It’s easy when you’re big in Japan

Allora, Buon Natale, Buona festa del Sol Invictus o Buon Nachele, fate voi.

I’m Sandy Claws!

Ci si risente su questi schermi dopo l’Epifania, io parto tra 2 giorni per il Giappone e torno il 5 sera.

È vero che un viaggio simile meriterebbe più giorni, ma queste erano le mie disponibilità anche in termini di impegni: manco a farlo apposta, ieri mi hanno chiamato da Bulagna per fissarmi un colloquio il pomeriggio del 7. Spero di non aver problemi col jet lag e di non ritrovarmi durante il colloquio con questa espressione:

Dopo aver passato l’inizio di dicembre a occuparmi delle necessità del caso, come fare il passaporto e cambiare qualche euro in yen, oggi tocca alla valigia. A proposito di yen, è assurdo che le banche non possano averne disponibilità. Ho chiamato alle sedi generali di Napoli di tre importanti istituti bancari e nessuno aveva possibilità. Una banca cambiava valuta solo per correntisti. Sono andato in posta e in 4 giorni me li hanno fatti arrivare, tra l’altro con un cambio meno da rapina. Parliamo tanto male delle poste (e con ragione!), una volta tanto fatemi sbucciare un’arancia in suo favore.

Ps. È un viaggio di conoscenza storico-culturale, quindi il fatto che potrei poi andarmi a fare le foto sotto il Gundam gigante di Odaiba è giusto così, per caso.

Merii Kurisumasu!

Campagne di sensibilizzazione

Sarà il Natale che ci rende tutti più buoni (ma quando mai), ma sento il bisogno di usare il mio blog per alcune comunicazioni sociali.

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MESSAGGIO SOCIALE N°1
Attualmente sempre più giovani tra i 20 e 30 anni (e a volte anche oltre) contraggono una malattia diffusasi negli ultimi anni: l’hipsteria. L’hipsteria provoca immediate reazioni nell’organismo infetto, come la crescita incontrollata di peli sul volto (per gli uomini) e l’improvvisa comparsa di camicie di flanella nell’armadio. Inoltre si ha un progressivo abbassamento della vista e il ricorso a occhialoni quadrati neri che negli anni ’80 sarebbero valsi atti di bullismo indiscriminato verso la propria persona.
L’hipsteria è altamente contagiosa, ma è CURABILE. Per questo, quando vedi un hipsterico non abbandonarlo. Lui ha bisogno di te. Ma stai attento e ricorda:

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MESSAGGIO SOCIALE N°2
Con l’approssimarsi delle festività natalizie centinaia di Babbi Natale vengono appesi ai balconi delle abitazioni, legati per le mani, per le gambe, per la vita e a volte anche per il collo e costretti a rimanere esposti al pubblico ludibrio e alle intemperie, come nella più crudele delle torture medioevali. È ora di dire BASTA alla violenza sui Babbi Natale. Se noti che il tuo vicino di casa compie atti di sevizie su un Babbo Natale, non esitare a chiamarci: gli riserveremo lo stesso trattamento.
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MESSAGGIO SOCIALE N°3
Ogni giorno la nobile livrea di un leopardo viene ricopiata per decorare scarpe, borsette, leggings, cappottini e altri indumenti usati da donne dai dubbi canoni estetici.
Giovane donna che sei in ascolto, non compiere anche tu lo stesso errore. Ogni volta che indossi tessuto leopardato, l’eleganza si avvicina sempre più all’estinzione. Nel mondo restano oramai pochi esemplari femminili eleganti, sottoposti al continuo rischio di venire risucchiati nel vortice della pacchianeria. Se hai un cuore, un fegato, un pancreas e altre viscere, condividi.

