Shah Mat

Alfiere Nero attacca Regina Bianca.

Qualcuno poggia nella mia mano un bicchiere con un liquido ambrato. Annuso. Emana un effluvio di legno affumicato. Intorno a me risa, urla, pianti, lingue che si cercano. Mi allontano, cerco rifugio nell’ombra, perché è da lì che provengo ed è lì che anelo ritornare. A passo lento, come nella mia condizione immutabile di pedone. 13 passi, 13 come un numero poco propizio.

Guardo dentro il bicchiere. Lui guarda dentro di me e vi trova l’abisso nel quale tuffarsi. Un ganglio nervoso mi si blocca, il mio umore scivola verso l’infastidito ostile. Comincio a imprecare. Preferirei tornare a casa.

La Regina Bianca intanto è caduta.

Andiamo via. Accelero il passo volando sul basolato. Adesso ho il passo della torre, quella in cui mi rinchiudo.

La bellezza di questa città sta nel suo centro di vie e piccoli vicoli dal sapore antico, che parlano di storie diverse. La bruttezza sta nel sudicio che trasuda e che vorrei lavare via con gli idranti e, se di tempo ne avanza, cogliere l’occasione per lavare anche i miei pensieri.

Shah Mat, Monsieur. Un’altra partita?

No, grazie. Io non so neanche giocare.

Lune pallide

Cara Cassandra,

perdonami, ero in errore. Non somiglia a te. I sensi offuscati per un attimo mi avevano dato tale speranza.

Riprendo la mia ricerca, nocchiere solitario sulla mia navicella.

Cassandra,
forse pure ciò avevi previsto.