Vita di C.

Oggi ho saputo che C. è venuta a mancare.
Eravamo stati compagni di classe alle elementari ma poi non ci siamo più visti per 20 anni quasi. Posso dire che in realtà non ci conoscevamo. Eravamo in contatto su facebook ma credo non abbiamo mai scambiato due parole. È uno di quei casi in cui ci si scambia i contatti in nome di un denominatore comune, nel caso specifico la scuola (tra l’altro ricordo era il motivo per cui fb veniva propagandato: recuperare ex compagni), ma poi si è in realtà dei perfetti sconosciuti. Com’è naturale, dall’infanzia all’età adulta si cambia, si diventa altre persone. Anche io che dico in giro di non essere mai cresciuto, in fondo son cambiato.

Quando mia madre mi ha detto che le avevano riferito questa tragica notizia, ho pensato di verificare. Capita che vox populi dia per scomparse persone vive e vegete.
L’unico modo che ho trovato per avere conferma era controllare la pagina facebook di C.. Ho letto i messaggi dei suoi amici e lì è diventato, purtroppo, tutto ufficiale.
A pensarci è agghiacciante, in effetti. Una cosa è vera se compare su internet. Sogno uno scenario apocalittico in cui un bel giorno internet si spenga all’improvviso. So che è impossibile, ma immagino un collasso globale, chiedendomi che farebbero le persone. Secondo me sarebbe paragonabile a uno scenario post nucleare, con gente che brancola persa e che si uccide per la sopravvivenza.

L’altra cosa assurda di cui non mi capacito è che giusto ieri avevo pensato a C..
Per caso, stavo ripensando per non ricordo quale motivo alla mia infanzia. Riflettevo sul fatto che essendo io nato a febbraio, mi sono iscritto in prima elementare a settembre all’età di 5 anni per non dover perdere un anno per aspettare i 6 compiuti. Il risultato di ciò è che ero visivamente piccolino rispetto agli altri bambini. Un gap fisico e mentale che mi son portato dietro per anni.
Cosa c’entrava C.? C’entrava perché intorno la seconda (o forse terza) elementare, cominciò a piacermi. Si sa come funzionano queste cose a quell’età, si confessa la cosa al proprio amico, che la dice a un altro che la dice alla compagna di banco femmina che lo dice poi alla diretta interessata. E tutto questo all’interno della stessa classe, pensate se fosse stata un’altra sezione che giro di passaparola si sarebbe dovuto fare.
La diretta interessata poi disse alla compagna che disse al compagno di banco che disse al mio amico testuali parole: “Pfui! Quello mi arriva qua (indicando con la mano all’altezza della spalla più o meno)”.
Che cattiveria. I bambini son malvagi. Voi li immaginate tutti bellini angelici ecc., invece sono diabolici.
E poi non ero così basso né lei era una gigantessa. Credo le arrivassi al naso.

Non conosco bene i dettagli della sua scomparsa, ho saputo qualcosa ma preferisco non approfondire né riportare qui. Mi sembra di andare a rimestare come un giornalista di Studio Aperto. Come rallentare in autostrada gettando lo sguardo all’incidente.

Avrei altre considerazioni da fare, su internet, la vita, la morte, ma preferisco rimandare e, per una volta, tacere.