MESSAGGIO SOCIALE N°4
Ciao, sono un telefono cellulare e sono qui per dire una cosa molto importante: la Vigilia di Natale e l’Ultimo dell’anno io vengo usato per inviare sms in blocco di auguri preconfezionati . Utilizzando la funzione di invio a più destinatari e sfruttando le tariffe speciali delle compagnie telefoniche, intaso l’etere con messaggi a persone di cui al mio proprietario non frega una mazza e che hanno come unico peccato quello di essere presenti nella rubrica telefonica.
Quest’anno usa la testa: non inviare sms con il solito stucchevole aforisma che sembra scritto da un Fabio Volo sotto effetto di Xanax. Se hai qualcosa di tuo di importante da dire a qualcuno a cui tieni, scrivilo. Altrimenti, taci per sempre.

ps, se avete altri messaggi di utilità sociale da condividere, suggerite 😀

Di vita e di morte

Un ospedale a 10 minuti scarsi di macchina è una risorsa. O una iattura, se è ridotto in condizioni pessime. Non so se sia messo più male l’edificio o il personale che vi lavora.
Pareti che non vengono tinteggiate probabilmente da prima della caduta del Muro, sporcizia, medici che fumano nei corridoi, infermieri scortesi che trattano le persone come bestiame in un mattatoio.

Scendo le scale e attraverso un cortiletto interno. La porta è aperta, non ci sono indicazioni di alcun tipo. Entro in questo ambiente completamente spoglio e privo di luce artificiale, rischiarato da enormi finestroni sulla parete in fondo. Qualche vetro è rotto, ma tanto ci sono le sbarre di ferro a prevenire intrusioni. Ho un déjà vù. Questo stanzone mi ricorda il campo di concentramento di Dachau.
Giro a sinistra e una stanza che trasuda ocra e grigio dalle pareti mi accoglie. Una fila di quattro sedie sulla destra. A sinistra, abbandonato sul pavimento, un negativoscopio 32 pollici impolverato. Probabilmente è rotto ma non capisco perché debba stare qui.
Di fronte a me si erge un un crocifisso di un metro e novanta di altezza. Salve, Sig. Yehoshua ben Yosef.

Al centro della sala, il tavolo di ferro su cui giace mia nonna 92enne.

Benvenuti nella camera mortuaria del nostro ospedale.

Mia nonna è avvolta alla bell’e meglio in un lenzuolo bianco, chiuso sul petto con un pezzo di scotch di carta con sopra scritto a penna il suo nome e cognome. Neanche un cartellino o un foglietto, un nome scritto sullo scotch. Non le hanno neanche chiuso la bocca, il volto sembra congelato nell’atto di lasciar sfuggire l’ultimo respiro. Le gambe non sono state composte, abbiamo dovuto pensarci noi con delle fascette di garza prima che sopraggiungesse il rigor.

Ho visto animali trattati meglio. Mi è salita una rabbia. Avrei voluto salire sull’auto e irrompere con l’acceleratore a tavoletta nel cancello dell’ospedale falciando a caso qualche medico appena sceso dalla sua bella Mercedes. Così, perché non avevo altro da fare.

Poi ho pensato.

Ho pensato che, alla fine dei conti, tante attenzioni per i morti servano solo ai vivi.
Io ho le mie idee. Penso che si possa vivere in modo dignitoso, ma morire no. Nella morte non c’è nulla di dignitoso. La morte è brutta e fa cose brutte ai nostri corpi. Io penso che tutto ciò che facciamo per i morti sia fatto unicamente per noi stessi. Sono solo rituali catartici di liberazione per farci sentire meglio. Ma a chi non c’è più cosa può importare?

È probabile che le mie considerazioni siano influenzate dal fatto che non sono un credente. Mi sono scontrato spesso con le persone per questo motivo. La gente non può accettare che tu non sia credente. È come se dicessi loro “Sai, mi piace fare sesso con gli animali”. Con l’aggravante che, al disgusto provocato dalla tua affermazione, si aggiunge un malcelato senso di astio nei tuoi confronti. Una volta questo atteggiamento mi innervosiva, poi ho imparato a prenderlo con filosofia. E sorrido pensando alla facilità con cui chi predica amore passa all’odiare. Io non so se sono una brava o una cattiva persona, ai posteri l’ardua sentenza. Diciamo che preferisco subire il male piuttosto che farlo, ma non riesco sempre bene nell’intento. A parte questo, preferisco essere giudicato per ciò che faccio e non per ciò in cui credo o non credo.

