Preoccupazioni in salsa punk o ketchup

Bisognerebbe sempre tenere pulito il proprio browser e svuotare i dati di navigazione: altrimenti possono succedere cose come quella accadute alla “Capa” ieri. Collega il portatile personale al proiettore per mostrarci una pagina web aziendale interna con una maschera in cui inserire dei dati. Nel digitare nella barra degli indirizzi, compaiono i suggerimenti dei siti già visitati: per un attimo è apparso anche youporn. Mi chiedevo se qualcun altro se ne fosse accorto: l’ho fatto notare a Collega Onicofago, ma non c’aveva fatto caso.

Oggi invece Capa ci ha chiesto di mettere un like su una sua foto su facebook perché sta partecipando a un contest per vincere degli occhiali da sole. Sono andato a guardare: sono occhiali orribili.

Collega Onicofago mi preoccupa: ha scavato le proprie unghie sino alla metà. Ogni tanto sento un preoccupante clac clac in sottofondo e con la coda dell’occhio vedo lui con la mano a pugno in bocca che usa i denti a mo’ di pala meccanica.
Con gli amici mi permetto di essere rompicoglioni su questo, fino ad arrivare a dar loro schiaffi sulle mani appena le avvicinano alla bocca. Oh, qualcuno alla fine ha smesso di mangiarsele.

A proposito di sgranocchiare, mi desta inquietudine il proliferare di chioschetti e baretti di patate fritte. Nell’arco di un mese a Napoli ne ho visti aprire a decine, alcuni nella stessa strada a pochi metri di distanza. E i nomi. Non fatemi parlare dei nomi. Giusto stasera son passato davanti a “Patatocchio”, che è quello che si era distinto per la pubblicità d’esordio “Non fare il finocchio, mangia le patate da Patatocchio”. Ma che simpatico. Comunque è esplosa la mania della patata. Niente doppi sensi (buffo dirlo in un post dove ho nominato youporn: e via con l’impennata di ricerche su Google!).

Infine, una cosa importante di cui uno si dovrebbe preoccupare sono gli anziani in bicicletta, che con l’arrivo della bella stagione aumentano. Il mio terrore è vederli spuntare all’improvviso mentre esco in retromarcia con l’auto, oppure vederli arrivare contromano (perché son sempre contromano!) quando svolto in una curva cieca. La cosa accade puntualmente ogni volta in queste situazioni. Loro non si scompongono affatto quando ti vedono: imperturbabili, impassibili, tiran dritto, lanciandoti anche qualche occhiataccia. Li ammiro. Gli anziani son forti, hanno un’indole punk.

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(da una vecchia striscia a fumetti su XL)

E cercherò la mia strada su Google Map

Attuale Lavoro in termini di mansioni si potrebbe dire un piccolo passo in avanti rispetto a Vecchio Lavoro. In termini di ore però lavoro di più, con una retribuzione molto molto molto molto inferiore. There’s something wrong, here.
Eh, te piacess! Vaije truvann a votta chiena e a mugliera ‘mbriaca!

Silence, please.
Di questi tempi, con una disoccupazione tra gli under 30 a livelli da post apocalisse, è solo una fortuna mettere le terga su una sedia, ne son conscio.
E per me conta in modo marginale quanto paghino. È solo che sento che in nome di una piccola sicurezza io non segua una mia strada.

E quale sarebbe la tua strada?
Non lo so.
Tutti hanno una strada, una statale, un vicolo, un sentiero.
Puttanate. Non è che nasciamo con un cammino già tracciato.

Certo, se sei come Elettra (nome di fantasia) che il papà c’ha la fabbrichetta che è un porto sicuro, diciamo non dico la strada ma le indicazioni tracciate già ci sono. Quest’anno Elettra si è laureata, 9 anni per una triennale. E non in medicina o ingegneria. Apro una parentesi, mi preme rimarcare una cosa che ho sempre detto a tutti i miei colleghi universitari: il tempo impiegato per completare l’università non vale una beneamata cippetta. Non è una gara né una corsa contro il tempo. E chi impiega 3 anni non è migliore o più intelligente di chi ne impiega di più. Senza contare che ci possono essere attività, occupazioni o problemi che possono dilatare la tempistica indipendentemente dalla volontà dell’individuo.

Però, se magari dai un esame all’anno perché il resto del tempo cazzeggi, perché le tue giornate cominciano sempre dopo mezzogiorno, forse qualche responsabilità allora ce l’hai.

Ricordo quando la conobbi nel lontano 2005 e conversammo con cordialità. Mi fece una testa così parlando di RPG online e occulto. Crede alla magia nera (non c’è nulla di male: io credo alla sfiga nera, che secondo me è pure più potente) e una volta mi ha detto che uno che conosce ha visto fare a un altro tipo un incantesimo per togliere energie a un tizio che, subito dopo, è crollato a terra privo di forze.

Avrei voluto ribattere che mi ha detto mio cugino che sa un colpo segreto che dopo tre giorni muori, ma lei non apprezza molto l’umorismo. Anzi, non lo comprende: prende qualsiasi frase alla lettera.

L’anno scorso, dopo un lungo periodo che l’avevo persa di vista, mi capitava di incontrarla spesso mentre attendevo il treno. In una di quelle occasioni avevo notato che il suo abbigliamento a volte non coincideva col clima: troppo scoperta in caso di vento e pioggia, troppo coperta in caso di sole. Al che lei mi spiegò che era colpa del fidanzato. Chiesi lumi.
In pratica, quando lei si sveglia trova sul cellulare un messaggio del ragazzo che la informa del meteo della giornata. Quando sbagliava outfit era perché il ragazzo non l’aveva avvisata che durante la giornata il tempo sarebbe cambiato.

Non ritenni di fare altre domande né di tornare sull’argomento.

Elettra non è proprio una perdigiorno, comunque. Ogni tanto dava una mano in ufficio nell’azienda di proprietà del padre. In quell’azienda, come ho detto prima, ci lavorerà, il patto col genitore era che lei avrebbe dovuto prima prendersi una laurea, però. Una laurea a caso, a quanto ho capito.

Quando ho saputo questa cosa io ho pensato che al suo posto ci avrei messo 15 anni per terminare l’università. E mi sarei laureato tipo in Scienze e Culture delle Alpi.

