Il mondo di Dalí (3)

prima parteseconda parte

Terza parte

___Da bambino ero spesso vittima di un incubo ricorrente. Nella mia sequenza onirica, una marachella venuta allo scoperto mi aveva attirato il biasimo dei familiari, divenuti severi oltre misura come preda di precedenti rancori. Logorato dai sensi di colpa, mi allontanavo indietreggiando verso un buio corridoio, senza perdere di vista la stanza illuminata dove i miei genitori, dagli sguardi carichi di riprovazione nei miei confronti, rimanevano immobili. Mentre l’oscurità intorno cresceva, delle eteree braccia provenienti dalle ombre si allungavano verso di me. Le mani mi sfioravano, parevano tentare di tirar via qualcosa da me, forse spogliarmi dell’onta e del rimorso, senza successo. Infine, quando anche l’ultimo barlume di luce si era spento, avevo la sensazione di precipitare. Guardando in basso potevo vedere un oceano blu, profondo e gonfio come sul punto di esplodere, ad attendermi. I flutti in collera si alzavano in enormi creste, cigli spumosi in procinto di separarsi in due parti rivelando immense fauci pronte a richiudersi su di me, seppellendomi nell’abisso. È a quel punto che finivo per destarmi dal sonno, con la sensazione di essere precipitato sul materasso.
___Dopo tanti anni l’incubo si ripresentò, con le medesime sensazioni e paure culminate con la caduta verso la bocca oceanica. Svegliatomi prima di essere divorato dai marosi, questa volta mi ritrovai realmente sott’acqua. Annaspai e mi agitai prima di rendermi conto che non avevo alcun bisogno di respirare: credetti di vivere ancora un sogno, ma specchi sul fondo e strani esseri che vi fluttuavano intorno mi rammentarono il surreale mondo in cui mi trovavo. Era proprio un meraviglioso spettacolo, volatili dai colori sgargianti agitavano le ali come fosse l’acqua e non l’aria il proprio elemento naturale, qualche creatura metà pesce e metà altro di indefinito di tanto in tanto faceva la sua comparsa tra rocce e alghe multiformi, più in là, invece, un anziano nudo apriva e chiudeva il suo torace come fossero le ante di credenza, rivelando un corpo privo di visceri, mentre una donna-tigre graffiava con ira la superficie di uno specchio.
___Uscii dall’acqua arrampicandomi su una robusta alga che mi fece da scala. La presenza di specchi anche sott’acqua non mi stupiva più di tanto, ne esistevano alcuni disposti in modo casuale persino tra i cieli, poggiati su maestosi archi di pietra o imprigionati in solide conformazioni rocciose sospese nell’aria senza alcun sostegno. Realizzai che anche la prospettiva era coartabile alla legge del caso che dominava questo universo. Così come, osservandolo dalla giusta angolazione, un alberello in primo piano può sembrare più alto di una montagna, allo stesso modo era possibile unire gli artefatti in aria sino a congiungerli con il suolo semplicemente guardandoli da una determinata posizione. Svelata l’illusione, potei anche concedermi una passeggiata tra le nuvole.