Ieri sera, quando mi hanno avvisato che mia nonna era stata ricoverata, ero in ansia. Mi avevano detto che non c’era bisogno che venissi, non si aspettavano uno sviluppo degli eventi così. Stamattina ero ancora più in ansia, poi è arrivata la notizia. Mentre raggiungevo l’ospedale avevo un groppo in gola e un nodo allo stomaco.

Poi, quando sono arrivato nella camera a gas mortuaria e l’ho vista, passata la rabbia è scomparso tutto. Il rituale. Aiuta.

L’ultimo ricordo che ho di mia nonna risale a questo venerdì mattina. Mia madre mi sveglia, mia nonna era scivolata in bagno e occorreva una mano a rialzarla. Non si era fatta niente, accadeva sempre così. Era buffo. Mia nonna cadeva spesso per terra ma praticamente scivolando e finendo in posizione seduta. Come una bambina.
Una volta che l’abbiamo rialzata, la mettiamo a letto. Mia zia le chiede, indicandomi, “Chi è questo?”. Lei mi guarda e dice il mio nome. È l’ultimo ricordo che ho.

Però io preferisco ricordare quest’altro episodio. L’avevo narrato qui. Ero appena tornato da Berlino. Le avevo portato una calamita da frigo. Lei la prende in mano, la guarda e le dà un bacio come se fosse una reliquia.
Ecco, io ho scattato questa fotografia mentale che porterò con me.

30 domande 300 lire

Da quando l’ho visto girare su WP sono stato attratto dal gioco dei 30 libri in 30 giorni. Ma pubblicare 30 post così mi annoiava alquanto. Senza contare che soffro di idiosincrasia vulgaris quando vedo delle catene.

Poi ho letto il post di Ilsuccodimela che ha trovato un metodo semplice ed efficace: tutto in un solo intervento. Indi per cui, mi cimento anche io con la lista.

