Coraggio, su, fatti digitalizzare

Ho iniziato a frequentare un breve corso di cinema. Per carità, non ambisco né a diventare regista né a fare lo sceneggiatore. Anche se tra le millemila cose che sognavo di fare da fanciullino c’era anche quella di fare il regista, mentre ai tempi del liceo ho pensato invece di fare lo sceneggiatore. Quando ho scoperto quanto fosse grama la vita di quest’ultimo (almeno in Italia), ho lasciato perdere. E faccio vita grama lo stesso.

In ogni caso, il corso è una piccola panoramica sul cinema, per capire meglio alcune cose che sfuggono ai non addetti ai lavori. Ieri come lezione introduttiva si è discusso del passaggio dal sistema analogico a quello digitale: il 31 dicembre 2013, infatti, segnerà la fine della pellicola cinematografica. In pratica ciò che è stato il cinema sino ad ora fino a diventarne il simbolo per eccellenza, entrerà a far parte del passato, come un’anticaglia qualsiasi. Che io sappia, solo la Kodak ormai era rimasta a produrre le pellicole.
In realtà già adesso molti registi si erano adattati al digitale, ma la schiera dei puristi del settore è nutrita. Ma se oggi è ancora possibile girare in triacetato, da gennaio 2014 sarà molto difficile. Qualche regista che vorrà dare un tocco artistico alla sua opera potrebbe pensare di girare su pellicola, ma la cosa credo incontrerebbe costi e difficoltà tecniche molto difficili da sostenere, soprattutto per le produzioni indipendenti.

Qual è il punto che si critica maggiormente? È che la pellicola ha una sua pastosità, un suo calore che il digitale non ha e non è in grado di rendere. Semplificando, è la stessa differenza tra un vinile e un compact disc, potremmo dire. Non a caso il vinile ha trovato una seconda giovinezza e una piccola schiera di appassionati che ne compra c’è ancora.

L’altro punto su cui si sofferma la critica dei puristi e sul quale non mi trovo molto d’accordo, invece, riguarda la schiera di “dilettanti allo sbaraglio” che il digitale ha incrementato e che continuerà a produrre. È innegabile che il digitale semplifichi la vita e, soprattutto, con la possibilità di fare tutti gli interventi del caso in post produzione, può far aumentare la superficialità nel girare, per la serie “buona la prima”. D’altro canto, io credo che se è vero questo è anche vero che la qualità emergerà sempre. È la stessa cosa avvenuta con la fotografia: con i software che ci sono in giro chiunque può fare foto artistiche, ma non è che si diventa così i nuovi McCurry o Cartier-Bresson. Il tocco d’autore farà sempre la differenza, cambierà il modo di applicarlo.

Al di là di ciò, è epocale ciò che avverrà. E allora mi viene da pensare, quante cose sono state introdotte e altre ancora entrano nelle nostre vite negli ultimi anni. Magari non ci facciamo nemmeno caso, mi sembra che siamo assuefatti al tecnologico. Mi chiedo se sia sempre stato così.
Immaginate nell’800, quando muoveva i primi passi il fonautògrafo (il trisnonno del lettore mp3), ad esempio, se la gente ne parlava in questo modo:

Lord Gintoki*, avant’ieri giustappunto si discorreva riguardo questo inusitato meccanismo che ruberebbe la voce di un individuo per poi ripeterla! Ah, che tempi. Macchine a vapore! Ali di legno per volare! E ora marchingegni che sottraggono la voce! L’umanità sta precipitando nella barbarie!
Lo chiamano progresso. Dai tempi del Prometeo l’uomo anela di sottrarre ciò che appartiene al divino. Ora lo sta realizzando. Chi ha bisogno di un dio, quando c’è il vapore?
Ah, voi, voi! Coi vostri Voltaire e le vostre bestemmie, ci trascinerete tutti all’Inferno!

E via così.

Ieri eravamo in un cinema e siamo entrati in sala proiezione. Ero quasi tentato di rubare qualche striscia di pellicola dagli scarti buttati in un angolo, così, per ricordo. Mi pento di non averlo fatto, ma davanti agli altri mi vergognavo.

E voi? Cosa ne pensate? Il cinema non sarà più quello che è stato o non ve ne frega una beneamata hehe :D?