Il padre le vuol molto bene. A 18 anni le ha regalato un seno nuovo. Apro una seconda parentesi: non trovo nulla di sbagliato in questo tipo di chirurgia (purché senza eccessi, ovviamente). Se una persona vive un proprio personale disagio, non trovo nulla di scandaloso nel farlo. Io personalmente sotto i ferri vorrei sempre andarci solo da morto per un’autopsia, ma chi non ha timori può andarci per un naso, per il seno o per che altro. Perché ne ho parlato, allora? Per un episodio che trovai buffo: quando la conobbi all’università girava voce che la sua esplosiva terza fosse finta. Tutte malelingue e invidie, pensavo. Poi invece scoprii che era lei stessa a diffondere la voce.

Me ne sono sempre chiesto il motivo. Io mi immagino nel presentarsi in un ambiente nuovo:
– Piacere, Gintoki. Mi occupo di…Ah, e ho fatto (invento) una prepuzioplastica.
– Ah…interessante…

Ora basta parlare, anzi, sparlare degli sconosciuti. Si parlava di strade. Un paio di mesi fa volevo andare in un posto dove le strade sono un optional (non è una battuta, ho guardato dal satellite). Volevo partire per andare a fare il Cooperante 12 mesi in un villaggio albanese. Non era neanche richiesta esperienza in campo internazionale, quindi provai a candidarmi con la ONG interessata. Purtroppo non sono stato ricontattato, ma la capata (trad. = intestardirsi con una cosa) ogni tanto mi risale. Ecco, forse sogno una strada del genere. Costruire strade per altri. Con tanti saluti ad Attuale Lavoro (che tanto poi saluterà lui me) e allo stipendio che non mi basta per farmi un paio di boccette nuove.

Torno su Google Map, vah.

Hai paura del buio?

Immagine presa a caso su internet – 50watts.com

(C’è una scena in La finestra sul cortile di Hitchcock che mi ha sempre colpito. Quando Grace Kelly arriva a casa di Jeff, alla domanda di lui “Chi sei?”, lei risponde accendendo in sequenza le abat-jour mentre dice il proprio nome. È una situazione dalla forte valenza simbolica. Quando va via, dopo una discussione spiacevole proprio con Jeff, prima di uscire dall’appartamento ce la mostrano invece in penombra. Come se lui l’avesse spenta o come se andandosene via lei portasse con sé anche la luce.)

Ho sfogliato in libreria un manga dove una sadica studentessa ricattava un proprio compagno di classe. Il suo intento era togliergli di dosso la pelle (in senso figurato) e rivelare il pervertito che è dentro ogni essere umano. Pervertito non inteso solo in senso sessuale: lo stesso termine hentai (col quale viene identificato sia il materiale sessualmente esplicito sia il maniaco sessuale) ha un significato più ampio di “anormalità”. L’esser diversi.

In effetti le persone, messe all’angolo, perdono la propria pelle strato dopo strato.

Prendiamo un black out. Una situazione banale, che però ci mette in uno stato di agitazione. Si spegne il pc, proprio quando ci serve. Il fornello elettrico non va. È sera, senza luce non puoi fare un cavolo e via dicendo. In realtà, volendo, con un black out si può fare comunque di tutto, basta un minimo di organizzazione. In ogni caso, ci infastidiamo, ci agitiamo.

Ecco, qualsiasi circostanza che ci blocca le vie d’uscita è un black out mentale. Brancoliamo a tentoni nel cercare di uscirne fuori, lottando con il buio che ci ostacola.

Il buio. Nel periodo estivo sembra che il buio cali lento, come un qualcosa di vischioso che si attacca su di un telo.

Vorrei riuscire a insinuarmi proprio dove e quando inizia il buio. Raccoglierne con un’ampolla le gocce che cadono ancora fresche, come una parete appena dipinta (male). Poi le conserverei, per farne un concentrato di oscurità da far assumere a piccole dosi, per temprare: una mitridatizzazione*.

Da piccolo – 5 anni, forse – ricordo che mi svegliai di notte, durante un’interruzione di corrente. Dormivo con un punto luce acceso che illuminava porta e corridoio, perché ho sempre avuto l’abitudine di svegliarmi a metà sonno per andare a bere o cambiare l’acqua alle olive. E ho sempre avuto anche la tendenza agli incidenti domestici, dalla tenera età di 3 anni, quando cascai faccia a terra dal divano rompendomi i denti davanti e avendo, sino a quando non spuntarono i definitivi, il sorriso di un novantenne. Quindi il punto luce era la mia ancora di salvezza. Una notte, dicevo, venne a mancare la corrente e mi svegliai di colpo avvertendo la mancanza di luce. Non vedevo nulla e cominciai ad avvertire una sensazione di soffocamento. Non riuscivo a respirare. Il buio lo percepivo come un drappo pesante calato sul mio volto. Urlai, credo. Poi arrivò un genitore con la luce.

Da allora, però, non ho più avuto paura del buio. Anzi, credo inconsciamente lo cercassi. Tempo addietro ho inserito in un racconto un incubo che ho realmente fatto da bambino: mi allontanavo dal severo sguardo carico di riprovazione dei miei genitori indietreggiando nel buio, mentre delle mani cercavano di tirarmi via qualcosa. Forse la pelle, strato dopo strato.

Io non so se funzioni la terapia d’urto con le paure. So che tanti della mia generazione sono spaventati. Sì, lo sappiamo, sembrano discorsi triti e ritriti perché li sentiamo ripetere spesso. Però le paure ci sono e non possiamo denigrarle perché pensiamo stiano solo nella testa di chi vive. È bello mostrarsi eroici, ma per me anche l’eroe si caga sotto, scusate. Ne parlavo con S., l’ho conosciuta oggi. Anche lei mi parlava di paure. Io le ho detto che per me, arrivati a un certo punto, bisogna saltare giù, senza pensarci più. Pure se hai paura. Un bel tuffo nel buio, tanto non sappiamo cosa ci sia dentro. Questo è eroico.

Dopo averla salutata, mi son chiesto: e io, invece? Quand’è stata l’ultima volta che son saltato anche io nel buio?

Penso che dovrò cominciare ad assumere delle gocce di distillato d’oscurità. Lo chiamerò Maldoror, mal d’aurora. Così, perché mi ispira. Perché quando il magone verrà non sarà per quando precipiteremo nel buio, ma quando vedremo apparire le luci (è pur sempre un veleno, dovrà avere effetti collaterali! Così poi creerò un distillato di luce da vendere e il cerchio ricomincerà!).