1 – IL TUO LIBRO PREFERITO: Il Signore degli Anelli – J. R. R. Tolkien.
2 – LA TUA CITAZIONE PREFERITA: Ne avrei tante, molte. Scelgo questa, così.
Quand’ella parla con tanto calore e trasporto del suo fidanzato…mi par d’essere un uomo spogliato di ogni onore e dignità. Un uomo al quale han tolto la spada. (I dolori del giovane Werther – J. W. Goethe)
3 – IL TUO PERSONAGGIO PREFERITO DI UN LIBRO: Il Signor Samuel Pickwick de Il Circolo Pickwick – C. Dickens è tra quelli che mi è piaciuto di più. Lo immaginavo come un mio professore dell’Università: un po’ di pancia, pelato sulla sommità della testa, baffo grigio. Sobrio e colto. E con un marcato accento di Martina Franca.
4 – IL LIBRO PIÙ BRUTTO CHE TU ABBIA MAI LETTO: Non credo di aver mai letto libri brutti. Ho sempre selezionato con cura le mie letture e, quand’anche poi non trovassi l’opera esaltante o quantomeno soddisfacente, non si è mai rivelata brutta.
5 – IL LIBRO PIÙ LUNGO CHE TU ABBIA MAI LETTO: Se consideriamo i 3 volumi di cui si compone come un unico libro, direi Il Signore degli Anelli.
6 – IL LIBRO PIÙ CORTO CHE HAI MAI LETTO: Non sono molto sicuro su questo e comunque siamo sempre intorno le 100 pagine. Magari qualche tascabile Newton della collana “100 pagine – 1000 lire (tiemp bell e na vota). Ne ho letti parecchi.
– IL LIBRO CHE TI DESCRIVE: Sinceramente fatico a trovarne uno. È possibile immedesimarsi in personaggi, situazioni, ma trovarne uno che veramente descriva sé stessi mi pare complicato.
8 – IL LIBRO CHE CONSIGLIERESTI: Il Dhammapada. Consiglio di leggerlo anche se non si è buddhisti. Io, infatti, non lo sono.
9 – IL LIBRO CHE TI HA FATTO CRESCERE: Uno qualunque di Bukowski! 😀
10  UN LIBRO DEL TUO AUTORE PREFERITO: Il castello – F. Kafka. L’ho letto in un solitario agosto del 2003, praticamente o quello o un fucile in bocca ehehe. Comunque è di una profondità spiazzante, dopo un po’ ci si sente immersi nelle atmosfere alienanti degli eventi. È incompiuto, lo dico per chi volesse accingersi alla lettura.
11 – UN LIBRO CHE PRIMA AMAVI E ORA ODI: Nessuno.
12 – UN LIBRO CHE NON TI STANCHERAI MAI DI RILEGGERE: Uno qualsiasi di Sir Arthur Conan Doyle.
13 – UN LIBRO CHE IN QUESTO MOMENTO HAI SULLA SCRIVANIA: Ce ne sono un paio: il primo, in realtà, è una light novel: La noia di Haruhi Suzumiya – N. Tanigawa. Il secondo è John Grisham – I contendenti.
14 – IL LIBRO CHE STAI LEGGENDO: Madame Bovary – G. Flaubert. In realtà l’avevo già letto e ho finito giustappunto di rileggere. Ho comprato quest’edizione, oltre perché costava solo 4 euro, perché era integrata da altri 3 racconti.
15 – APRI IL PRIMO LIBRO CHE TI CAPITA TRA LE MANI AD UNA PAGINA A CASO E INSERISCI LA PRIMA FRASE CHE TI SALTA AGLI OCCHI: Grisham: Cinque giorni prima del processo, il giudice Seawright convocò di nuovo gli avvocati nella sua aula per l’ultima riunione.
16 – LA TUA COPERTINA PREFERITA: 
17 – IL PERSONAGGIO CON CUI TI VORRESTI SCAMBIARE PER UN GIORNO: Non mi dispiacerebbe provare a essere Sherlock Holmes. Freddo, analitico e imperturbabile. E risolvere un caso in apparenza irrisolvibile.

