Esemplari social che ti rendono asocial

La bellezza (o la bruttezza) di Fb è che ti fa scoprire cose sulle persone che conosci di cui non avevi alcun sentore o sospetto. Il che ti lascia con la domanda: ma davvero ho questi personaggi tra le mie cerchie?
Mi sono addentrato nel loro habitat naturale a rischio della mia incolumità per cercare di carpirne i segreti.

Il Dagospia – Il contestatore, il “Vergogna!”, quello che “Chissà cosa c’è dietro”, l’uomo del “Quanto hanno speso?”. Solitamente si interessa all’attualità, spaziando tra politica ed economia. A volte commenta la cronaca nera per dire la sua versione che non coinciderà ovviamente con quella degli inquirenti. Non definitelo giornalista mancato, perché odia i giornalisti. Quando è stanco utilizza la tecnica del “Show, don’t tell” e diventa contestatore silenzioso: non scrive alcun commento per le cose che pubblica ma si limita a condividere articoli, immagini, video scomodi o provocatori per dimostrare qualcosa. Romanziere.

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Quello delle verità nascoste – L’unico scopo della sua presenza su Facebook è quello di rivelare a voi comuni mortali la presenza di basi militari segrete sotto le vostre cantine, esperimenti per creare ibridi uomo-Borghezio, tunnel sotterranei creati da un popolo mitico per evitare i caselli autostradali. La sua distribuzione di bufale supera quella di un caseificio di Agropoli, trovando anche consenso tra qualche suo contatto che condivide perché “non si sa mai, magari è vero”. Coincidenza? Io non credo.

Il buon pastore – Non passa giorno che non ricordi ai suoi contatti la grandezza di Dio, citando qualche passo del Vangelo o pubblicando immagini di Angeli e Gesù. Sostanzialmente innocuo, può diventare rancoroso e feroce in presenza di temi scottanti e molto sentiti. Può occasionalmente entrare in contrasto con Quello delle verità nascoste quando si ritrovano in territori di interesse comune: il Vaticano, la Bibbia, i miracoli e così via.

Il ninja – Non aggiorna il proprio profilo da quando si è iscritto, non pubblica nulla dal 2008. Qualcuno pensa che sia estinto, qualcun altro ha dimenticato anche di averlo tra gli amici. In realtà la sua caratteristica principale è quella di essere invisibile ma presente. Quando lo incontri per strada ti dirà cose del tipo “Ehi, ti ho visto in foto con quella tizia, quella che frequenta il corso di accordatura di violino ed è stata a Orgiate di Sopra, è la tua ragazza?” e tu cerchi di ricordare a cosa diavolo si stia riferendo e perché sappia più cose lui di te. Inquietante.

La Volina – Quella che passa le proprie giornate a condividere immagini artistiche di un uomo e una donna abbracciati/che si tengono per mano/che si baciano, magari nudi in penombra, con accanto scritte del tipo “L’amore vero è quello che bussa alla porta e ti prende e ti porta via e la vita è un mazzolino di speranze nell’angoscia della notte”. Il suo guru è Fabio Volo, del quale oltre a condividerne estratti dei libri comincia a imitare lo stile, scrivendo perle di saggezza del tipo “Se non hai emozioni non ti emozioni”, “Se non ami non stai amando”, “Se non hai chiuso il gas occhio che ti scoppia la casa”. Si consiglia di assumere Brunello Robertetti.

La bocciofila – Quella che cambia immagine del profilo due-tre volte al giorno, rigorosamente mettendo in primo piano le sue generose ghiandole mammarie. Il commento tipico alle sue foto (proveniente dal pubblico maschile) è “Come sei bella!”. I più originali tentano di sviare dall’oggetto delle loro attenzioni scrivendo “Che bel sorriso!” o “Che begli occhi!”. I più arditi si lanciano in un “Bellissima, sei un amore”. In realtà stanno pensando tutti a una cosa sola e non è la squadra del Fantacalcio da schierare domenica. Il nemico tipico di questa donna è Il Dagospia, che nella sua veste di moralizzatore e contestatore pubblico le farà notare con tono pungente l’uso e abuso delle bocce. Al che la nostra eroina reagirà rivendicando la libertà di una donna di esibire quanto le pare le proprie mammelle e aggiungendo che se uno si focalizza solo su quelle è evidente che sia un cosiddetto morto di f. e così via, perpetuando uno scontro che va avanti dai tempi di Adamo ed Eva (che mostrò le sue grazie al serpente tramite Whatsapp).

Il collezionista Per lui Facebook dovrebbe chiamarsi Fuckbook, da bambino collezionava le figu, ora da adulto colleziona le fighe; l’elenco degli amici è in realtà un catalogo IKEA dove andare a pescare i pezzi più convenienti tra un vasto assortimento. Cacciatore instancabile, la sua tecnica si basa sulla quantità: più contatti uguale più possibilità. La sua preda preferita è La Volina, da lui ritenuta ingenua e desiderosa di attenzioni e perciò cedevole. Il suo nemico naturale è La donna cornuta, per questo motivo la specie del collezionista non gode di un’elevata longevità. Non è inusuale, infatti, che un esemplare finisca spesso pubblicamente sputtanato da un’amante tradita o raggirata. Ho visto account craccati dove donne furiose rivelavano tutte le trame di questo individuo. Ma come l’araba fenice, Il collezionista è in grado di risorgere dopo un periodo di oscurità sotto le spoglie di un altro account. Per ricominciare imperterrito.