E voi, avete paura del buio?

* Si dice che Mitridate VI, Re del Ponto, assumesse piccole dosi di veleno per immunizzarsi. Alla fine pare diventò assuefatto, infatti sviluppò resistenza alle sostanze tossiche.

Ritratti in sala d’attesa


Attendo di riprendere fiato prima di suonare il campanello. Vado a correre, gioco a calcetto, ma le scale mi mozzano sempre il fiato. Sarà perché le aggredisco in modo frenetico battendo pesante i piedi su ogni gradino. Se le scale suonassero, produrrei sicuramente EBM.

Mi apre Giovane Uomo, giacca blu e pantaloni sabbia. Ha una vistosa cravatta color salmone. Ringrazio la cortesia, saluto la segretaria che è stata anticipata nell’aprirmi la porta e mi accomodo. Giovane Uomo prende posto accanto a Giovane Donna, che dalla mia posizione non vedo bene perché un passeggino blu e grigio la cela alla mia vista. All’interno, dorme tenera e beata una bambina, con i piedini a ore 10 e 10.

Giovane Donna si rivolge al marito:
– Amore, mamma ha detto che se non ci decidiamo a prendere un nuovo passeggino, lo prende lei e ce lo fa trovare.
– Mamma potrebbe farsi i fatti propri – esclama spazientito Giovane Uomo.

Vado in bagno (grazie a wikiHow ho capito come si usa!) perché mi sembra di introdurmi nella privacy dei discorsi altrui. Quando ne esco, lui è in piedi e la consorte, osservandolo, gli fa:
– Ma guardati! Sistemati la cintura, hai saltato quasi tutti i passanti! È modo, questo? Vai in bagno ad aggiustarti!
Lui alza gli occhi e, con le mani rivolte in alto, impreca senza audio. Poi va in bagno.

Il tavolino di vetro di fronte a me è occupato da vari depliant: un centro estetico promette bellezza e benessere; un viso rassicurante come quello di un assicuratore mi invita a controllare l’udito. Sono indeciso se iniettarmi del botox o scoprire se i NOFX a 17 anni a tutto volume nelle orecchie mi avranno portato dei danni. Mentre sono immerso in tali elevati pensieri, Giovane Donna ridacchia. Mi guardo intorno e non ne comprendo il motivo. Ritorna Giovane Uomo. Spero per lui si sia sistemato come si deve. Guardo ancora una volta la sua cravatta e mi viene voglia di sashimi.

– Papà – esclama lei, indicando la tv. Nel rivolgersi a lui utilizza in modo interscambiabile papà e amore – ti sei perso una battuta troppo forte!

Ah, ecco. In effetti, avevo notato la tv accesa su RAI1 che trasmetteva una fiction con una suora. Se non son carabinieri e poliziotti son preti e suore, capisco. Chissà quale era la grande battuta, ero troppo lontano e il volume era basso e non ho sentito. Oppure sarà colpa dei NOFX.

– Amore, ma stasera non puoi passare da Pellone* a prendere un paio di pizze da portare a casa? Io sono stanca.
Lui dice che non può, non ce la fa, ma non mi applico nell’ascoltare.
– Papà, senti, ma dopo che faccio, me ne devo stare ad aspettare a casa da mamma fino a stasera?
– Non so, mò che usciamo da qua vediamo.
– Amore, sai che pensavo? – lei cambia discorso – Dovrebbero prendere dei cannibali e chiuderli in una gabbia e poi prendere tutti questi…sessuofobi…sessuologi – lui su sessuologi ride -…sessuomani e buttarceli dentro.
– E poi che fanno, non ho capito: se ne stanno tutti insieme?
– Poi si mangiano uno con l’altro, come quando li buttavano dai coccodrilli.

Rifletto su quanto ho udito, quando il campanello suona. Apro la porta ed entra una nuova Giovane Coppia, che va a sedersi di fronte alla precedente. Con loro fa la sua comparsa il silenzio: Giovane Coppia Due deve averli inibiti e Giovane Coppia Uno non parla più. Comprendo. La mia rassicurante camicia a quadretti e il fatto che fossi seduto di lato non influiva invece sui discorsi di GD. Rientra in scena la segretaria, che invita GC1 ad accomodarsi nello studio. In quel preciso istante, la bimba si sveglia e inizia a piangere. GU si slancia verso di lei, ma la moglie gli intima di fermarsi:

– No, papà, lasciala stare!

Accompagna le parole con una spallata, allargando anche il braccio. Per me questo è fallo da rigore, c’era l’intenzione e il braccio staccato dal corpo. Lui non accenna a protestare e si fa da parte. È possibile che stiano educando la piccola a non farsi prendere in braccio al primo pianto: butto lì nella mia mente questo pensiero, per quanto di pedagogia infantile io ne capisca quanto Pitbull di sobrietà ed eleganza. Ma, dopo aver visto che non accenna a smettere, lei la prende in braccio, prima di accomodarsi nello studio del medico. Lui, mesto, spinge il passeggino e la segue.

* nota pizzeria di Napoli

Nuovissimo dizionario di luoghi comuni, frasi fatte e retorica (K-Z)

Parte I: A-J

K

Kurt Cobain = icona di una generazione.

L

Laurea = pezzo di carta che ormai non serve a niente, meglio un diploma.
Libro = 1) ormai chiunque ne scrive uno; 2) non giudicarlo dalla copertina.
Londra = 1) costa tutto troppo caro; 2) ci si reca per fare il cameriere.

M

Magro = un individuo dal metabolismo accelerato.
Maltempo = divide in due la Penisola.
Mamma
= 1) gli italiani vi sono troppo attaccati; 2) cucina meglio della fidanzata.
Marxismo = è stato applicato male.
Marzo = un mese conosciuto per la sua follia.
Metal = 1) musica di estrema destra; 2) rumore.
Milanesi = popolo che pensa solo al lavoro e ai soldi.
Moderati = quelli che prevalgono sempre.

N

Napoletani = 1) calorosi; 2) generosi; 3) sanno arrangiarsi; 4) imbroglioni.
Natale = quest’anno sarà all’insegna del risparmio.
Nero (colore) = va bene su tutto.
Nervosa = una donna evidentemente con le mestruazioni. Se non le ha, vuol dire allora che non fa sesso (v. Acida).