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18 – IL PRIMO LIBRO CHE HAI LETTO: Bella domanda! Non ricordo, sinceramente. Io ho cominciato a leggere da piccolissimo, ma non ricordo il primo. Ricordo uno che lessi alle elementari, perché la maestra per invogliarci alla lettura prese dei libri dalla biblioteca (HAHAHAHA! No, scusate, mi fa ridere associare la mia scuola alla parola biblioteca: in realtà era solo un ripostiglio con un armadietto con dentro dei libri) e dovevamo sceglierne uno a testa e farne pure un riassuntino. Sarà stato in seconda-terza elementare. Erano libri sicuramente che erano stati donati, niente grandi editori, stato di conservazione ai limiti del fossile. Tutto queste parole perché volevo raccontare questa storiella, ma in realtà non ricordo il titolo del libro. Rammento che fosse ambientato nelle steppe della Mongolia, parlava di questo bambino e poi c’era un tale che si chiamava Citai. Ecco, se qualcuno mi aiuta a recuperarlo, è cosa gradita.
19 – UN LIBRO IL CUI FILM TI HA DELUSO: Tutti. Il discorso sui film concerne due problematiche, una oggettiva e l’altra soggettiva. Il dato oggettivo è che si tratta sempre di adattamenti, e, quindi, come tali comportano tagli e aggiustamenti che fanno inevitabilmente storcere un po’ il naso. Forse sono stato un po’ severo col dire “tutti”, la trilogia del Signore degli Anelli a me è piaciuta, ad esempio, anche se, a voler essere rigorosi, rientra anch’essa nel discorso sull’adattamento, non fedele al 100% con il libro. Il secondo problema riguarda un dato soggettivo, invece: quando leggi un libro, più ti appassiona e più lo vivi. Proietti il tuo film nella mente. Quando ne guardi la trasposizione cinematografica vedi la proiezione mentale di qualcun altro. È possibile, allora, rimanere delusi, perché non coinciderà con quanto abbiamo immaginato.
20 – UN LIBRO DOVE HAI TROVATO UN PERSONAGGIO CHE TI RAPPRESENTASSE: I dolori del giovane Werther.
21 – UN LIBRO CHE TI HA CONSIGLIATO UNA PERSONA IMPORTANTE PER TE: Norwegian Wood – H. Murakami. La persona in questione me lo prestò anche.
22 – UN LIBRO CHE HAI LETTO DA PICCOLO: Le avventure del Barone di Münchhausen – R. E. Raspe. La cosa bella è che scoprii questo libro grazie a Topolino: gli autori Disney, infatti, si sono da sempre cimentati con parodie di classici della letteratura. Io avevo un volumetto con le avventure di Paperino di Münchhausen che mi appassionò alla storia e mi spinse a leggere il libro.
23 – UN LIBRO CHE CREDEVI FOSSE COME LA GENTE NE PARLAVA E INVECE NE SEI RIMASTO DELUSO E COLPITO: Il codice da Vinci. Lo trovo scritto malissimo e la trama ha degli evidenti buchi. Lasciamo perdere il discorso dei riferimenti storici, la verosimiglianza e quant’altro: è un libro, non un saggio, dentro ci si può mettere ciò che si vuole e chi sta a farne tante menate con speculazioni varie, è un idiota. Ma questo libro è veramente poca cosa. Da allora ho capito di diffidare di libri di cui ne parlano in molti, anche persone che leggono al massimo le etichette sulle merendine Mulino Bianco.
24 – UN LIBRO CHE TI FA FUGGIRE DAL MONDO: Per evadere sfoglio a caso I fiori del male e leggo qualche poesia. Una qualsiasi.
25 – UN LIBRO CHE HAI SCOPERTO DA POCO: Meridiano di sangue – C. McCarthy. Me ne hanno parlato in molti, credo nel 2014 di sicuro lo leggerò.
26 – UN LIBRO CHE CONOSCI DA SEMPRE: Che conosco da sempre…Mah, Il piccolo principe? Avendo una zia che ne è appassionata, tanto da comprarne edizioni diverse in diverse lingue durante i suoi viaggi all’estero, praticamente lo conosco da quando sono nato.
27 – IL LIBRO CHE VORRESTI AVER SCRITTO: Non sono in grado di fare una scelta precisa. Sicuramente qualcosa di corposo e monumentale. L’Ulysses – J. Joyce. Oppure lo Zibaldone – Leopardi! Qualcosa di simile. Sono un megalomane.
28 – UN LIBRO CHE FARAI LEGGERE  A TUO FIGLIO: Sicuramente tutti quelli di Jules Verne. Niente mi stimolava più la fantasia delle sue opere. Credo siano ottimo cibo per una giovane mente.
29 – UN LIBRO CHE DEVI ANCORA LEGGERE: Tanti. Troppi. Quando sento parlare di libri o quando in giro trovo post che parlano di libri, mi sento piccolo piccolo e ignorante e mi viene l’ansia.
30 – UN LIBRO CHE TI HA COMMOSSO: La signora delle camelie – A. Dumas. Straziante.

Coraggio, su, fatti digitalizzare

Ho iniziato a frequentare un breve corso di cinema. Per carità, non ambisco né a diventare regista né a fare lo sceneggiatore. Anche se tra le millemila cose che sognavo di fare da fanciullino c’era anche quella di fare il regista, mentre ai tempi del liceo ho pensato invece di fare lo sceneggiatore. Quando ho scoperto quanto fosse grama la vita di quest’ultimo (almeno in Italia), ho lasciato perdere. E faccio vita grama lo stesso.

