Appunti di viaggio

Alcune annotazioni che ho raccolto dopo il mio recente viaggio a Parigi.

Viaggio: ho volato con la Trawel Fly, che ho scoperto essere un semplice operatore che utilizza aerei di altre compagnie, in particolare della Mistral, compagnia di Poste Italiane. L’aereo era piccolino e non ci hanno offerto nulla, per un bicchiere d’acqua (probabilmente piovana) dovevi chiedere. L’atterraggio mi è sembrato troppo brutto. Al ritorno, invece, la Mistral ha affittato un aereo della Jetran Air, un rottame puzzolente. Però hanno almeno offerto succo di frutta. Atterraggio dolce.

Clima: per 3 giorni ha fatto veramente caldo, sabato avrò trovato 30 gradi. A differenza delle nostre zone, però, almeno non si boccheggia (anche se si suda lo stesso, in tre giorni ho esaurito le magliette e ho dovuto comprarne altre due lì). Poi il clima è cambiato, nuvoloso/variabile con sporadiche piogge. Ma il problema non era questo, era che non sai come vestirti. Anche se è nuvoloso, magari con una maglia a maniche lunghe stai bene; solo che, d’improvviso, si alza un vento freddo e ci vuole un giubbino. Poi il vento se ne va e hai di nuovo caldo. Insomma, i restanti 4 giorni sono stati tutti un vestirsi/svestirsi/rivestirsi.

Lingua: il francese è l’ottava lingua più parlata al mondo, ma i francesi si comportano come se fosse la prima. Partono dal presupposto che tutti lo parlino e, nel caso tu non lo parlassi, non gliene frega niente. Innanzitutto, se non pronunci correttamente le parole, non ti capiscono. Io non so se la pronuncia sia così fondamentale che, nel caso tu la sbagliassi, la frase diventi poi incomprensibile; ma se, ad esempio, arriva un turista da me e mi chiede “Plazza Garibaldo” io capisco cosa voglia. Un francese, invece, non capirà o farà finta di non capire. Secondo punto: anche se gli dite je ne comprend pas o I don’t understand, continueranno a parlarvi in francese come se niente fosse.

La Gioconda: ovviamente, si va a Parigi, come si può non andare al Louvre? Ci sono andato domenica, era gratuito (la prima domenica del mese ci sono dei musei visitabili gratuitamente): fila lunghissima, ma scorrevole. Mi sono messo in coda alle 11 e sono entrato poco minuti dopo le 12, ma considerando la lunghezza della fila, è stato poco. Ho girato tutto il Louvre per un totale di 5 ore, ovviamente non sono riuscito a soffermarmi su tutto. Ma una visita alla Gioconda non vuoi farla? Ok, andiamo: c’è un mucchio di gente davanti, ma se vi fate largo a suon di “pardon, pardon” e attendete il vostro turno (la gente va lì davanti per fare due-tre foto e poi va via) riuscirete a vederla faccia a faccia, anche se a distanza, dato che c’è un cordone davanti. Avviso che è una delusione, comunque: piccolina e dai colori molto meno brillanti rispetto alle stampe e alle immagini ufficiali.

Palazzi puliti: una cosa tipica delle grandi città è vedere i palazzi, specialmente quelli che risalgono all’800/700, anneriti dallo smog. A Parigi no. Sono tutti lindi e splendenti come se fossero stati costruiti l’altro ieri. Sì, lo so, è una stupidata o è una banalità, ma anche queste cose ti colpiscono.

Metro: la metro è comoda per spostarsi perché è ovunque e, anche grazie al gioco delle corrispondenze tra più linee alle fermate, ti permette di raggiungere qualsiasi luogo. Ma è sporca e puzzolente e, salvo alcune, le stazioni sono anonime e bruttine.

Cibo: a Parigi si può mangiare cibo di tutto il mondo, lì trovi un greco (inteso come ristorante), lì un algerino, lì un vietnamita e così via. Ci trovi anche italiani, ma i più sono trappole per turisti e magari ti fanno la margherita con l’uovo sopra. Per spirito d’avventura abbiamo deciso di provare una pizzerie consigliata, si chiama “Da Pietro”. Il pizzaiolo è napoletano e questo dovrebbe deporre a suo favore, ma la margherita te la fa con l’origano sopra. Ah-ah non ci siamo, non ci va l’origano sulla margherita (anche se secondo alcune scuole di pensiero sì, ma per me sono in errore!). Poi è piccola, come diametro siamo al livello di quelle vendute di fronte la Circumvesuviana ad 1 euro. Con la differenza che questa ne costava 11. Però la pasta era soffice e gustosa.

Un consiglio a proposito di cibo: non mangiate nel ristorante del Louvre (quello dove si va col vassoio e si ordina stile Mc Donald, dove c’è l’ingresso alla sala Richelieu): cibo pessimo e caro (anche se per gli standard di Parigi in realtà non è caro). Ci sono andato perché non resistevo dalla fame, dato che stavo girando dalle 12, ovviamente loro giocano su questo, sul fatto che molti turisti sono di bocca buona o non capiscono niente di cibo o che hanno fame e non hanno voglia di uscire, mangiare, rifare la coda e rientrare. È stata l’unica trappola in cui son caduto (vabè, su 8 giorni ci può stare).

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2 Pensieri su &Idquo;Appunti di viaggio

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