Non sarebbe bello riprendere Berlino

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Gin-san rientra in Italia, portandosi dietro da Berlino…un bel raffreddore. Grazie al clima teutonico di agosto, con 10 gradi in meno rispetto l’Italia; giri con la felpa, poi si abbassa il vento e senti caldo, la togli, la rimetti, eccetera. Se non ti ammali tu lo farà il tuo compagno di viaggio, che poi infetterà te. Del resto si dice che si guarisce dal raffreddore passandolo a qualcuno.

Dato che non ho voglia di scrivere un bel post lineare e descrittivo come l’etichetta di una scatola di sugo pronto Star, annoterò un po’ di considerazioni sparse raccolte nella città dell’orso rampante.

Prendere l’aereo col naso tappato e sperimentare la sordità durante decollo/atterraggio è sempre un’esperienza surreale e angosciante.

Berlino odora di curry. E nei posti che non sanno di curry sei tu a portarvi quell’odore, perché ti si attacca alla pelle tipo Venom.

Il currywurst è il piatto tipico. E anche l’unico. Sembra che gli autoctoni non riescano a concepirlo diversamente: se provi a chiedere un wurstel alla piastra normale, senza ketchup né altro, ti guarderanno interdetti. Probabilmente è come chiedere da noi una pizza senza nulla sopra.

Il tasso di incidenza della figaggine nelle donne tedesche dai 20 ai 30 sembra essere superiore a quello nostrano. Ma per misurazioni più accurate servirebbero ulteriori studi.

Berlino è una città multietnica. Eppure, persone di colore sembrano essere rare. Poi vai al Gorlitzer Park e li trovi tutti lì, a vendere il fumo, in gruppi di 4-5 ogni due metri.

 La lingua tedesca riempie le parole di vocali inutili. Ad esempio, leggi “Schlesisches” e ti chiedi come si pronunci. Semplice, basta togliere le e: sh-li-s-sh.

I berlinesi sono cordiali e gentili. Ma occhio a non passare alle 5 di mattina sotto le sopraelevate della metro, perché potrebbero vomitarvi in testa. Non è voluto, è che è il posto ideale per il post sbronza sulla via del ritorno a casa.

Se siete donne, i soliti tedeschi reduci dal post sbronza tenteranno di attaccare bottone.

 La differenza con gli italiani è che questi ultimi tentano sempre di attaccare bottone, prima, durante, dopo la sbronza o in assenza di essa.

Se girate dalle parti di Kreuzberg, fermatevi al Café Kotti, a venti metri dalla metro di Kottbusser Tor. Ottima birra (ma dov’è che è cattiva?), ambiente carino (ci sono poltrone e divanetti), si fuma all’interno (sigarette, cannoni…) e si scrocca il wifi. A volte c’è musica dal vivo.

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 Anche se non si è studenti di scienze naturali val la pena andare al museo di storia naturale a vedere il brachiosauro più grande del Mondo (certificato dal Guinness) e l’Archaeopteryx, uno dei meglio conservati. Basta essere stati normali bambini che hanno giocato con i dinosauri!

I ciclisti sono una specie pericolosa. Sono tanti e sfrecciano. E non frenano. Del resto, sei tu che invadi la loro corsia, ergo, sei tu nel torto.

Pare sia in voga appendere le scarpe ai fili e a qualunque altra cosa sospesa in aria.

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Se trovi alloggio tramite Airbnb farai conoscenze singolari. Il padrone di casa fan del PiratenPartei che affitta la propria casa e che attualmente non ha una casa dove vivere ma sfrutta prima la casa della ragazza, poi il camper dei genitori, tornando in appartamento per usufruire di comodità moderne quali wifi e lavatrice. Oppure, il coinquilino del padrone di casa, un rumeno che parla 6 lingue che è socio di un polacco (che non incontra mai di persona) col quale ha una società di consulenza che lo porta a viaggiare per l’Europa.

I musicisti che suonano per strada a Warshauer Str. darebbero la paga a molti presunti artisti radiofonici.

La Neue Nationalgalerie dovrebbe essere visitata da tutti, anche da chi non capisce nulla di arte del XX secolo.

I gatti del cimitero di Dorotheenstädtischer Friedhof (ho dovuto copiarlo da wikipedia per scriverlo) si mettono in posa per le foto. Ma attenzione: concedono un solo tentativo, poi, tediati, se ne andranno via.

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Vedi due ragazzi che si tengono per mano e l’Italia ti sembra il Medioevo.

La Porta di Ishtar è così bella e ben conservata da sembrare finta. Considerazione del turista medio quando la vede. Essendo io turista medio, anzi, da dito medio, l’ho pensato anche io.