In ogni caso, il corso è una piccola panoramica sul cinema, per capire meglio alcune cose che sfuggono ai non addetti ai lavori. Ieri come lezione introduttiva si è discusso del passaggio dal sistema analogico a quello digitale: il 31 dicembre 2013, infatti, segnerà la fine della pellicola cinematografica. In pratica ciò che è stato il cinema sino ad ora fino a diventarne il simbolo per eccellenza, entrerà a far parte del passato, come un’anticaglia qualsiasi. Che io sappia, solo la Kodak ormai era rimasta a produrre le pellicole.
In realtà già adesso molti registi si erano adattati al digitale, ma la schiera dei puristi del settore è nutrita. Ma se oggi è ancora possibile girare in triacetato, da gennaio 2014 sarà molto difficile. Qualche regista che vorrà dare un tocco artistico alla sua opera potrebbe pensare di girare su pellicola, ma la cosa credo incontrerebbe costi e difficoltà tecniche molto difficili da sostenere, soprattutto per le produzioni indipendenti.

Qual è il punto che si critica maggiormente? È che la pellicola ha una sua pastosità, un suo calore che il digitale non ha e non è in grado di rendere. Semplificando, è la stessa differenza tra un vinile e un compact disc, potremmo dire. Non a caso il vinile ha trovato una seconda giovinezza e una piccola schiera di appassionati che ne compra c’è ancora.

L’altro punto su cui si sofferma la critica dei puristi e sul quale non mi trovo molto d’accordo, invece, riguarda la schiera di “dilettanti allo sbaraglio” che il digitale ha incrementato e che continuerà a produrre. È innegabile che il digitale semplifichi la vita e, soprattutto, con la possibilità di fare tutti gli interventi del caso in post produzione, può far aumentare la superficialità nel girare, per la serie “buona la prima”. D’altro canto, io credo che se è vero questo è anche vero che la qualità emergerà sempre. È la stessa cosa avvenuta con la fotografia: con i software che ci sono in giro chiunque può fare foto artistiche, ma non è che si diventa così i nuovi McCurry o Cartier-Bresson. Il tocco d’autore farà sempre la differenza, cambierà il modo di applicarlo.

Al di là di ciò, è epocale ciò che avverrà. E allora mi viene da pensare, quante cose sono state introdotte e altre ancora entrano nelle nostre vite negli ultimi anni. Magari non ci facciamo nemmeno caso, mi sembra che siamo assuefatti al tecnologico. Mi chiedo se sia sempre stato così.
Immaginate nell’800, quando muoveva i primi passi il fonautògrafo (il trisnonno del lettore mp3), ad esempio, se la gente ne parlava in questo modo:

Lord Gintoki*, avant’ieri giustappunto si discorreva riguardo questo inusitato meccanismo che ruberebbe la voce di un individuo per poi ripeterla! Ah, che tempi. Macchine a vapore! Ali di legno per volare! E ora marchingegni che sottraggono la voce! L’umanità sta precipitando nella barbarie!
Lo chiamano progresso. Dai tempi del Prometeo l’uomo anela di sottrarre ciò che appartiene al divino. Ora lo sta realizzando. Chi ha bisogno di un dio, quando c’è il vapore?
Ah, voi, voi! Coi vostri Voltaire e le vostre bestemmie, ci trascinerete tutti all’Inferno!

E via così.

Ieri eravamo in un cinema e siamo entrati in sala proiezione. Ero quasi tentato di rubare qualche striscia di pellicola dagli scarti buttati in un angolo, così, per ricordo. Mi pento di non averlo fatto, ma davanti agli altri mi vergognavo.

E voi? Cosa ne pensate? Il cinema non sarà più quello che è stato o non ve ne frega una beneamata hehe :D?

* Nell’800 io sarei stato sicuramente un Lord, coi basettoni e la camicia col collo ingessato u_u

Principi di fisica dell’Universo femminile

Isolamento chimico – Recenti studi hanno messo in evidenza la capacità della donna di non restare a lungo isolata senza stabilire legami chimici con individui del sesso opposto. Tale comportamento potrebbe apparire scontato, data la naturale tendenza della molecola D di attrarre la molecola U: in realtà, la natura elettrostatica femminile è a condizione variabile e, quindi, in grado di attrarre e respingere corpi a piacimento e in qualsiasi momento.
Sembra che la donna, mantenendosi isolata a lungo, tema di entrare in uno stadio di decadimento e, quindi, si attivi per ovviare a ciò.
In un uomo tale processo è più ben marcato: una particella M priva di un legame, infatti, decadrà trasformandosi in un “Busone di Higgs”, come verrà simpaticamente etichettato dai suoi compari.

