La solitudine del bassista

È lì, lo vedo.
Nello spazio prospettico del palco occupa la seconda fila, tagliata lungo un’ideale linea di demarcazione sonora. È un’ombra. Composto, ordinato, la testa piegata a occultare gli occhi al pubblico, del quale non cerca mai lo sguardo.

Quando si muove non avanza mai, arretra in terza fila verso il punto di fuga dove regna il batterista. Lo cerca, prova a costruire un’intesa per trovare visibilità e brillare di luce riflessa, come un satellite.

Del bassista avverti la presenza ma non la forma. Che voce ha? Che volto ha?

Il bassista ha una vita da mediano. A parte qualche significativa eccezione.

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