Il PR – Appena dopo che l’hai aggiunto dovrai immediatamente bloccarlo, perché comincerà a inondarti di notifiche. Il PR si nutre di eventi, da lui organizzati o pubblicizzati da altri. La sua tecnica è la raffica di inviti. L’habitat naturale è costituito da un divano e un tavolino basso. Presente in migliaia di foto sempre con un sorriso a 64 denti come un politico in campagna elettorale, ha il suo alleato principale nella Fashion Victim che partecipa alle sopracitate serate, quella che non va in discoteca ma va “nel locale”, perché discoteca è un termine antico. La F. V. pubblica regolarmente reportage fotografici dei suoi fine settimana, passati sotto una decina di filtri Instagram che, aggiunti agli strati di trucco – pardon, di make up – del soggetto, le donano l’aspetto del clown del McDonald’s.

L’aquila – È responsabile dei maggiori traumi da craniate sul muro, perché quando vedi una persona che non è in grado di afferrare concetti elementari o di cogliere l’ironia, l’unica reazione possibile è una testata contro il cemento per dimenticare. Vive in simbiosi con Quello delle verità nascoste, come il pesce pilota per lo squalo o l’uccello-guardiano per il rinoceronte: per la sua boccalonaggine è infatti il primo a cibarsi delle baggianate del sopracitato individuo.

ScroogeWebEbenezer Scrooge – Quello che passa il tempo a contestare tutte le mode e le tendenze della rete, a denunciare futilità e consumismo delle feste comandate, a etichettare tutto come una fandonia, una bubbola. Ovviamente odia tutte le categorie presentate qui sopra.

E adesso provate a indovinare che tipologia sia io 😀

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49 Pensieri su &Idquo;Esemplari social che ti rendono asocial

  1. Gin, volevo dire la mia, ma sono rimasta folgorata dal botta e risposta tra te e Zeus 😛
    comunque volevo contribuire alla classificazione con qualche altra categoria:

    a) quelle che su FB si spacciano per alternative, fuori dagli schemi, schiette, e senza peli sulla lingua, e che poi nella vita reale sono più conformiste di Fabio Volo;

    b) le gattine: quelle che pubblicano quintalate di autoscatti con il loro visino triste, pensieroso, spaurito che sembra chissà quali sciagure le siano capitate nella vtia, ma poi in realtà è tutta una tattica per racimolare “like” e commenti lusinghieri dai morti di f. di cui sopra

    c) i fidanzati con i profili di coppia tipo Ubaldo Ubaldi e Sharon Sciatta. questi direi che si commentano da soli

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  2. Sono più che convinta che i social siano l’alter ego della personalità ciò che vorremo essere e, per qualsiasi circostanza, non lo siamo. Così, per dar sfogo a questo fantasma, che altrimenti potrebbe portarci gravi disturbi psichici, ci richiudiamo in un profilo apparentemente riconducibile ad uno dei prototipi che hai elencato qui sopra….

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    • Io penso che sia sempre una versione di noi stessi, un’immagine che varia a seconda del contesto. Come i noi stessi che sono al lavoro, a scuola, in palestra, il sabato sera: siamo sempre noi ma diversi, perché adottiamo codici comportamentali, comunicativi e relazionali diversi. Penso che su internet sia la stessa cosa. Con la differenza, però, che internet (e a maggior ragione i social) ti danno più libertà e, entro certi limiti, più controllo. Quindi, sì, è facile cadere vittima della sindrome da personaggio

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  3. Questo post mi ha ricordato perché a settembre ho chiuso con Facebook.
    E da settembre sto da Dio.
    Hai però dimenticato quelli, anzi QUELLE perché sono praticamente solo donne, che su Facebook lo usano solo per vantarsi di quanto perfetta sia la loro vita, scrivono che in università prendono solo 30ellllode che il loro partner fa loro regali a compleanno-Natale-onomastico-anniversario-mesiversario-settimanaversario (regali costosissimi e azzeccatissimi, mentre il mio una volta per il compleanno mi ha regalato una tavoletta di cioccolata del Carfùr) e postano foto a gogò del loro gatto (perfetto pure lui, mentre il mio cià le micosi e mi perde ciuffate di pelo sul letto e mi vomita a spruzzo in camera).
    Queste individue io le chiamo “banconote da trenta euro”.FALSE, NON CREDIBILI E VORREI FARLE A PEZZI CON LE MIE MANI.

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  4. Oh come è vero!! Un mio ex appartiene alla categoria dei collezionisti, ha circa 600 contatti di cui 500 sono donne quarantenni con pseudonimi tipo “Dolcemente Complicata” e foto profilo di loro in discoteca con l’amica del cuore e maglietta con scritta “stasera faccio la brava”, che puntualmente a un certo momento si trasformano in “Ferocemente Vendicativa” e lo sputtanano spiattellando le sue tresche pubblicamente!
    Concordo sul fatto che c’è anche la categoria “mamme” che pubblicano tonnellate di foto dei loro marmocchi tutti impiastricciati di omogeneizzati, nonchè interessanti (…) articoli sul latte in polvere e sul valore educativo dei giocattoli in legno. Farò un esame di coscienza per capire a quale categoria appartengo…intanto complimenti, il tuo post mi ha fatto tanto ridere!!

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Si accettano miagolii

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