O

Odissea = esperienza faticosa che tutti vivono almeno una volta, meglio se Vera e propria (vedi): Una vera e propria O..
Offesa = una cosa che nessuno mai vuole arrecare: introdurre un discorso offensivo premettendo che è senza o..
Ora legale = fa perdere un’ora di sonno.

P

Pane = bisognerebbe mangiare senza.
Panettiere = nessuno vuole più farlo, eppure è un lavoro pagato migliaia di euro al mese.
Politica = magna magna (v. Politici).
Politici = individui tutti uguali. Rammentare che anche una volta rubavano ma almeno c’era possibilità per tutti di campare, ora rubano solo per loro stessi.
Popolo della rete = entità dai contorni vaghi e indefiniti che di mestiere “insorge” o “si mobilita” o, ancora, “si scatena”.
Postmodernismo = corrente culturale ignota ai più ma che bisogna dire di apprezzare o ispirarvisi. Dichiarare di leggere D. F. Wallace e Don DeLillo.

R

Rabbia = partner storica di Sgomento, col quale si accompagna sempre.
Raccolta differenziata = una cosa inutile tanto mischiano di nuovo tutto insieme.
Rasatura = 1) radersi a zero fa ricrescere i capelli più forti; 2) depilarsi col rasoio fa ricrescere i peli più duri e numerosi.
Responsabilità = sempre da assumere.
Riforme = in Italia ce ne sarebbe bisogno.

S

San Valentino = festa commerciale dei produttori di regali e cioccolata. Ricordare che si dovrebbe festeggiare S. V. tutto l’anno e non ridursi a un giorno.
Sanremo (festival) = 1) non rappresenta la canzone italiana; 2) si spendono troppi soldi per organizzarlo. Dire che non lo si guarda, con sobrio sussiego.
Scandinavia = terre dell’estremo Nord Europa piene di belle donne, dove il welfare funziona, dove si viene pagati anche se non si lavora e dove i giovani si suicidano.
Schiaffo = una volta quando si tornava a casa dicendo di aver preso uno schiaffo dall’insegnante, se ne riceveva un altro da un genitore.
Serie (tv) = 1) hanno superato il cinema; 2) sono i nuovi romanzi.
Sesso = 1) uomini e donne ci pensano in modo diverso; 2) uomini e donne ci pensano allo stesso modo ma le donne non lo danno a vedere; 3) ce ne è troppo sui media.
Sgomento = vedi Rabbia.
Simpatico/a = uomo o donna non attraente.
Solidarietà = in caso di calamità naturali (v. Emergenza), è una gara.
Strumentalizzazioni = bisogna evitarle.
Svizzera = Paese dove non si trova una carta per terra in strada.

T

Televisione = nessuno la guarda, c’è solo spazzatura. Far notare che le poche cose interessanti vengono trasmesse a orari improbabili.
Tradimento = l’uomo tradisce per sesso, la donna per amore.
Tragedia = una cosa che si sfiora.

U

Umidità = è quella che crea quella cosa chiamata caldo percepito.
Uomini = 1) non ce ne sono più di veri; 2) sono tutti uguali.

V

Vacanza = 1) una cosa che provoca lo stress da rientro; 2) non durano mai abbastanza; 3) lamentarsi di aver trovato troppi italiani.
Valori
= oggetti scomparsi accostabili a qualunque discorso: I giovani non hanno più valori, La politica non ha più valori, Lo sport non ha più valori. Dolersene.
Venduto = cantante o gruppo che cambia o innova il proprio genere musicale.
Vero e proprio = rafforzativo pleonastico adattabile a qualsiasi uso: Un v. e p. arsenale, Un v. e p. incubo, Un v. e p. giro di tangenti.
Vino = bevanda dal sapore fruttato.
Visibilità = forma di retribuzione molto in voga.
Voltaire = un tizio noto per essere morto per le opinioni altrui.

W

Whisky = bevanda torbata. Affermare di ritrovare sentori di legno affumicato cercando con lo sguardo qualcuno che annuisca.

 Si accettano suggerimenti per altre voci 😀

Nuovissimo dizionario di luoghi comuni, frasi fatte e retorica (A-J)

Ispirato al Dizionario dei luoghi comuni di Gustave Flaubert.

Parte I: A-J.
I rimandi alle voci non presenti, fanno riferimento alla seconda parte, ovviamente 😀
Parte II: K-Z

A

Acida = una donna che non fa sesso.
Albergo = un posto sempre in ottima posizione. Centralissimo.
Amore = arriva quando meno te lo aspetti.
Aria = quella condizionata fa male, ma d’estate non si può stare senza. Poco dopo, precisare che non fa male l’aria condizionata ma lo sbalzo termico, suscitando l’approvazione dei presenti.
Assassino = persona che prima dell’omicidio salutava sempre i propri vicini.
Assistente = quello di un professore è un individuo frustrato che gode nel tormentare gli studenti.
Ateo = persona priva di etica e morale.
Attesa = 1) periodo di tempo inutile dalla durata variabile che prolunga il piacere; 2) è dolce in gravidanza.

B

Birra = bevanda che va ingrassare.
Blogger
= 1) aspirante scrittore/poeta in perenne aspirazione; 2) amante della cucina; 3) neomamma; 4) esperta di moda.

C

Calciatore = 1) individuo che guadagna troppo denaro; 2) essere privo di intelligenza.
Calciatrice
= lesbica.
Calcio = sport che non ha più valori, girano troppi soldi e non esistono più bandiere.
Caldo
= è da record, ma il vero problema è l’Umidità (vedi).
Cane
 = è migliore di certe persone. Citare episodio di cane che va al cimitero sulla tomba del padrone.
Cartoni animati = quelli di una volta erano più belli e poetici. Oggi sono diseducativi e violenti.
Cervello = 1) organo che fugge da un Paese: Fuga dei c.; 2) organo che si spegne quando si va al cinema; 3) è sempre pieno di Figa (vedi) e di sport negli uomini, di pettegolezzi e vestiti nelle donne; 4) ne usiamo solo il 5/10/20%.
Ciclista = drogato.
Clima = non sta cambiando, l’ultimo inverno è caduta un sacco di neve.
Cuore = organo al quale è impossibile impartire comandi.

D

Dimensioni = non contano mai, l’importante è saperlo usare. Intervenire motteggiando: “ah, quindi tu ce l’hai piccolo?”.
Disco
= l’ultimo disco di una band è sempre peggiore del precedente.
Doppiaggio = quello italiano è il migliore del mondo anche se è molto meglio guardare i film in lingua originale.
Droga = termine accostabile a qualunque cosa cambi la percezione e crei una dipendenza: La televisione è una d., Il calcio è una d., Facebook è come una d..

