Vieni qua, ti imparo il mestiere

Tra le giustificazioni addotte riguardo l’utilizzo di stage/tirocini non pagati, c’è quella di considerare questo tipo di esperienza equiparabile al vecchio periodo d’apprendistato che un ragazzo andava a eseguire in una bottega: il padrone gli insegnava un mestiere e questo era il compenso per la prestazione d’opera. Imparare un mestiere, quindi.

Ora, io vorrei sottolineare degli aspetti essenziali del ragionamento, cioè che quando il ragazzo ha finito di apprendere il mestiere, tre cose possono avvenire:

1) il padrone lo prende stabilmente a lavorare;

2) il padrone non può prenderlo a lavorare, ma il ragazzo ha l’esperienza necessaria da renderlo una manodopera qualificata per potersi presentare da qualunque altro artigiano e farsi assumere;

3) il ragazzo può mettersi in proprio e il lavoro se lo crea da solo.

Trasportiamolo alla realtà attuale (non che lavorare in una bottega sia oggi in disuso, ovviamente), prendiamo come esempio un fantastico tirocinio del Ministero degli Affari Esteri presso un Consolato. Cosa può accadere, dopo che “mi hanno insegnato il mestiere”?

1) Mi assumono? No, è impossibile, non funziona così per entrare in un ente simile.

2) Posso andare a bussare ad un altro consolato, ad un ministero, ecc., per farmi assumere? No.

3) Posso mettermi in proprio ed aprire un consolato (!!!)? No.

Posso magari presentarmi in un’azienda e mostrare che ho esperienza? Certo, ma nella maggior parte dei casi non avrò accumulato l’esperienza specifica che va cercando quell’azienda (a meno che l’azienda non cerchi un passacarte), avrò al limite maturato delle skills da valorizzare, ma non di certo “ho imparato un mestiere”, perché si presuppone che quel mestiere io poi lo eserciti.

Questo parrebbe che il governo di tecnici l’abbia capito, mettendo uno stop agli stage gratuiti. Ma siam sicuri? Cosa dice la riforma Fornero (testo approvato dal Senato il 31 maggio)? Vediamo

34 – Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigoredella presente legge (quindi l’effetto della riforma in questo caso non è immediato), il Governo e le regioni concludono in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano un accordo per la definizione di linee-guida condivise in materia di tirocini formativi e di orientamento, sulla base dei seguenti criteri:

a) revisione della disciplina dei tirocini formativi, anche in relazione alla valorizzazione di altre forme contrattuali a contenuto formativo; b) previsione di azioni e interventi volti a prevenire e contrastare un uso distorto dell’istituto, anche attraverso la puntuale individuazione delle modalità con cui il tirocinante presta la propria attività; c) individuazione degli elementi qualificanti del tirocinio e degli effetti conseguenti alla loro assenza; d) riconoscimento di una congrua indennità, anche in forma forfetaria, in relazione alla prestazione svolta.

Segue il comma 35, con le sanzioni per i trasgressori. A parte l’effetto non immediato, pare tutto ok? Quasi. Comma 36

Dall’applicazione dei commi 34 e 35 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Che vuol dire? Che Comuni, Province, Regioni, Ministeri e quant’altro potranno continuare a proporre tirocini gratis? Eh già, come camperebbero, sennò, senza quelle migliaia di laureati a lavorare per loro gratis.

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