Lo spazio/tempo – Dalla premessa chimica iniziale ne discende che, oggigiorno, riuscire a stabilire un legame con una donna significa intercettare il suo moto nello spazio in quell’arco di tempo in cui non è impegnata e non ha già cominciato a vedere un altro.
Secondo gli scienziati, però, questo non è sufficiente: detto T tale arco di tempo, al suo interno consideriamo T1-1 il tempo durante il quale la donna penserà ancora al suo ex; chiamiamo T1+1 il tempo in cui invece sta già pensando al suo prossimo obiettivo. Esisterà una e una sola breve finestra temporale T1 compresa tra T1-1 e T1+1 in cui questa donna sarà realmente intercettabile. Le difficoltà nell’incrociare una donna in questa finestra derivano dal principio di indeterminazione di Heisenberg, secondo il quale non siamo in grado di determinare stato e moto del pensiero femminile contemporaneamente.
Ricercatori dell’Università della Pene-sylvania hanno messo in luce le scarse probabilità che possa essere tu l’elemento M all’interno di T1+1 e che in base a una Legge di Murphy il tuo momento capiterà sempre troppo presto o troppo tardi.

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La teoria quantistica – Alcuni studiosi contestano la teoria della finestra spazio-temporale, proponendo un approccio basato sulla meccanica quantistica proprio in virtù dell’indeterminatezza sopra descritta. In base a ciò, la donna a prescindere sarebbe contemporaneamente libera/impegnata/turbata/interessata/etc e non siamo in grado di stabilirne all’esterno uno stato senza intervenire con un’osservazione diretta, con la conseguenza di modificare il sistema (paradosso del gatto di Schrödinger).

Detto in termini semplici, nel momento in cui ti ci avvicini una donna libera per te diverrà impegnata.

Virgole, Natale e assenz-a/io

I mercatini sì sì facciamo i mercatini a dicembre come fanno in grandi città ma noi chi abbiamo qua non lo so però quattro tristi casette qui-là là là la vuoi la faccia di Hamsik sul cuscino? No grazie voglio Justin Bieber e poi compro pure una collanina di perline e dopo mi fermo anche alla casetta delle chincaglierie cinesi oh sì sì che mercatino-ino-inopportuno questo qui io ricordo invece il viale il freddo nelle ossa che ci entrava dentro anche qualche schizzo di neve dal cielo ma noi ci scaldavamo mano a mano con l’assaggio di liquore e poi l’odore del tartufo e del porcino sì mi sentivo anche io un po’ porcino quando annusavo la tua pelle all’interno coscia e poscia poi addentrarsi non si può dire ma ricordo pure sempre a quel mercatino il simpatico salumiere toscano mi diverte troppo l’accento e hai miha visto la Mi’ela? come disse il granchio la sapevi già ma a me diverte oh sì sì ho deciso io sposerò una toscana e combinazione a tedesco c’è una cestista livornese di uno e ottanta sì proprio ottanta voglia oh che bello ci proverò sì sì ci proverò ma poi boh non so no no no meglio di no guarda un po’ io alle donne ho detto di no ma non ho cambiato gusti solo che non voglio più e Patti Smith mi dice guarda tu non devi per forza cercare la storia seria va bene anche un’avventura ma io ecco guarda devo confessare c’ho questa malattia sì non lo sapevi ho questa cosa che poi mi si fa il rash cardiaco io mi affeziono sempre e comunque è per questo che non posso perché io fingo di essere un gatto e infatti sono un po’ scostante a tratti diffidente e sembra non me ne freghi niente ma poi come un randagino inseguo il primo paio di gambe che mi fa uno sguardo e allora voglio solo soltanto solitaria solitudine perché in autostrada non ci finisco piuttosto dimentico sì dimentico la tua assenza mi consolo con l’essenza dell’assenzio e faccio senza. Di te.