E

Elezioni = una perdita di tempo, tanto non cambia nulla e poi sono tutti uguali (v. Politici).
Emergenza = è sempre straordinaria. Può aprire la strada a Solidarietà (vedi).
Endorsement = anglicismo da usare in luogo di “appoggio”, “approvazione”, “investitura”, “sostegno”.
Esodo = lo diventa il periodo delle vacanze: è seguito da un controesodo da bollino nero.
Estate = ogni anno è torrida.

F

Fabrizio de André = cantautore che andrebbe studiato a scuola.
Facebook
= social network oggetto di critiche da parte dei propri utenti perché non c’è privacy, è frequentato da brutte persone e fa perdere troppo tempo.
Famiglia = 1) quella tradizionale è a rischio; 2) quando è una f. ricca e influente, manifestare stupore se ha allevato un delinquente: Un giovane di una f. bene.
Farfalle = vivono e si riproducono negli stomaci.
Felicità = non piove dal cielo.
Figa
= i maschi ce l’hanno sempre in testa (v. Cervello).
Fila = quella accanto procede più veloce.
Fotografia = di un film, bisogna dire che la si è apprezzata.
Francese = antipatico, snob.
Futuro = ci è stato rubato.

G

Garibaldi = ha rovinato tutti.
Gatti = 1) animali opportunisti e anaffettivi; 2) chi ha un gatto è più sensibile e intelligente.
Gay = 1) nulla contro, a patto che se ne stia lontano e non ostenti; 2) quando ce ne è più di uno si forma una lobby d’influenza; 3) se non sei gay non puoi fare lo stilista.
Gelato = un pasto completo.
Gelo = ogni anno stringe il Paese nella propria morsa.
Germania = Paese dove non esistono limiti di velocità, la raccolta differenziata funziona, si utilizzano energie alternative e gli operai guadagnano il doppio rispetto agli operai italiani. Odia l’Italia per invidia, infatti ogni anno i tedeschi ci vanno in vacanza.
Giapponese = 1) gran lavoratore; 2) educato; 3) pervertito.
Giornalista = sinonimo di fazioso.
Gonna = indumento che se è molto lungo vuol dire che chi la indossa è una fricchettona. Se è corto, è una zoccola.

I

Ideologia = oggi non ne esistono più. Dirlo con tono solenne e nostalgico ma senza esagerare.
Immigrati = vanno aiutati a casa loro. Premettere che non si è razzisti prima di dirlo.

Inglese (abitante) = 1) sempre ubriaco; 2) non si lava.
Inglese (lingua) = non si va da nessuna parte, senza.
Italia = Paese dove non funziona mai nulla ma dove la gente è ospitale, creativa e si bea di buon cibo, sole, mare e monumenti alla faccia di tutto il resto del Mondo che muore di invidia.
Italiani = non sono uniti.

J

Jim Morrison = 1) un poeta; 2) produttore di aforismi.

Note del curatore
1) se qualcuno vuole contribuire suggerendo altri termini (anche per la seconda parte), ben venga! 😀
2) alcune voci non sono lontane dal vero. Ad esempio, Il caso del calciatore è palese: ciò che rende buffa la cosa è il fatto che – come tante altre cose – venga ripetuta più volte come una verità incisa sulla pietra e, come tale, incancellabile. Detto in modo più semplice: stacca l’abbonamento a Sky, allora, e smetti di finanziarli!

E tu, sai farlo in modo discreto?

AVVERTENZA: post dal contenuto ureico.
Sottotitolo: la demenzialità delle cose che leggo su internet non ha confini.
Sto pensando di fare una rubrica a periodicità casuale sulle cose più astruse, demenziali, esilaranti, imbarazzanti (e altri vari aggettivi simili in ordine alfabetico) lette in rete.

Facciamo un passo indietro. Esistono siti che fungono da archivio di articoli sul “Come fare per”, ad esempio Sapere.it, Ewrite.us e via dicendo; in realtà, lo scopo del sito non è fornire guide agli utenti ma accumulare visite, perché da lì proviene il guadagno. A volte questo accade a discapito della qualità dei contenuti, dovendo rispettare delle regole di ottimizzazione (come l’inserimento obbligatorio di determinate keywords) per comparire nei risultati delle ricerche. 3 anni fa scrivevo per un sito del genere che offriva guide e recensioni. Mi occupavo di tecnologia, ma per guadagnare qualche spicciolo in più (si veniva pagati ad articolo + il numero di visite) capitava di dover scrivere articoli assurdi del tipo “Come acquistare palloncini colorati” o “Dove acquistare un pc 486 (in un museo, forse)”. Ma chi diavolo deve ricorrere a cercare su internet una cosa simile?

Quando pensavo appunto di averle viste tutte, sono capitato su wikiHow (che, a quanto ho capito, non è manco un paid2write e non paga per gli articoli: quindi certe cose vengono scritte volontariamente e gratuitamente!). E navigando navigando tra le varie guide, ho trovato questo articolo e mi son detto Fermo! Deve finire nel mio museo virtuale degli orrori!:

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Non linko l’articolo perché non voglio incrementare le visite al sito, però giuro che è la roba più esilarante che io abbia mai letto. E con tanto di disegnini esplicativi su come mingersi nelle mutande o nei jeans e andarsene in giro inzuppati, perché sarebbe così più discreto (???). Ma perché, mi chiedo, perché?
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Ci sono alcune perle encomiabili:

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Sentito? E staccatevi un po’ da Facebook, dal cellulare o da chissà quale altra perdita di tempo! Chiudetevi in bagno a fare esercizio, è divertente! E poi, volete mettere la sensazione di freschezza: la pelle sarà più bella e più idratata. E se avete qualche blocco psicologico nel farlo all’aperto, ecco alcuni consigli:

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Forza! Uscite nel cuore della notte e innaffiate il vostro cancello di casa. Quando sarete pronte, potrete anche organizzare dei pee-party:
– Ciao cara, che si fa stasera?
– Io stavo organizzando una uscita per una bella pisciata di gruppo, tu ci sei?
– Oh, non vedo l’ora! Mi sono allenata tutta la settimana di notte sullo zerbino del vicino!

