I cento metri – Al mercato dei ricordi

Cento metri di strada. Il Paese Reale.
Esco dalla stazione e mi accoglie un cordiale odore di piscio. Un autobus mi passa davanti regalandomi un aerosol di gasolio del ’90. Ottima annata.

Sul marciapiede, dei Testimoni di Geova distribuiscono opuscoli per ricordarti di tenerti pronto al Giudizio Universale. Io tiro dritto. Nel caso, per l’udienza finale mi procurerò dei buoni avvocati:

Saul Goodman

Dr. Gonzo

E già che ci sono, mi porto dietro il buon Walter Sobchak perché non si sa mai

Attraverso la strada attivando i sensi di ragno, perché la corsia preferenziale è un concetto opinabile.

Incrocio la solita vecchia coi capelli rossi e i leggings che bazzica di lì. Un’immagine che ogni volta mi provoca il desiderio di strapparmi i bulbi oculari.

Pesci rossi che nuotano in una vaschetta di polistirolo. Oggi sono tutti grigi. Avantieri ce ne erano alcuni rossi. La settimana scorsa, erano in maggioranza rossi e un paio grigi. Voglio sperare che ingrigiscano per vecchiaia fulminea o che quelli rossi vadano a ruba. Voglio sperare.
Sul lato opposto, il consueto venditore che da vent’anni (ch’io ricordi, potrebbero essere di più) vende automobiline di plastica e tubi per la doccia. Canzoni neomelodiche diffuse nell’etere. La pizza a portafoglio, un euro per sbrodolarsi di piacere. A quello che ha inventato il cono-pizza, dite di andare a farsi un giro.
Tanto pesce fuori la pescheria. La nottata sarà andata bene. Svolto l’angolo e un pakistano mi viene incontro. C’è sempre un pakistano che appare quando svolto quell’angolo, anche se è sempre diverso. Quanti ne sono? E, soprattutto: dove si nascondono quelli che appaiono in caso di pioggia?

Un femminiello[1] parla in modo concitato con un uomo.
Bambine di 8-9 anni camminano per strada a gambe larghe e pugni stretti come sceriffe.
L’alimentari che utilizza il marciapiede come corsia aggiuntiva per i propri scaffali di merce. Il negozio di bigiotteria del pakistano.
Il muro della scuola dove qualcuno ha lasciato una dedica sgrammaticata. Proprio lì di fianco, ha aperto uno pseudo circolo sociale-culturale. Ci sono anziani seduti al tavolo a giocare a carte all’interno. Altri tre anziani seduti fuori a chiacchierare. È scientifico: aprite un locale che dà sulla strada, arredatelo in modo essenziale con un tavolo al massimo e tante sedie e questo attirerà gli anziani.

Auto che parcheggia nello spazio in cui entrerebbe al massimo un triciclo.

Uno sgabuzzino aperto fronte strada. Davanti c’è un tavolino. Sopra il tavolino, una vaschetta in cui sono esposti in vendita due pezzi di baccalà. Qualche mese prima lì avevano un sacco pieno di noccioline. Prima ancora, un paio di sacchi di segatura. E poi, ancora prima, qualche fuoco d’artificio. Sempre tutto esposto alla vendita. E poi non ricordo altro, ma quello sgabuzzino fronte strada è un’attività commerciale che mi ha sempre destato perplessità. Meglio non farsi (e non fare) domande.

[1] Non chiamatelo semplicemente travestito. Il femminiello è un’icona sociale e culturale.

Cento metri più densi di fatti e cose di un’enciclopedia. In fondo, questa è enciclopedia umana. Lì il tempo pare che si sia fermato. Se tornassi tra 10 anni, troverei le stesse scene.

A cento metri da casa mia, invece, non c’è un bel niente.
Oggi, uno striscione fuori la villa comunale annuncia un “Mercatino dei ricordi” indetto per la prossima domenica.

Chissà se potrò portarvi i miei di ricordi, per venderli.
Chissà se qualcuno li vorrà. Sono ingialliti e accartocciati, come foglie d’autunno .
Come me, nel Novembre dei miei pensieri.

20 Pensieri su &Idquo;I cento metri – Al mercato dei ricordi

  1. Dai, ad Agosto scendo per matrimonio di mia cugina. Hai descritto tutto perfettamente. Ecco, forse solo gli odori io li sento più forti, quelli di dolci e di mare.

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