Morbida costruzione con fagioli bolliti

___Le creature di questo mondo non cessavano di stupirmi. Non mi era ancora ben chiaro se esistesse una suddivisione tra esseri umani – o presunti tali – e animali, mentre potevo azzardare nel credere a una distinzione tra i sessi, seppur in molti casi fosse impossibile discernere le differenze. Vagare per terre desolate o esibirsi davanti agli specchi sembravano le uniche loro occupazioni, senza premura alcuna di soddisfare altre necessità, come alimentarsi o trovare ristoro nel sonno. Un altro arcano era rappresentato dagli specchi, che io continuavo a identificare come tali ma che sarebbe stato più corretto definire come delle finestre sul mondo reale; è solo dall’altro lato che lo specchio assolveva la sua semplice funzione di riflettere la luce.
___Il funzionamento della connessione con il nostro universo mi era chiaro parzialmente, il modo in cui fosse possibile sintonizzarsi sul proprio alter ego rimaneva un mistero. Gli specchi liberi mostravano luoghi casuali, grazie a ciò posso dire che col mio vagabondare avevo visto interni di abitazioni da qualsiasi angolo del mondo. Un dubbio qui mi inquietava, come fosse possibile, con le infinite combinazioni possibili, che io fossi riuscito a vedere – anche se ne avrei fatto a meno – un luogo a me familiare come era la stanza di N.? I ricordi potevano essere vaghi e sbiaditi, magari avrò viaggiato per l’equivalente di secoli prima di incontrare per caso quello specchio, ma non ne ero certo. Un incontro fortuito, può darsi, ma ricordo che in me in precedenza si agitava il pensiero di quella donna, tra nostalgia e malinconia e il desiderio di raggiungerla. E che dire dei miei esperimenti con il tempo? Possibile che la mia fortuna fosse tale da essermi imbattuto facilmente in finestre aperte su degli orologi? Fino a quel momento, preso dalla suggestione dei luoghi che visitavo, non ci avevo riflettuto, ma qualcosa ora poteva cominciare a quadrare. Sì! Forse era il pensiero la chiave di tutto, in qualche modo lo specchio era in grado di entrare in risonanza con le onde mentali di chi vi si poneva di fronte.
___Animato da nuovo impeto, intravedevo una flebile fiamma di speranza. Tra il camminare senza meta e il segreto desiderio di trovare il mio alter ego, non avevo mai rivolto un pensiero verso casa mia, la rassegnazione o un desiderio di fuga dal reale mi avevano distratto. Ma ora, sì, potevo compiere un tentativo, magari una volta sintonizzato su quel luogo familiare – da cui, non ne ero sicuro, probabilmente il mio viaggio aveva avuto inizio –  potevo ritrovare la via del ritorno o, anche, attirare il mio doppio di questo mondo e attendere lo sviluppo degli eventi.
___Non fu semplice, nella furia dell’eccitazione mi concentravo a fatica, cambiavo specchio di frequente, fuggendo da quelli occupati. Poi, finalmente, mi sentii attratto verso un vetro informe incastonato nel terreno. Dall’altra parte, in penombra, potevo riconoscere in un corridoio un vecchio mobile sul quale erano poggiati, in razionale disordine, una rivista, le chiavi di un’auto, delle bollette ancora da pagare e un soprammobile di dubbio gusto. Lo avevo trovato, era lo specchio aperto sull’ingresso del mio appartamento. Forse una lacrima di commozione fece la sua comparsa.
___La porta all’improvviso si aprì e una mano sull’interruttore accese la luce. Qualcuno violava il mio domicilio? Una persona dalle sembianze familiari, di spalle, passò davanti lo specchio, gettando le chiavi sul mobile. Nulla poté descrivere l’orrore che provai mentre il presunto intruso si girava, mostrandosi a me.
Lui era me!
Il mostro di là dello specchio, dunque, ero io!

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14 Pensieri su &Idquo;Il mondo di Dalí (3)

        • mmmh, l’idea, soprattutto una volta che avevo visualizzato la conclusione, era di fare un racconto autoconclusivo. Va detto che, però, l’idea di un contro-colpo di scena mi è venuta, ma andrebbe inserita e raccontata bene. Senza contare le possibilità offerte dal Mondo, la possibilità di spiegare più cose…fermo restando che sono dell’idea che, in un racconto, una storia, un film e così via, non vada mai spiegato tutto, qui però ci sono margini per ampliare un po’ di cose…Non lo so! :D…Può darsi, dai

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          • Praticamente mi hai detto: si e no nello stesso momento 😀 ehehehehe. Ottimo, uno spoiler con furbizia! 😉 😛 scherzo oviamente.
            Si, sono anche io dell’idea che, ad un certo punto, il racconto chieda di essere chiuso (se non c’è gente che ti implora di farlo ovvio ahhah). Ma se ci sono degli aspetti intriganti, possibilità di andare avanti anche in direzioni inaspettate e riesci a mettere un buon ritmo, allora perché no… forse anche fornendo un pochina di distanza dal testo iniziale, così da mettere meno “confronto”…

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