Ma dove ho compreso la genialità perversa di chi ha scritto una cosa simile, è stato alla fine dell’articolo:

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Non scherziamo su queste cose. Conosco gente che è entrata nel tunnel e non esce più. Se un giorno dovessi avere una figlia, sarò categorico: figliola, drogati pure, ma non iniziare a pisciare di nascosto.

Mi son sentito quasi invidioso e ho cercato una guida per gli uomini. Non c’è, però ho trovato questo

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Giustamente, uno arriva a quasi 30 anni e ha ancora dei dubbi su come funzioni (per non parlare del “quando”!). Ho riso, poi mi è tornata in mente l’immagine dei bagni della mia Università che mi hanno fatto compagnia per 6 anni e ho pensato: oddio, forse c’è veramente qualcuno che non sa come si faccia in modo corretto. Volete sapere com’era entrare in quei bagni a metà mattinata? Vi faccio ascoltare una registrazione: ciaff! ciaff! ciaff!.
E non sto esagerando. Ma c’è tanta gente con problemi all’impianto idraulico o siamo proprio noi maschi a essere zozzi?

Perla finale:

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Caspita, che idea! E io che ho sempre scavato una fossetta nel terreno oppure innaffiato piante e porte!…Beh, sono un gatto, in fondo.

In ogni caso, non ho parole.

E ora, visto che va di moda in fondo agli articoli: dopo questo aver letto questo post ti senti
>=( Arrabbiato
=D Felice
=X Schifato
=( Triste
8′) Scusa, devo andare a mingere in pubblico

Sensoriale. Senso orale. Senza orari.

Senso dell’olfatto
Il mio vero contatto fisico col mondo è dato dall’olfatto. Riesco a toccare, vedere, percepire, dare forma a un corpo esterno identificandone l’odore.

Senso della vista
Flashback.
Non mi convince, qualcosa non va.
Qui, davanti a me, non ci sei tu. Non è avverto lo stesso odore. La biologia potrebbe spiegarmi questa cosa, se solo l’avessi studiata al liceo. Ma cosa cambierebbe? Non è qui, non è ora, non sono le pareti giuste, me ne accorgo dal colore che vedo. Anche le vernici dei muri hanno molecole di odori diversi. Proseguo.
Tic Tac.
È mezzanotte. Un altro anno per me è passato. E anche questa, ora non è più la stessa cosa. Eppure siamo comunque persone fatte della stessa materia di una stanza, come mi accorsi quella volta.

2014-06-11 19.166Senso del gatto
Un flash ancora più back.
Proprio qui, da dove scrivo ora. Lo sento. Anche la gatta lo sa, abbandona il proprio giaciglio per correre ad annusare dei vestiti sul pavimento lasciati senza occupanti.
Le vibrisse vibrano sulle tue molecole.
Nella stanza. Maledetta stronza di stanza.
La tengo chiusa qui in quest’angolo di mura e ippocampo, una stanza rinchiusa nella sostanza cerebrale. E intanto cerco altrove, inseguo nuovi odori perché senza di essi mi sento privo di contatto.

Senso dell’equilibrio
Percepisco questo buco, proprio qui nel petto a breve distanza da un cuore che da piccolo mi dissero era un po’ più spostato a sinistra rispetto alla norma. Comunista!
A me atterriscono i buchi, quelli dove puoi guardarvi dentro e non vedere nulla, col rischio poi di caderci. È come finire sott’acqua all’improvviso: ti verrà d’istinto di chiudere gli occhi. Solo che poi mi han detto che c’è Archimede Pitagorico che ha inventato una cosa che ti spinge su quando sei in acqua. Qui invece nessuno ti spinge su, sento solo una mano che vorrebbe incitarmi a saltare giù ma io non cedo. Almeno finché non sentirò un odore amichevole (amichevole?) provenire dal fondo di questa voragine. Allora saprò cosa cercare.

Senso di smarrimento
Questa città ha il fascino d’un cimitero.
Quel che vedo è pietra, terra e qualche fioca lucina. E queste persone che fanno loro comparsa di notte, somigliano a spettri vaganti.
Io qui non mi ci seppellisco. Piuttosto, vorrei disperdermi come cenere.

Prendisole a quadri

Prendisole a quadri e cagnetto;
che per me il cagnetto accanto a una avvenente fashionciulla (fanciulla fashion) è sempre stato un surrogato del pene. Un po’ come il cagnone grande quanto un metalupo portato col guinzaglio sciolto da parte un giuovine rappresenta invece un’estensione del pene. Enlarge your dog.

Prendisole a quadri (più cagnetto),
passeggia in mezzo a runner improvvisati e anziani con almeno un infarto, che è come una tacca sul fucile di battaglia. A quante ne sei sopravvissuto, tu? – ci si chiede a vicenda.

Il nostro doveva essere un parco pubblico, negli anni è diventato parco pubico. E anche parco fumico e parco alcolico. Ho partecipato a tutte e tre le versioni, in percentuali non omogenee.
Ora è un parco runnico, almeno fin quando le articolazioni reggono facendo dribbling tra il percorso accidentato, anche per evitare 50enni in leggings che marciano affiancate spalla a spalla come soldati, occupando l’intero viale. L’Armata Rozza.

Ci sono lavori in corso,
quella gigantesca gabbia per uccelli arrugginita giusto al centro del parco presto vedrà l’apertura di quel che sembra un fashion bar. Tra un anno ci sono le elezioni, è necessario distribuire concessioni.

Prendisole a quadri (più cagnetto),
l’avrai un volto sotto gli occhiali a 26 pollici?

Gioco di sponda

Dopo “Le illuminanti conversazioni con Madre”, dovrei introdurre la categoria “Le illuminanti conversazioni con amici”. Di questa, più che altro, sono io il responsabile anche se mi dà modo di riflettere su alcuni schemi mentali delle persone.

Scena: Gintoki alla partita di calcetto settimanale. Questa sera è di nuovo uomini e donne misti in campo. Eh, tocca, ogni tanto. Con noi giocherà una tizia che era presente anche l’altra volta: molto brava e anche carina. Bel fisico.

