acceso che illuminava porta e corridoio, perché ho sempre avuto l’abitudine di svegliarmi a metà sonno per andare a bere o cambiare l’acqua alle olive. E ho sempre avuto anche la tendenza agli incidenti domestici, dalla tenera età di 3 anni, quando cascai faccia a terra dal divano rompendomi i denti davanti e avendo, sino a quando non spuntarono i definitivi, il sorriso di un novantenne. Quindi il punto luce era la mia ancora di salvezza. Una notte, dicevo, venne a mancare la corrente e mi svegliai di colpo avvertendo la mancanza di luce. Non vedevo nulla e cominciai ad avvertire una sensazione di soffocamento. Non riuscivo a respirare. Il buio lo percepivo come un drappo pesante calato sul mio volto. Urlai, credo. Poi arrivò un genitore con la luce.

Da allora, però, non ho più avuto paura del buio. Anzi, credo inconsciamente lo cercassi. Tempo addietro ho inserito in un racconto un incubo che ho realmente fatto da bambino: mi allontanavo dal severo sguardo carico di riprovazione dei miei genitori indietreggiando nel buio, mentre delle mani cercavano di tirarmi via qualcosa. Forse la pelle, strato dopo strato.

Io non so se funzioni la terapia d’urto con le paure. So che tanti della mia generazione sono spaventati. Sì, lo sappiamo, sembrano discorsi triti e ritriti perché li sentiamo ripetere spesso. Però le paure ci sono e non possiamo denigrarle perché pensiamo stiano solo nella testa di chi vive. È bello mostrarsi eroici, ma per me anche l’eroe si caga sotto, scusate. Ne parlavo con S., l’ho conosciuta oggi. Anche lei mi parlava di paure. Io le ho detto che per me, arrivati a un certo punto, bisogna saltare giù, senza pensarci più. Pure se hai paura. Un bel tuffo nel buio, tanto non sappiamo cosa ci sia dentro. Questo è eroico.

Dopo averla salutata, mi son chiesto: e io, invece? Quand’è stata l’ultima volta che son saltato anche io nel buio?

Penso che dovrò cominciare ad assumere delle gocce di distillato d’oscurità. Lo chiamerò Maldoror, mal d’aurora. Così, perché mi ispira. Perché quando il magone verrà non sarà per quando precipiteremo nel buio, ma quando vedremo apparire le luci (è pur sempre un veleno, dovrà avere effetti collaterali! Così poi creerò un distillato di luce da vendere e il cerchio ricomincerà!).

E voi, avete paura del buio?

* Si dice che Mitridate VI, Re del Ponto, assumesse piccole dosi di veleno per immunizzarsi. Alla fine pare diventò assuefatto, infatti sviluppò resistenza alle sostanze tossiche.

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39 Pensieri su &Idquo;Hai paura del buio?

  1. Paura no. Però non lo amo, come non amo gli spazi chiusi. Dormo sempre con le serrande mezze alzate e le finestre un po’ aperte. “con gli occhi aperti nella notte scura, viva l’Italia, che non ha paura!” Paura no, ma non capisco chi lo ama

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  2. Anni fa, non so se lo ricordi, l’Italia rimase senza luce per alcune ore di notte. Io non so perché mi svegliai. In uno stato di trance, tra lo sgomento di mio marito, svuotai il congelatore alle 3 del mattino, caricai tutto in macchina e mi feci 12 km per portare il cibo a casa dei miei e scoprire che l’elettricità non c’era nemmeno lì. Un viaggio al buio assoluto delle strade, delle case. Bellissima scoperta.
    Affrontare la paura del buio di mia figlia aiuta a capire molte cose. Il buio nasconde, non ci fa vedere quindi la paura del buio è la paura dell’ignoto. Hai detto bene, l’eroe non è chi non ha paura, quello è un incosciente, è chi nonostante la paura agisce. E sì, l’ignoto buio mi spaventa.

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    • Come no, lo ricordo. Ricordo che poi la corrente tornò a macchia di leopardo, da no in mattinata ancora mancava e l’unico contatto col resto del mondo era la radio a pile dove qualche radio riusciva a trasmettere per sentire aggiornamenti 😀

      Come dicevo a giacani, quella del buio è in fondo una paura primordiale, ricordo una puntata di CSI dove Grissom diceva “abbiamo il gene dell’uomo che fugge”: è così, nell’incertezza, evitare.

