Ansianità di servizio

Fatico sempre più a sopportare ansiosi e preoccupati di professione. Untori di paranoia che sembra non riescano a stare fermi senza infettare gli altri.

E se poi il treno ritarda di due ore?
E se poi piove?
E se poi finiscono i biglietti del concerto?
E se poi c’è sciopero?

E se poi, cosa? Troveremo il modo di ovviare o ce ne faremo una ragione. Ma placati, per cortesia.

Quando frequentavo l’università man mano che ci si avvicinava all’esame ricordo aumentavano anche le domande.

E se poi ti chiede proprio quella cosa che non ricordi?
E se poi gli parli di quell’argomento e lui fa altre domande?
E se poi quel giorno sta nervoso?
E se poi gli porti la tesina e a lui non piace?

La soluzione
Io rispondevo sempre con una scrollata di spalle e uno spensierato “sti cazzi”. Lo spensierato “sti cazzi” si differenzia dallo “sti cazzi” vero e proprio perché meno aggressivo. L’interlocutore si potrebbe offendere davanti a una risposta volgare. Mentre lo spensierato “sti cazzi” è più leggero e, inoltre, lascia l’ansiopata di turno interdetto, perché spiazzato dal trovarsi di fronte una persona che se ne frega.

Fortuna che i colloqui di lavoro sono cose personali e private di cui nessuno viene a sapere, altrimenti la tortura si ripeterebbe.

In ogni caso non ne posso più. Ogni conversazione così sono per me scatti di ansianità che maturo. Voglio la pensione.

81 Pensieri su &Idquo;Ansianità di servizio

  1. Penso che la categoria degli ansiosi all’Università sia quella che riesce a irritarmi di più. Mi ricordo i tormenti della gente pre-esame: il rincorrere la gente e chiedere le domande che il prof ha fatto (tanto se le ha fatte a lui, non le farà a te), il rispondere più veloce dell’interrogato (bravo, ma vale la risposta sopra), l’essere impanicato/a perché non sai praticamente tutto il libro (se vogliono inchiappettarti, lo fanno comunque) e via dicendo.
    Fra tutte le categorie, quella più balzana era la categoria “ragazza in attesa dell’esame”. Prevede, nell’ordine, ansia a catinelle, proclami di “non so niente”, “non ho studiato”, “mi mandano a casa”, una lacrimuccia.
    Finale prevedibile: lei prende 30 e tu, nelle stesse condizioni (senza lacrima), prendi 21… e ti poni delle domande…

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  2. Mostrare spensierato menefreghismo all’ansioso produce , in quest’ultimo,un effetto a catena di attacchi di panico causati da mancanza di autostima e desiderio, inattuabile, di emulazione del distacco.
    L’ansioso ama essere ansioso. Diciamolo, ohhhhh!

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  3. Dopo anni di ansietà ossessivo-compulsiva ho capito una cosa: tanto se deve andare male,andrà male,quindi…perché preoccuparsi?!?!
    Ci sono voluti anni e anni di bile e fegato spappolato (anche per esigenze lavorative) per arrivare a questa massima di vita! u_u

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      • Esattamente! Come per la questione “programmi a lungo termine”…ho un cv di tutto rispetto su programmi a lungo termine dettagliatissimi andati poi bellamente a quel paese (come sono fine di prima mattina!XD), biglietti per eventi comprati (speso un fottio di soldi anche) e poi lasciati lì…

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  4. Io sono come te: ansiosa che introietta, che non sopporta gli ansiosi che esternano. E vivo con 2 ragazze che prima di ogni esame sono fiumi di lacrime per una settimana. La disperazione!

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      • Sì, assolutamente. Ma credo che il problema essenziale in ambiente universitario sia che gli esaminatori vengono visti come mostri assassini e quindi ci di perde in paranoie inutili. Le due ragazze di cui sopra si stupiscono del fatto che io saluti e chieda “come sta?” entrando agli esami. Mah…

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        • Sì, esiste anche un problema in tal senso di esagerazioni sui docenti con conseguente fiorire di leggende metropolitane, questo acuisce il clima di terrore.

          Beninteso, esistono docenti che sono realmente dei casi umani di follia, ma su 30 esami che tutti siano così…beh, francamente mi sembra un po’ difficile

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  5. Mia madre e mio fratello sono così. Il mio capo e una mia collega sono così. Considerato che invece il mio “sti cazzi” è piuttosto rilassato, nonostante oggettivamente la mia vita sia un incastro di molte cose, devo avere un equilibrio mentale piuttosto buono… 😀

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  6. la mia variante a “sticazzi” è un aneddoto di un caro amico, nel pieno di un momento di ansia (o ansia da prestazione, la differenza è sottile) per un lavoro di taglio da ultimare su dei tessuti entro breve insieme alla sua responsabile che, con accento tedesco (essendo tedesca, non per sfottò), lo guardò con pacatezza negli occhi dicendo semplicemente: “XYZ, che proplema z’è? male che fa, zpaglieremo tutto, no?”.

    (e comuqnue: clap, clap, ed ancora clap ad uno dei titoli più belli che io ricordi)

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  7. Sono ansiosa, me ne rendo conto e sto cercando di smettere… Probabilmente entrerò in una comunità di recupero per ansiadipendenti.
    “Ciao sono Jelly e non butto ansia addosso aglia altri da 2 mesi”
    Tutti in coro “Ciao Jelly!”

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Si accettano miagolii

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