Attori: Gintoki, Amico
Attori non parlanti sullo sfondo: tizia dagli occhi verdi

Dopo la partita dell’altra volta, chiesi al mio amico informazioni sulla suddetta fanciulla:

(ammiccando) Chi è quella?
(l’amico, che capisce le domande dietro le domande, risponde, ma con aria seria e grave) Eh ma quella…
– È fidanzata?
(inclinando la testa di lato più volte, come a indicare qualcosa) No no, è un po’…
– È ammalata?
– …pare sia un po’ dell’altra sponda.
(perplesso) È lesbica? Guarda che si può dire, non è una parolaccia!
– Sì, comunque pare sia così, poi non so.

Rimango in silenzio, riflettendo sul perché una simile notizia richiedesse un tono tanto serio e grave e una conversazione come se fosse una rivelazione da soap, del tipo “devo dirti una cosa…tuo padre non è il tuo vero padre!”. Poi, di colpo, sento il cervello che si spegne, come un vecchio televisore a tubo catodico: ricordate il suono che faceva e lo schermo che si ritirava riducendosi a un puntino primo di scomparire del tutto? Ecco, il mio cervello ha fatto così e dunque poi ho detto:

– Ma senti…è proprio lesbica o solo un po’? Guarda che a me va bene pure metà e metà.
(risata)

Ora, il post sarebbe finito qua, perché ho già cazzeggiato abbastanza. Ma tra cazzeggiamento e cazzeggiamento voglio infilarci qualcosa di più serio travestito da polemica, perché ‘sto fine settimana mi è arrivato con gli attributi girati e ricordare questo leggero episodio mi ha dato spunto per rifletterci.

In particolare, l’atteggiamento del mio amico mi ha colpito: mentre doveva comunicarmi degli orientamenti sessuali di Occhibelli (la ribattezzerò così), aveva abbassato lo sguardo e il volume della voce, assumendo un’aria così seria che – giuro – per un attimo ho pensato stesse per dirmi che le rimanessero pochi mesi di vita. Ma perché? Fa il paio con la fastidiosa formula del “nonostante sia…”, altro atteggiamento che non ho mai amato da parte delle persone. Quelle frasi dette con quel tono pesante e di velata condanna ammantata da una buona parola o da un complimento, come se tu mi stessi regalando un orrendo soprammobile in simil-plastica che cambia colore col tempo, però me lo infiocchetti come se mi stessi per donare una ceramica porcellana di Capodimonte* di inestimabile valore. Ma, a conti fatti, tu mi stai rifilando comunque un giudizio negativo, non fare l’ipocrita.

Mi viene in mente una conversazione con mia zia, di tanto tempo fa. Stava parlando di un suo collega medico e, a un certo punto, ovviamente con tono grave misto a una spruzzata di compassione, fa:
– …È ateo, Ginto.
Poi aggiunge
– Però è una bravissima persona.

No, smettiamola, anzi, che la smettano, per cortesia. Ho deciso altrimenti che comincerò anche io a parlare così.

Comunque sappiate che voi che mi leggete siete brava gente, nonostante siate blogger.

Rido.

* ringrazio Poetella per la precisazione: nei commenti trovate la spiegazione! 🙂

Scatenamenti

Nel mare magnum di vari premi e award e catene finisco anche io con l’incappare, ogni tanto. Dato che è da un po’ che non mi ricapitava, ringrazio corvobianco213 per aver pensato a me e partecipo, che ogni tanto non fa male :D.

1 – Come scegli i libri da leggere? Ti fai influenzare dalle recensioni?
Recensioni? Chi ne ha mai letta una? Scelgo semplicemente in base all’istinto. Qualcosa mi chiama verso un libro, leggo la trama sul retro, sfoglio qualche pagina a caso e se rimango colpito lo prendo.
2  – Dove compri i libri: in libreria o online?
Libreria. Ma anche online, ma solo di quelli che ho già toccato con mano e che prendo online per approfittare di sconti e prezzi più bassi.
3 – Aspetti di finire la lettura di un libro prima di acquistarne un altro oppure hai una scorta?
Ho una lista d’attesa di una quindicina di libri almeno…e non posso entrare in una libreria senza uscirne con un libro in mano.
4 – Ti fai influenzare dal numero delle pagine quando compri un libro?
Mai fatto. Anche se, a volte, guardo il rapporto pagine/prezzo: cioè, 10 euro per un libro di 100 pagine per me sono troppi e allora è probabile che scelga di non comprarlo.
5 – Hai un autore e un genere preferito?
Forse direi Dostoevskij. Ma in realtà non ho proprio un autore e un genere.
6 – Quando è iniziata la tua passione per la lettura?
Non ne ho idea. È iniziata da piccolo, il primo libro credo lo lessi in terza elementare, ma ne ho vaghissimi ricordi.
7 – Leggi un libro alla volta oppure riesci a leggerne diversi insieme?
Sono arrivato anche a 3 in contemporanea lo scorso anno. Attualmente non riesco più, al massimo due.
8 – Se tutti i libri del mondo dovessero essere distrutti e potessi salvarne uno soltanto quale sarebbe?
No, ti prego, ‘ste domande no che mi viene ansia.
9 – Perché ti piace leggere?
Perché posso viaggiare, vedere con la mente immagini che scorrono mentre leggo, come se stessi girando il film del libro…è una figata!
10 – La tua libreria è ordinata secondo un criterio o tieni i libri in ordine sparso?
Un criterio sparso. Da un lato ho messo solo autori russi, dall’altro ho messo solo libri di un editore, in un altro lato libri politici, gli altri stanno messi insieme per affinità tematica o perché mi piaceva l’accostamento cromatico delle coste.

1 – COME TI CHIAMI REALMENTE: Gintoki, che domande!
2 – QUAL È LA TUA VERA ETA’: 29.
3 – E QUELLA CHE VORRESTI AVERE: Va bene così.
4 – QUAL È L’ULTIMO SMS CHE HAI RICEVUTO: Testo: “No, mi dispiace!”
5 – COM’E’ STATO IL TUO PRIMO BACIO: Come uno speronamento tra barche. Prima uno scontro frontale tra incisivi, poi una mareggiata di saliva.
6 – COS’HAI SOGNATO STANOTTE: Una blogger che mi inviava la foto di un tipo che si è addormentato mentre si faceva un selfie, rimanendo col braccio a mezz’aria. Sì, lo so che è assurdo, ma quale sogno non è assurdo?
7 – DOMANI PARTI DOVE VAI: Vorrei tornare in Giappone, ma essendoci già stato dico Scozia.
8 – A COSA STAI PENSANDO: A nulla. Sto scoprendo il piacere di avere la mente sgombra.
9 – COSA FARAI STASERA: Mi faccio un tè e leggo.
10 – SE POTESSI INCONTRARE DAL VIVO UN SOLO BLOGGER CHI SCEGLIERESTI E PERCHÈ?: Eeeh…non lo so! 😀

Adesso dovrei nominare altri blogger a mia volta. Non ho idea di quanti, quindi vado a senso.

http://venereisterica.wordpress.com
http://firesidechats21.wordpress.com
http://musicfortraveler.wordpress.com
http://meunexpected.wordpress.com
http://latisanadellasera.wordpress.com
http://nanalsd.wordpress.com

Vicino a te non ci sto più

Ovvero, quelle persone che ci si ritrova come vicini di posto o durante un viaggio (in treno, autobus, aereo) o quando assistiamo a uno spettacolo e che ci allietano (più o meno) il tempo trascorso in comune. Ecco una lista degli esemplari più interessanti (e anche fastidiosi, in certi casi).

