L’apatia tutte le feste si porta via

Senza titolo-1Sta per concludersi anche questa seconda tornata lavorativa. Davanti a me c’è la prospettiva di sicuri 60 giorni di pausa forzata e poi, forse, l’attesa di una ulteriore convocazione.

Non so se sperarci o meno, visto che già la prima volta ero arrivato in scadenza di contratto con la sensazione di aver dato tutto e non aver più nulla da esprimere per migliorare, sensazione da cui sono ripartito in questo secondo contratto. Ho la sensazione che una eventuale terza chiamata  somiglierebbe a un lungo stillicidio. Ma, del resto, con questi chiari di luna, sarebbe in realtà una benedizione.

“È comunque un’esperienza importante su cv” ti dicono. Sì. Ma io non sono più stato chiamato da nessuno. Nessuno. È vero che ho diminuito drasticamente il numero di cv inviati, ma è anche vero che mi sono concentrato su determinati settori, onde poter sfruttare l’esperienza attuale. È ciò che consigliano tutti: non inviare cv a raffica ma candidature selezionate e mirate. Sì, col cazzo. Secondo me questa è una voce che hanno messo in giro i selezionatori HR con la semplice speranza di veder diminuire il numero di cv che si trovano ogni giorno di fronte.

Anyway, che diavolo farò questa estate? I don’t know. Vorrei applicarmi in qualcosa di produttivo, un corso di formazione, un corso di lingue, una qualche esperienza non precisata che mi permetta anche di guadagnare qualche soldino (le 3 cose che ho fatto l’estate scorsa), ma poi non vedo nulla di interessante. O forse è solo l’apatia. Guardo il tempo che passa e mi sembra tutto così vago e inutile, mi sembra di avere una maschera di carta velina addosso che alla minima folata di vento mostra la realtà, cioè il nulla. Sono circondato da esperienze nulle. Come questa che corre sul filo di un niente, che ho provato a tagliare tante e tante volte, ma che mi si lega ogni volta.

Un esercito di giorni tra me e me stesso

Non ho più il coraggio di scrivere qui sopra. Una volta, anni fa ormai, scrivevo qualsiasi cagata mi venisse in mente e magari, quando non volevo rivelare troppo di me, la celavo dietro qualche contorta metafora, così da soddisfare il bisogno di esternare qualcosa senza dichiararlo apertamente.

Ora non mi attrae più questo gioco. O meglio, ho come un blocco. Mi sembra così ridicolo, poco serio, scrivere un paio di amenità pseudo complicate. Eppure  nella testa ho come un imbuto dove man mano che il contenitore si restringe si affollano cose e cose e cose che vorrei far scorrere e liberare.

Poi ci ripenso. E non voglio più raccontare nulla e tiro dritto.