In cerca di tè e contenitori

Ho i miei vizi. Uno di questi, è farmi di tè verde, ne compro in continuazione.

Così, quando tra i vicoli di Bologna ho incrociato un simpatico negozietto di tè e tisane, non ho potuto fare a meno di fermarmici. Sembra un posto d’altri tempi, piccolo e accogliente, e appena entrati si viene investiti da mille aromi deliziosi. La commessa (o proprietaria, non lo so) potrebbe provenire da un film di Miyazaki: sorridente e gentile, sembra metterci passione e delicatezza in ogni gesto.

Sono tornato a casa con un etto di Sencha. L’ho lasciato nel suo sacchettino, solo che, qualche giorno fa, mi sembrava che avesse perso aroma. Sapeva di sacchetto. Pensavo di aver commesso un errore, non ne avevo idea, credevo che andasse bene lasciarlo nella confezione.

Ho pulito un barattolo di latta, lavandolo e asciugandolo per bene, per poi versarci dentro il tè. Quale è stata la mia sorpresa, nell’aprire il barattolo ieri, nel venire investito di nuovo dall’aroma del tè, tornato nel pieno del suo sapore e della sua fragranza. È come se una collocazione non idonea l’avesse fatto ripiegare su se stesso, ma solo momentaneamente, in attesa di poter tornare a esprimersi.

Ho pensato che la stessa cosa accade per le persone. Viviamo in contenitori, fisici (case, città) o immaginari (le persone intorno, il contesto sociale), che ci costringono, ci opprimono, occultano il nostro potenziale. Abbiamo bisogno di una dimensione a noi congeniale, per poterci esprimere al meglio.

Ognuno dovrebbe avere il proprio barattolo di latta, anche solo per 15 minuti, come chiederebbe Warhol.

44 Pensieri su &Idquo;In cerca di tè e contenitori

  1. Entro in WordPress, vedo il tuo articolo, e mi getto a bomba. Lo so, suona nerd… ma quando vedo che anche un’altra persona nel globo ha una passione per il tè (al posto che per il caffè) mi si ferma lo sguardo! ahahah.
    Compro tonnellate di tè, di qualsiasi cosa… ultimamente mi sto gustando due tè bianchi raffinati. Un regalo visto che costano lira di Dio (si dice ancora in epoca euro?)… ma hanno un profumo pregiato e sono raffinati! eheh.
    Concordo sul fatto che ognuno ha bisogno dei suoi 15 minuti di barattolo di latta… solo per riprendere contatto con sé stessi.

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      • Ehehe… un piccolo regalo di compleanno. Due confezioni di pregiato tè bianco. Veramente buono. Profumato e ha un gusto fenomenale.

        Il caffè, sfortunatamente, non lo bevo dal lontano 2001/2002.. mi sono disintossicato ormai. Stesso motivo.

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  2. io, ora, in questi giorni mi preparo il mate. me ne sono portata tantissimo dalla bolivia e dal perù, quest’estate.

    leggere bologna e miyazaki vicini mi scioglie il cuore come un burrino.

    è come se vivessimo sottovuoto.
    ecco il tè sottovuoto, magari si conserva, che dici. però non si sente alcun aroma.

    ecco, forse viviamo un pò tutti, per ragioni differenti, sottovuoto.
    ci si conserva sottovuoto.

    ma se siamo sottovuoto, e seppur ci conserviamo, per cosa ci conserviamo.
    bòh.

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    • Fur-gon-cin!

      😀 hehehe no, io parlavo in senso molto più pragmatico. Cioè, quando dico che il tuo “contenitore” ti opprime, non intendo che è fisicamente costruito male tale da non incanalare l’energia e bla bla bla…dico che, semplicemente, non ti permette di esprimerti. Esempio pratico: vivi in una città dove non ci sono opportunità per i giovani.

      Però, sì, volendo si può dare anche una chiave di lettura in ottica più filosofica, pensandoci su.

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  3. Anche io sono un appassionato di te e infusi 🙂 ora sono in un periodo di kukicha alternato al classico bancha, poi per questa stagione vado anche di lapacho, che è una corteccia senza teina ma indicata per aiutare le difese immunitarie..scusa sono un fanatico 😉 cin cin!

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  4. anche io amante di té verde, me ne hanno regalati di buonossimi presi in un torrefazione di Modena (non ricordo come si chiama ma é in centro, sotto i portici), preferisco conservarlo in barattoli di vetro, al buio.

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  5. Io e la caffeina siamo una cosa sola, tuttavia ci sono momenti in cui un tè diventa insostituibile per me. Ad esempio l’Earl Grey nelle mattinate invernali, quelle che ti fanno pensare “quasi quasi non esco da casa manco sotto tortura”.
    Ma il tè giapponese è un’altra cosa decisamente, e il momento perfetto va costruito.
    Ho avuto la fortuna di mettere le mani su un barattolo di Gyokuro proveniente direttamente dal Giappone (cortesia di mio fratello). A parte la bellezza incredibile del contenitore nero con un solo ideogramma oro, e la difficoltà nell’azzeccare dosi e temperatura, devo dire che è qualcosa da provare se ti riesce.

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  6. Oddio, questo avrei potuto scriverlo io! Trovo metafore con i funzionamenti umani praticamente per ogni minima stronzata che faccio o studio -e ammetto di adorare chi lo fa.
    Tra l’altro proprio oggi ho consumato l’unica bustina di un thè verde regalatomi da un amico: alla polvere da sparo.
    Niente di che, alla fin fine, semplice thè verde, ma vuoi mettere quanto fa figo dire d’averlo provato?

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Si accettano miagolii

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