Sapore di male – Quello con l’alito pugilistico in grado di stendere perfino Mike Tyson. Anche con la bocca chiusa riesce a far avvertire alle vostre narici il flusso malefico del cavo orale. Potete avere certezza, inoltre, che aprirà bocca per chiacchierare con voi.

Profumo di male – A fare il paio con il tizio di sopra (a volte si tratta di un’unica persona) ci pensa l’individuo con una poco invidiabile flora batterica ascellare che sparge il proprio afrore nei dintorni, allenando gli altri a battere record di apnea. Con invidiabile disinvoltura alzerà di tanto in tanto le braccia sventolando la pezzatura degli abiti proprio sotto al vostro naso.

Rocchetta – Legge di Murphy vuole che la persona che sarà seduta all’interno dovrà alzarsi più e più volte per andare al bagno, costringendovi a interrompere qualsiasi cosa stiate facendo. Gli attacchi diuretici si intensificheranno appena vi sarete assopiti. Dopo, voi non riprenderete più sonno, mentre il disturbatore, espletate le formalità urinarie, si addormenterà beato.

L’autobiografico – Questa è la mia vita, come cantava Ligabue e come il nostro passeggero ci tiene a far presente. Senza che nessuno gliel’abbia chiesto inizia a raccontare la propria storia personale, con dovizia di particolari. Spesso si tratta di persone anziane e, va detto, è anche piacevole e istruttivo ascoltare i loro racconti. Ma quando incontrate un 45enne single che vuole sapere da voi perché la ragazza che frequenta da un paio di mesi gli dice che devono vedersi solo quando dice lei e lui non ne capisce il motivo, la cosa diventa alquanto imbarazzante. True story.

Il fatto quotidiano – Partendo da un qualsiasi pretesto come può essere il ritardo del treno o dei lavori in corso, comincerà a discorrere di attualità e politica in maniera critica, polemica e pungente. La vostra opinione sarà del tutto irrilevante: in effetti, i suoi discorsi somigliano più a un lungo monologo.

Ciccio di Nonna Papera – Quello che o dorme e russa pesantemente producendo il rumore di un reattore o mangia in maniera scomposta e sguaiata durante il viaggio, spargendo briciole dappertutto, ovviamente anche sui vostri vestiti.

Qui, Quo, Qua – Ovvero, l’allegra famigliola numerosa i cui bambini allieteranno il viaggio non stando mai fermi un solo minuto, urlando, saltando, schiamazzando, rovesciandovi addosso bevande e cibo e tirandovi anche qualche calcio, il tutto nell’assoluta imperturbabilità dei genitori, i quali fingeranno di volerli tenere a bada richiamandoli all’ordine ma in realtà staranno segretamente gongolando perché penseranno che una volta tanto i graziosi pargoli si sfogano rompendo i maroni a qualcun altro.

Libera uscita – Cosa c’è di peggio dei bambini descritti sopra? Un’intera scolaresca, of course. Se non siete muniti di tappi per le orecchie, preparatevi a uscirne storditi a causa dell’interminabile vociare scassatimpani.

Mary Poppins – Una qualsiasi donna di questo pianeta. Durante il viaggio la vedrete  tirar fuori l’impossibile dalla propria borsa o zainetto di dimensioni ridotte. Comincia col lettore mp3, poi prende un libro, poi la merenda, poi l’acqua, poi un altro libro, poi un cappello, poi un maglione…mentre voi starete bestemmiando perché non riuscite a rimettere a posto il pacchetto di gomme che avete preso dallo zaino. La genialità dell’ottimizzazione degli spazi.

Edward mani di frolla – La persona che è in grado di far cadere qualunque cosa che passi dalle proprie mani. E fin quando si tratta del cellulare, di una bottiglietta d’acqua e così via…ma quando dovrà prendere il trolley che è parcheggiato proprio sopra di voi, suderete freddo. Occhio inoltre a quelli che hanno in mano bevande bollenti.

Il Führer – Quello che, come Hitler, ha bisogno del suo lebensraum e tende a invadere la vostra zona. Prima comincia con l’occupare il bracciolo come la Germania fece con parte della Cecoslovacchia e voi pensate Beh, pazienza, in fondo era suo in precedenza e poi a me resta comunque l’altra parte. Mettere in atto una tollerante politica di appeasement è un madornale errore. Dal bracciolo passerà a sconfinare nella vostra zona con il gomito ossuto puntato ai vostri fianchi, mentre le gambe attaccheranno dal basso invadendo anche la zona riservata ai piedi e, in poche mosse, il blitzkrieg sarà compiuto. A quel punto, non lo farete più indietreggiare a meno di non entrare in conflitto aperto.

Il confuso – Chiede se il mezzo sia quello giusto, quali siano le fermate, quale sia la destinazione, se il biglietto che ha vada bene, cosa dovrà fare una volta arrivato e tante altre domande ancora. Vi farà compassione e, una volta che sarete scesi, vi chiederete se riuscirà a raggiungere la meta o finirà a Chi l’ha visto nell’elenco dei dispersi.

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Il commento tecnico – Come un vero opinionista sportivo, sente il bisogno di commentare in maniera inutile e superflua cose ovvie ed evidenti durante la proiezione di un film o la visione di una partita. Di ciò che dice a voi non fregherà proprio nulla, anzi, preferireste che stesse zitto e sperate che non dandogli corda e limitandovi ad annuire si plachi. Non sarà così. Hai fatto bene a sottolinearlo, Fabio (cit.).