Sei proprio tu, Donald Duck? E io chi sarei?

La sfortuna di Paperino è proverbiale e ineguagliabile. Ma io, delle volte, mi sento molto vicino a lui, in quanto mi capitano inconvenienti strani che non ho mai visto accadere a qualcun altro. Non parlo di catastrofi o chissà cos’altro, ma di contrattempi esilaranti o ridicoli sempre nei momenti meno opportuni.

Esempio: Per tre anni avevo sempre portato in tasca il cellulare senza problemi. Fino all’aprile 2003: gita di fine anno del liceo, dopo un’ora dalla partenza mi accorgo che, mentre ero seduto, il cellulare si è spento, si è riacceso, il pin (errato)si è digitato e inserito per tre volte di fila, facendo bloccare il telefono. Ho risolto chiamando a casa e facendomi dettare il puk, ma mi han detto che l’operatrice Vodafone  manco ci credeva.
Forse sarà stata colpa del fatto che il mio primo cellulare era grande quanto con un citofono e i tasti adatti alle dita di Hulk. Peccato che, due anni dopo, mi sia successa la stessa identica cosa con un telefono più compatto.

Nel 2005 mi successe un’altra cosa curiosa. Notte bianca a Napoli, un milione di persone per strada. E non scherzo, in un metro quadrato c’erano più persone che in un Regionale Trenitalia all’ora di punta. Mi calpestano i piedi in continuazione, ma magari si fossero limitati alle scarpe: portavo dei pantaloni un po’ larghi, che, a forza di essere pestati, si strappano lungo la cucitura laterale dalla caviglia sino su al ginocchio . E questo accade a entrambe le gambe! Ho passato il resto della nottata con due cosi svolazzanti che tentavo faticosamente di sistemare all’interno della scarpa.

Capitolo fisico: sorvolo su improvvise epistassi arrivate mentre ero al telefono a lavoro o in pizzeria (più di una volta: la prossima pizza la ordinerò bianca e la coloro io) o mentre ero al corso di tedesco settimana scorsa. Ma come non parlare di scarpe collaudate senza problemi che in viaggio cominciano a fare talmente male da costringermi a camminare come stessi passeggiando sulle uova. Non poteva accadere prima del viaggio, non poteva accadere durante dopo il viaggio: no, durante, solo in quel frangente in cui lontano da casa non si può ovviare. La doppietta fu a Barcelona: due paia di scarpe, una faceva male al tallone, l’altra sotto la pianta.

La casa, poi, o mi picchia o si ribella. Ho battezzato ante e finestre con la fronte. Eh va be’, ma se uno è distratto o maldestro…ma una volta l’anta dell’armadio si staccò e mi cadde in testa mentre stavo per fatti miei.
Le cose mi si rompono in mano semplicemente usandole: apro il rubinetto e mi rimane in mano la levetta, giro il pulsante della doccia e si blocca per sempre, faccio il bagno e il tappo della vasca non viene più via, tiro la cinghia della tapparella e questa si pianta e non scende più. Mi ricorda Peter Parker quando comincia a rendersi conto di essere diventato più forte ma non sa misurarsi e rompe gli oggetti. Peccato che io avrei la forza di fare sollevamento biglie, al massimo.
Mi sono dato da fare pure in trasferta. Una volta, a casa di un amico, una sedia si sbriciolò sotto di me.  Non si ruppe una gamba o lo schienale, no, tutti i pezzi si staccarono gli uni dagli altri, come se fosse appena uscita dall’IKEA. E pesavo 60 kg, non 600, eh. Il padre disse no va be’ ma era vecchia…Peccato che a me pareva integra e uguale alle sue 5 gemelle (che non si sono sfasciate).

E a voi? Capitano cose strane?