Il corpo è la frontiera che si può violare

Soffitto basso. Un divanetto scomodo. Puzza di fumo.  Il mio volto deformato dal riflesso di un vetraccio. Io, i miei pensieri, i volti intorno a me. Il tutto mentre un’avvenente ragazza, ingaggiata per l’occasione, si denuda e si dimena davanti ai nostri occhi. Salve, siamo un addio al celibato: confezioniamo cliché dai tempi di Adamo ed Eva.

Mentirei se mi definissi indifferente alla vista di un corpo femminile, per lo più privo di abiti: fosse altrimenti, dovrei un attimo mettere in discussione la mia etero-eccentricità. Così, mentre una sconosciuta agita i glutei come gli shaker di un barman acrobata, io centellino ciò che rimane sul fondo del bicchiere. E penso.

Domani il Marsigliese si sposa. Porca miseria. No, davvero. Pensare che ricordo ancora quando lo conobbi, in prima media: mi attaccò discorso parlandomi di una vignetta su Hitchcock letta su un diario. Non avrei scommesso 100 lire su di lui. Vignetta su Hitchcock? Oddio.

E ora eccolo lì: un lavoro Oltralpe, amici sparsi ai quattro angoli del Pianeta (ma se viviamo su una sfera, ndò stanno gli angoli?), adesso una moglie. Sono sinceramente contento per lui, perché tutto ciò che ha se l’è conquistato, profondendo impegno per raggiungere i suoi obiettivi. È la prova che il merito esiste.
In queste situazioni, comunque, non posso fare a meno di provare un senso di mestizia. E mi sento colpevole nel provare tali sentimenti. A un tribunale morale avrei i lavori forzati.
Avvenimenti simili mi mettono sulle spalle un cappotto di angoscia. Leggero, eh, diciamo da mezza stagione. Non è per le nozze: io non mi sento molto interessato al matrimonio come istituzione e, anzi, credo che mai mi sposerò. Anche perché si tratta di una cosa da fare in due: trovare una malata di mente che pensi di passare l’intera vita con un soggetto come il sottoscritto, figuriamoci. Ciò che mi turba, in questi frangenti, è la percezione dello scorrere del tempo, inesorabile. Ineluttabile. Osservi gli altri che, nel frattempo, costruiscono qualcosa.

Ah.

Non lo sai che ogni volta che sospiri ti sfugge via un pizzico di felicità?

Non ricordo dove l’ho sentita.
(Aggiunta di me stesso: è tratta da Bakemonogatari, ep. 6. )

Come sono finito qui? Tra un po’ non ricorderò neanche il mio nome.

Ah, giusto. Addio al celibato. Dopo aver trangugiato pizza come se non ci fosse un domani, l’alcool ha iniziato a scorrere copioso. Nunc est bibendum, sodales!
In seguito, più scontato di un comizio politico pre-elettorale, l’arrivo di una fanciulla che, dietro compenso di 250 cocuzze, ha inscenato uno spettacolino.

La spogliarellista migliore
la seconda di sei
non è stato facile resisterle
mentre spalancava le gambe
(Leucò – Valentina Dorme)

Che squallore.
Non è un giudizio moralista. Per me, il corpo si può usare come meglio si crede. Non trovo differenza tra usare le braccia per costruire qualcosa, le gambe per giocare a calcio, l’intera figura per procurare eccitazione. È lavoro. E penso che ci siano occupazioni molto più mortificanti per l’essere umano rispetto a quelle che investono la sfera erotico/sessuale (ovviamente, quando parlo di quest’ultima categoria mi riferisco a pratiche non viziate da sfruttamento e violenze). È solo che…questa donna, che danza qui…non mi diverte. Volto la testa, vorrei essere altrove…altrove…la mente mi si annebbia.

Fra poco, forse, anche la mia città nativa mi s’annebbierà nella memoria, mi apparirà non più come una città del nostro mondo, ma come un villaggio disegnato tra le nuvole, popolato solo di creature fantastiche che si aggirano per quelle viuzze e lungo l’infinita monotonia della strada maestra… (Nathaniel Hawthorne, La lettera scarlatta)

Bah. Auguri e figli masculi. Salute!

Ps. Pur avendo intitolato questo post con una citazione dei Subsonica, i miei ascolti musicali in questa settimana hanno virato in tutt’altra direzione. Dopo aver incominciato ascoltando il nuovo dei Children of Bodom (mia vecchia passione), ho proseguito con l’ultimo dei Kamelot (col nuovo vocalist), per finire, poi, andando a ripescare ascolti doom che avevo obliato: Longing for Dawn, Officium Triste, Draconian.

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22 Pensieri su &Idquo;Il corpo è la frontiera che si può violare

  1. Bel testo, complimenti!
    Comunque hai ragione su una cosa: anche al sottoscritto guardare gente che si sposa o che ha figli fa venire in mente il tempo che passa. Sono in quelle situazioni che, volente o nolente, incomincio a sentire l’età che ho sulle spalle (non tanta, sia chiaro, ma quel giusto che ti dice, “ehi tu, ma ti decidi a far qualcosa?”).

    Una rapida carrellata di metal… e sai che hai la mia personale approvazione! 😀 ahahahah

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  2. Empatia. Un paio di anni fa, ad un addio al celibato, provai le stesse identice sensazioni. Il tempo scorre e fra una settimana mi ritroverò invischiato in un altro addio al celibato. Gli amici figliano, gli amici si sposano, e sulle spalle lo stesso cappotto di mezza stagione…
    Ma alla fine va bene così! …Bel post! 🙂

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  3. Mi riesce difficile credere che nessuna ti voglia sposare.
    Io comunque odio i matrimoni. Ne ho uno a settembre e uno a dicembre, e se trovassi una mia sosia per fare presenza al posto mio non esiterei a servirmene.

    “Avvenimenti simili mi mettono sulle spalle un cappotto di angoscia. Leggero, eh, diciamo da mezza stagione.”: è evidente che menti, le mezze stagioni non esistono più. Sei stato scoperto.

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  4. la mia amica, del nostro trio – io O. e M. – , insomma, é nata Nicòle io mi ha fatto impressione sentire che saremo tre e un fagiòlo.

    mi fa impressione ogni volta che penso che a congiungerci ci sono due continenti – due di noi in italia e uno in colombia- ché sono passati anni da quando eravamo a bologna, chè il tempo a volte si dilata, altre si accorcia.
    e dentro ci è nata Nicòle.

    mentre io non mi ricordo neppure quando o se sono tornata a casa, qualche volta.
    se ho, una casa.

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Si accettano miagolii

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