Mento, quindi sono

Le persone mentono.

Che scoperta. Il fatto è che mentono persone insospettabili, persone che ritieni equilibrate e che, soprattutto, non avrebbero motivo di mentire perché la cosa non ha alcun vantaggio pratico.

Potrei comprendere la balla con scopo. Comprendere ma non approvare, beninteso. Se è prodotta in vista di un fine acquista più senso di una balla fine a sé stessa.

Non che io riesca a usarla. Più che mentire preferisco partire da una base di verità e gonfiarla, una tecnica che adotto nei colloqui di lavoro. Se svuotavi i cestini della differenziata, racconterai che eri l’addetto alle politiche ecologiche dell’azienda, ad esempio.
Chiamatela pure realtà aumentata.

Questo ha almeno un fine, uno scopo. Ma che – ad esempio – persone che conosco appena e nella cui vita non ho alcuna influenza raccontino una balla non lo concepisco: cosa cambia? Cui prodest? Non conoscendoli avrò più difficoltà a smascherare una frottola? Torniamo alla prima domanda, sul che cosa cambi.

Per me c’è del patologico. La menzogna acquista il potere di definire un’identità. Mento, dunque sono.

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