Dannata festa delle medie

Ho incrociato per strada il mio professore di musica delle scuole medie. All’epoca era un uomo collerico e dall’aria cattiva, mi incuteva timore. Una volta, esasperato dal fastidio che stavano creando due miei compagni di classe (due rompicoglioni, diciamola tutta) che in contemporanea pretendevano di infilare le gambe in un banchetto singolo, prese quel banco e lo scagliò contro il muro. Per quanto riguarda me, ho perso il conto delle note sul registro e delle volte che mi ha sbattuto fuori. Però, col tempo, come succede sempre in questi casi, un po’ lui l’ho capito. Mi ha fatto strano rivederlo ora: visibilmente invecchiato, magrissimo, le guance scavate. Ho pensato che fosse strano che l’uomo che mi incuteva tanto timore ora non potrebbe far paura neanche a un neonato.

L’altra cosa strana è che proprio in quel preciso istante in cui l’ho visto io stessi proprio pensando al periodo delle scuole medie. Stavo facendo una riflessione: il passaggio dall’infanzia alla prima adolescenza lo segnano le feste. Quando si passa dalla festa da bambini che comincia nel pomeriggio e termina per l’ora di cena, alla festa che comincia nel pre-serale. Quando si passa dal presentarsi ognuno col proprio singolo regalo al raccogliere i soldi e fare un unico regalo. Per la verità c’è stata anche una terza via (c’era qualche teorico neoliberista in classe): niente regalo, raccogliamo i soldi e compriamo da mangiare/da bere. La cosa mi lasciava alquanto perplesso: non dovrebbe essere il festeggiato a offrire da mangiare?

L’iniziativa della festa solidale (che potrei chiamare “chi non paga non mangia”) nacque all’interno del gruppo dei fighi, perché ce ne è sempre uno in ogni classe. In quel gruppo, tra la seconda e la terza media, fui ammesso anche io. Non so bene per quali meriti sul campo. Cominciai a essere invitato alle feste che organizzavano e anche a qualche uscita, eventi dai quali erano esclusi i cazzoni della classe.

Il problema è che io nascevo e rimanevo cazzone. Così, pur frequentando i fighi, volevo mantenere il mio status di cazzone all’interno del gruppo dei cazzoni, che, invece, presero a trattarmi molto male, con prese in giro e brutti scherzi. Faticavo a comprendere la cosa, mi hanno sempre annoiato le seghe mentali di gruppo dinamiche sociali degli esseri umani, mentre invece forse dovrei studiarle di più, nel mio stesso interesse. Che colpa ne ho io – pensavo – se mi fanno fare cose insieme a loro? E poi, mica vi sto rinnegando?!

Nulla da fare. Anche i fighi un po’ si stancarono di me e della mia ambiguità democristiana (non avevate capito nulla! Io sono un anarchico!), compresa la ragazzina della quale ero perdutamente innamorato ma con la quale non mi feci mai avanti. Peccato, col senno di Poe ero sicuro ci sarebbe stata.

Visto che l’ho citata, ci sta tutta:

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26 Pensieri su &Idquo;Dannata festa delle medie

  1. Quel tuo prof oggi sarebbe finito nel primo, massimo secondo, servizio di Studio Aperto. Alle sue immagini dell’entrata in caserma, scortato dai carabinieri, avrebbe fatto seguito la classica mamma indignata (“Io il mio bambino non lo mando più in quella scuola!”) e poi, con ogni probabilità, il reportage sul nuovo trattore di Michele Misseri.

    Per dire, eh.

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  2. Ma ora sei cambiato, vero? Sei diverso, vero?

    Toglimi una curiosità: cosa potevi aver mai fatto tu per meritare note ed esser sbattuto fuori?

    Naturalmente questo commento avrebbe dovuto essere molto molto più lungo, ma stasera la pietà mi alberga nell’animo.

    Il senno di Poe…uhm….

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  3. Ti capisco anche a me le seghe mentali di gruppo non piacciono, preferisco di gran lunga quelle mie in solitaria 😛

    PS: La battuta di Poe… muerta 🙂

    PPS: al nord non si usa pagare per andare alle feste, al nord si usa che se organizziamo una festa per non gravare il costo tutto su uno si divide…. anche se si pensa che i soldi son qua tutti da noi, vi giuro credetemi si fa fatica ad arrivare a fine mese e la condivisione dei costi si chiama amicizia (vi ho dato un’altro punto di vista della stessa cosa 😉 )

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  4. Mmm… ho incontrato unicamente due vecchi professori delle superiori negli ultimi anni. La prima, una professoressa, mi ha guardato, mi ha indicato, ha sorriso riconoscendomi… e ha sbagliato nome (ok, me la sono meritata visto che mi ha sentito chiamarla scimmia a lezione). Il secondo invece si è ricordato di me e non mentiva (probabilmente perché equilibravo i 5 in latino con i voti più che dignitosi in storia – potere dell’equilibrio).
    Gli altri mai incontrati… neanche quella simpatica professoressa che mi ha detto, in gita: “caro Zeus, ti taglio la gola e ti lascio qua”. Avevamo un rapporto particolare. Lei dava note e io le scagliavo la sedia addosso. Anche questo è amore, no?

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  5. Gintoki-dono, nuove sfaccettature del tuo carattere stanno facendo capolino tra le parole che scrivi, dando spessore a quella pellicciona bianca che ti ritrovi.
    Io taccio, ancora provata dalla mia esperienza di insegnanti suore. In una scuola privata. Con le compagnucce che stavano anche a dormire.
    Non posso continuare…mi sento tanto Jane Eyre…

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Si accettano miagolii

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