Choosy fino a data da destinarsi

Volevo pubblicare un racconto, oggi. O scrivere qualcosa di buffo e/o ironico. O dedicare un pensiero alla bìltà di donna e di saccente core.

Ma poi ho pensato che sono carico di nervosismo e odio.

Premettiamo che non è un post di autocommiserazione, anche perché se mi trovo in una determinata situazione penso di esserne responsabile.

Sono fermo da un bel po’, ormai. L’idea che la vecchia azienda mi richiamasse per la terza volta è tramontata da tempo. Sono stato anche un po’ sfigato, secondo me. Mi avevano richiamato una seconda volta, dopo un solo mese da quando mi era finito il contratto. E questo non era scontato, credo un pochetto di essermelo guadagnato: non è un modo di dire, ma ero il primo ad arrivare e tra gli ultimi ad andarmene e cercavo di profondere quanto più impegno possibile, tanto che gli ultimi giorni di lavoro contavo quanto mancasse alle fine perché dovevo fermarmi a rifiatare.

Dicevo, mi avevano richiamato. Bestemmione perché avevo appena acquistato un biglietto per il Giappone (fortunatamente rimborsato), ma felicitazioni. Ora, bisogna sapere che l’azienda quando richiama una risorsa dis-umana lo fa almeno per 6 mesi, spesso per un anno. Molto spesso è per una sede in trasferta (e in quel caso è sicuro che il contratto sia minimo di un anno). Meglio ancora, dicevo io: ho dato disponibilità a tutto.

Io sono stato richiamato di nuovo a Napoli.
Ok!
Per tre mesi.
Ah…
Part-time.
Eh?
Part-time di 3 ore al pomeriggio!

Se non è culo, questo. Che quando ne parlavo in ufficio nessuno aveva mai sentito di un part-time pomeridiano. L’avranno creato solo per me.
Ironia della sorte, giusto un mese dopo, una temp. ind. è andata in maternità e uno stagista che era appena stato preso ha avuto il contratto convertito in temp. det. per sostituzione maternità un anno! Avrebbe potuto farsi ingravidare un mese prima, questa qui.

Poi scaduto quel contratto, fine. Mi hanno lasciato con un “speriamo di rivederci”, ma dalla sede centrale non ho più avuto notizie.

E attualmente io non sto facendo una beneamata cippa. E neanche ho voglia di farla. Sono settimane che non invio più un cv, o meglio, avrò risposto a qualche annuncio su Infojobs, giusto perché con un paio di click la cosa è immediata e non bisogna perdere tempo a riempire un form online, caricare documenti e quant’altro.

Non ho più voglia. Sono stanco.
Io ora sono ufficialmente un NEET.

Ah già, c’era quel bando per tirocini di 6 mesi proprio per i NEET. Io avevo superato i colloqui con un’azienda ed ero stato preso. Dal 17 di ottobre, data in cui io e l’azienda abbiamo inviato i documenti ad Italia Lavoro (che deve valutare l’ammissibilità della proposta di tirocinio), non si hanno più notizie. Non esiste una data in cui verranno pubblicate graduatorie, se telefoni dicono che “stanno valutando le domande pervenute”, sulla pagina di assistenza del sito ripetono con Ctrl+v cose come queste

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Io non me la prendo manco con loro, perché a rispondere su Facebook ci sarà un povero stagista, mi sa. Però Capitan Ovvio che domina nelle risposte è frustrante. “Dovete attendere”, ma va’?

È una vita che attendo, attendo risposte a CV inviati e che non hanno avuto risposta, ora sinceramente mi passa la voglia anche di rispondere a un’offerta di lavoro.

Eh certo che non trovi nulla, se invii migliaia di cv tutti uguali a raffica…

In realtà no. Ho inviato anche a raffica, che so che è sbagliato. Ma non prima di aver inviato cv personalizzati, con lettere di presentazione in cui si evinceva che conoscevo bene l’azienda. Ho inviato cv inserendo il domicilio nella zona dove era presente l’azienda, perché sennò non ti chiamano. Ma saranno cazzi miei se voglio farmi 1000 km per un lavoro, o  no? Ok, mentiamo pure e diciamo pure che ho uno zio che abita a Vergate sul Membro e mi ospita. Nulla.

Eh certo, se pretendi di lavorare solo in banca…bisogna prendere quello che c’è! Non fare il choosy…

Scartando i call center, perché veramente con tutto il rispetto per chi ci lavora ma io mi rifiuto, per il resto non faccio lo schizzinoso su nulla. Ma a quanto pare pure per scaricare pacchi da un camion è richiesta esperienza pluriennale.

Devi aggiornarti, bello mio! Segui le aziende su Twitter, fatti un profilo Linkedin, sii social, partecipa a forum e gruppi di discussione, fai rete!

Ma vai a quel Paese tu, Zuckerberg, la rete e compagnia grillesca. E quando ci sei andato, condividilo su Facebook, magari con bella una foto Instagram.
Mentre passo le mie giornate ad abbattere il mio digital divide lavorativo mi chiedo quanta gente venga assunta senza nemmeno accendere un piccì. Non parlo dei raccomandati, eh, quelli ci son sempre stati e sempre ci saranno. E non fatemi cominciare a parlare di certi fenomeni che conosco, gente che ci mette 10 anni per prendersi una laurea triennale perché il papà ha detto “basta che ti prendi una laurea” e nel frattempo fanno bellamente sex drugs & r ‘n r tanto poi il papi li assumerà nell’azienda di famiglia.

Ma perché non vai all’estero? Fai il cameriere, perfezioni la lingua, chissà…

Non è che non voglia, ma preferisco servire birre nel pub a dieci minuti da casa mia che spendere un capitale per vivere a Londra e fare la stessa cosa. E detto tra parentesi, è un po’ un mito questa storia, basta leggere blog di italiani che realmente ci vivono all’estero. E detto sempre tra parentesi, ci avessi pensato a 20 anni l’avrei fatto, tanto non avevo nulla da perdere. A che pensassi a quell’epoca, non lo so.
In questi casi mi viene sempre in mente una canzone de Lo Stato Sociale:

mi sono rotto il cazzo di quelli che vogliono andare un anno all’estero 
ma prima tre mesi da cameriere, così guadagno qualche soldo 
svegliati stronzo che sono trent’anni che mamma ti mantiene 
e le dispiace pure che vai a fare il cameriere