* Nell’800 io sarei stato sicuramente un Lord, coi basettoni e la camicia col collo ingessato u_u

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21 Pensieri su &Idquo;Coraggio, su, fatti digitalizzare

  1. Un’altra di quelle cose “romantiche” che se ne va. Non sono un’intenditrice di film e pellicole varie,ma se si trattasse di libri (come di fatto sta accadendo con gli e-reader),sarebbe un dispiacere enorme. Metterei su un traffico illecito di carta stampata!

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  2. In un certo senso non me ne frega una beneamata :D, nel senso che mi lascio sopraffare dalla tecnologia che avanza e per molte cose la adoro. Dal punto di vista romantico – sentimentale mi dispiace moltissimo e mi fa anche un po’ effetto – anche se non credo di aver mai visto una pellicola … Credo che tu abbia ragione quando dici che non è la stessa cosa, come vinile e cd insomma. Ma sono tornati, di nicchia, da collezione, ma il vinile è il vinile! Anche se il cd si “sente meglio” … sarà che forse il vinile è la mia fanciullezza, è parte della mia infanzia … sì forse alla fine di tutta sta manfrina … sono una sentimentale e basta 😛

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  3. Non me ne frega una beneamata, diciamo così. Secondo me, come giustamente affermi anche tu, il digitale è senz’altro più comodo oltre a ridurre i costi di produzione. Si può girare con tutta libertà (la pellicola costava un botto!) e poi il formato del file è già adatto alla post-produzione, ormai indispensabile quanto, se non addirittura di più, il girato stesso. I “dilettanti allo sbaraglio” non sono vera concorrenza, suvvia. Il regista vero è quello che ha studiato le tecniche di ripresa e di cinema ne se ne intende davvero, pur avendo la possibilità di girare a costo zero, studia prima le inquadrature e taglia fin da subito il superfluo. Sarebbe un po’ come dire che per colpa dei blog, ora come ora, i veri scrittori sono scomparsi. Sappiamo tutti che non è così! 😉

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  4. Ci sono due scuole di pensiero che litigano come Batman e Joker su questa tua apparentemente semplice domanda.
    Dal vinile siamo passati alle musicassette, dalle musicassette ai cd, dai cd agli mp3, dagli mp3 al cloud.
    L’unico legame che abbiamo con questi oggetti è il romantico ricordo di una vita vissuta.
    Si perché leghiamo al vinile il suono di sottofondo che ci riporta all’infanzia, alle sere con mamma papà e nonno.
    Ai primi lettori musicali la novità di camminare per strada sentendosi in un film con una propria colonna sonora.

    Romantici sentimentalisti che pur di non perdere neanche un secondo del loro passato non vedono i ricordi che potrebbero crearsi in un futuro.

    Nonostante io abbia 24 anni so apprezzare la delicatezza e la fantasia che si nascondo dietro alla pellicola, perché senti davvero il lavoro umano, la fatica di altri, il loro duro lavoro.
    Ma se ci fissiamo col tanto doloroso quanto rassicurante “era meglio prima”, non andremo nè indietro nè avanti. Rimarremo bloccati che è ancora peggio.

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    • Ti ringrazio per la riflessione 🙂

      Ma sì, in effetti il “conservatorismo” pur se spinto dalle più nobili intenzioni (il romanticismo, il sentimento, eccetera) finisce per essere deleterio. E preclude poi nuove opportunità

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  5. Sai che non so cosa rispondere. Cioè, non mi sono mai posto il grandissimo problema del digitale e pellicola, io ho sempre guardato la sostanza, il film che riproducevano. Poi ci sono argomenti su cui divento talebano, es. i libri. In quel caso, nonostante l’indubbia comodità dell’e-book, la carta stampata (e la scomodità relativa quando stai cercando di leggere, mangiare un panino e telefonare è impareggiabile) è sempre vincente. Sui file musicali, invece, sono ambivalente. Un giorno propendo per uno ed un giorno per l’altro. Un giorno vado per il calore del vinile ed un giorno per la perfezione del CD.
    Il film, invece, mi ha sempre lasciato particolarmente indirifferente. Capisco il romanticismo, il “ecco che una delle grandi cose del passato che ci lascia soppiantata dall’avvento del presente”, ma in realtà è che il digitale ha permesso innovazioni, abbattimento di costi, facilità di lavorazione etc.
    Concordo con Ghostbox su una cosa: sicuramente ci sarà un’aumento di “dilettanti allo sbaraglio”, ma rimaranno sempre tali. Sempre dilettanti. Non saranno mai registi veri e propri. Non sanno come mettere le luci e via dicendo. Come succede nella musica, tanti producono CD in proprio ormai (registrare digitalmente ti costa fra i 2.000 ed i 3.000 euro? Cose così…) ma non ho visto il passaggio diretto da dilettante allo sbaraglio all’incremento di gente nei roster delle case discografiche.

