Il lavoro logora chi non ce l’ha

Essendo io una persona in cerca di occupazione, mi dedico quotidianamente a spulciare le offerte di lavoro su internet e ad inviare curriculum. La sensazione che ho, comunque, è che ciò serva a poco o niente.

Basti pensare di non essere il solo a fare così: soltanto per le offerte-fuffa del tipo agente plurimandatario portafoglio clienti altissime provvigioni rispondono in centinaia di persone (certo, può darsi anche che il contatore dei siti di annunci sia farlocco), figuriamoci quante persone, allora, inviano CV alle aziende per le posizioni aperte di miglior livello. Senza contare che un’offerta di lavoro su internet viene ormai diffusa e pubblicizzata su molteplici canali, ampliando il numero dei destinatari e, quindi, dei concorrenti.

Perché è così: di fronte a migliaia di concorrenti, il tuo pezzo di carta non significa niente, a meno che tu non abbia la specializzazione rara e indispensabile per quell’azienda.

Io in 6 mesi avrò risposto ad un centinaio di offerte di lavoro (mi tengo basso, ma credo siano almeno il doppio) e sono stato contattato ben 4 volte.

I miei dubbi trovano vigore di fronte a notizie del genere:

Recruting: 6 Pmi su 10 assumono per conoscenza diretta

Il recruting delle imprese, soprattutto se di piccole dimensioni, si orienta verso candidati di cui il datore di lavoro ha una conoscenza diretta. In Italia per la maggior parte delle assunzioni, rivela l’ultima indagine Excelsior svolta da Unioncamere e ministero del Lavoro, avvengono tramite canali informali e non mediante lunghe selezioni e valutazioni di esperienze e curriculum. Continua

“Conoscenza diretta” non deve trarre in inganno: non vuol dire automaticamente che stiamo parlando di una raccomandazione; considerando, però, che ci troviamo in Italia, dove c’è un fiorente mercato di cercatori di spinte e datori delle medesime, è lecito pensar male.

Ovviamente non è una scusa, se uno è senza lavoro non è colpa dei raccomandati; il problema di fondo che ponevo era quanto fosse utile spedire CV a destra e a sinistra, considerando che

1) le aziende non sembrano usare il CV come canale di reclutamento principale;

2) c’è tanta concorrenza;

3) inviare così tanti CV fa scendere anche la qualità della tua candidatura: mi spiego, secondo me una persona dovrebbe predisporre un CV ad hoc per ogni azienda e per ogni annuncio, evidenziando i punti che possono interessare quella determinata azienda e mettendo in ombra quelli meno rilevanti. Ma se uno risponde a 50 annunci non può stare a modificare 50 volte il CV, oltre alla lettera di presentazione che già di per sé va personalizzata a prescindere. Quindi si finisce per inviare una candidatura standard a tutti che può non risultare appetibile.

Si accettano miagolii

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