      Però non vuol dire questo debba poi paralizzare il nostro agire

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  3. Senti io la sera tardi prima di andare a dormire mi stavo facendo la doccia e bum, andò via la corrente. Entrai tipo nel panico ero sotto la doccia, con l’acqua che mi cadeva addosso, lo shampoo ancora in testa. Te lo giuro non sapevo che cazzo fare, manco fosso stata appesa a un ponte levatoio in Tibet. Comunque alla fine uscii dalla doccia e cercai a tastoni un accappatoio. Mi pareva la cosa più giusta da fare, era un rischio lo so ma andava fatta. Sono stata proprio un’ eroina.

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  4. L’ignoto, il salto nel vuoto, spaventa chiunque, non credi? Si ha paura quando si conosce qualcuno e ci si deve fidare, si ha paura quando le cose nella vita cambiano e ci si deve arrangiare, si ha paura quando si ha un sogno e lo si deve inseguire. Penso sia naturale condizione umana temere tutto quello che non si può tenere sotto controllo (o forse anche quel che si controlla, perché, come dici tu, paradossalmente si può arrivare a voler evitare anche la luce). Non c’è cosa più bella, però, dell’ottenere un risultato, avendo sfidato la paura. Ci dicono sempre “hai una vita sola, buttati”, ed in fondo è vero. “Vivi di rimorsi, piuttosto che di rimpianti”, vero anche questo: ci sono persone che hanno perso cose solo per il timore di allungare la mano e tenersele, perché aspettare il declino naturale sembrava ed era più semplice che impuntare i piedi e resistere, che affrontare l’ombra; ci sono persone che desiderano cose e non hanno nemmeno mai provato ad ottenerle. Ma alla fine di tutto, guardandosi indietro, cosa rimarrà loro?

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  5. è un po’ come tuffarsi quando non l’hai mai fatto. fissi l’acqua e ti assale la paura di non poter vedere in profondità (cosa impossibile finchè non ti tuffi). l’ignoto fa paura, prima di affrontarlo in genere si cerca sempre qualche piccolo appiglio-sicurezza. mai dire mai, ma difficilmente riuscirei a buttarmi a capofitto.

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    • C’è bisogno di andar per gradi, un po’ come la stessa cosa del tuffo. Giustamente, non ti butti giù a candela o a bomba la prima volta. Allo stesso modo, un gancio di sicurezza, un punto fermo da fissare, può essere d’aiuto.

      Un abbraccio 🙂

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  6. Io non ho mai avuto paura del buio. Ne avevo un po’ da piccola, ma poi lessi un libro, “Quell’estate al castello” e un passo mi fece vedere le cose con occhi diversi: ad un certo punto una delle protagoniste dice di non avere paura del buio, anzi, di cercarlo, specialmente quando qualcosa non va, perché è come essere avvolti da un velluto nero in cui nessuno può farti del male o disturbarti. Lei si sentiva anzi al sicuro al buio, proprio perché nessuno poteva vederla. Così cominciai a guardare il buio da questo punto di vista, e non ne ebbi più paura. Bello il tuo post, eri ispirato quando lo hai scritto! 😉 Comunque, a proposito di libri, c’è un premio per te sul mio blog! 😉

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  7. Molto più che paura, il buio, quello vero è denso e ti lascia preda dei cattivi dell’universo, quella è la sensazione….. ma nonostante questo qualche saslto nel buio nella vita l’ho fatto.
    Del resto si dice che solo chi ha paura può mostrare coraggio.

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  8. più che di veri e propri salti, potrei parlare di saltini nel buio per il momento.
    anche solo un saltino si porta dietro una discreta dose di paura e di notti insonni, ma alla fine è anche liberatorio quando ci si dà la mossa.

    Hai paura del buio? è uno dei dischi della mia adolescenza.

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  9. ho paura… di un sacco di cose… del buio, a fasi alterne… posso girare per casa senza accendere le luci, poco per volta gli occhi si abituano… e il copro si abitua a prendere botte da tutti gli spigoli… ma quando vado a dormire, solo da un annetto… devo avere la lucina ( quelle per bambini) accesa nel corridoio…

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Si accettano miagolii

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