    La pellicola non scomparirà, forse rimarrà silente per pochi anni, ma poi, come per il vinile, ritornerà in auge. Ritornerà nella mente degli appassionati. Sarà un cimelio, niente di più, niente di meno. Come il vinile adesso. Non si ritornerà più a stampare solo con il vinile, ma si affiancherà alla normale digitalizzazione una vecchia razione di analogico (e stiamo attenti, il supporto è quello che viene a mancare, non il metodo di lavoro… persino il CD è in crisi e lo diventerà anche il DVD ed il BluRay… sono i supporti che rimangono invischiati nella crisi del progresso, non la modalità di registrazione che è, e propabilmente per i prossimi anni, rimarrà, sempre digitale).

    Scusa la riflessione lunga e sconclusionata. Ma davanti ad un caffé mi sarebbe venuta fuori più limpida 😀

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    • ahaha invece no, l’ho trovata lineare e circostanziata.
      Ergo, se era una scusa per farti pagare un caffè non è andata a buone fine! ahahaha 😀

      No comunque interessante anche il punto di vista sul lato musicale, che ha posto l’accento su un dato interessante, cioè la produzione. Non a caso ci sono artisti che registrano in studi particolari perché lì ci sono mezzi e metodi di lavoro difficili da reperire in studi moderni.

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      • Noooo, volevo il caffé!!! 😀 eheheh. Peccato. Ci sarebbe stato da Dio 😉 😛

        Esatto, ci sono questioni borderline. Ma io penso che, nonostante tutto, ci sia un netto passaggio sul digitale (ormai tutti lo fanno) ma con strumenti analogici/tradizionali. Questo è un metodo di lavoro. Che poi sui film sia più difficile, non so… sinceramente 🙂

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  6. In realtà il processo tecnologico è semplicemente inarrestabile, al pari dello sviluppo globale e generale, come il progresso scientifico, come il miglioramento degli standard sanitari, è una cosa che succede – parafrasando qualcuno – al di là del bene e del male, è così e basta. Ma è anche giusto, o bello, almeno secondo il mio punto di vista (e, mi pare, anche il tuo), che ci sia sempre qualcuno pronto a salvaguardare, ricordare e proteggere un pezzettino di quello che è stato, perché sì, è stato caldo, pastoso, analogico, nel cinema, nella fotografia, nella musica, è stato bellissimo ma, nel frattempo, tutto va, tutto va come deve…

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    • frenare il progresso è pernicioso, d’altro canto il progresso non deve insediarsi su una tabula rasa, ma integrarsi con quel che c’è (ove possibile, ovviamente) o quantomeno fare in modo che sia preservato (se ha un valore), quindi sì, concordo col discorso che fai

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  7. Non me ne frega una beneamata 😀 E’ vero che l’analogico ha una sua poesia, ma stiamo parlando di un supporto e secondo me la poesia è da cercare soprattutto nei contenuti. E una cosa che proprio non sopporto della pellicola è la mancanza di controllo sulla post-produzione, è un passaggio importantissimo che si delega.
    Se è vero che con il digitale si ha più margine di correzione non è un buon motivo per prendere le cose alla leggera, quando si fanno le cose bene da subito poi è tutto più facile. E finisco dicendo che è vero che adesso foto e video sono alla portata di tutti, ma questo deve spronare i professionisti ad offrire di più rispetto a un bravo (o bravissimo) dilettante. Sono un fotografo e sono contento di questa “concorrenza” 🙂

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