Shiki

Apro qui un altro piccolo spazio che vorrei dedicare, con cadenza assolutamente sporadica, a commenti su anime che ho visto recentemente. Ho deciso di partire con Shiki, serie Horror/Mistero di 22 episodi, tratta da un’opera di Fuyumi Ono.

L’anime per me rappresenta sicuramente una novità interessante del 2010, se non altro perché vediamo dei cosiddetti vampiri impegnati a fare il loro mestiere, cioè uccidere cavando sangue dalle vittime.  Non c’è niente di affascinante, niente amori tormentati, niente figosità per bimbeminkia,  insomma twilightate che hanno reso ridicolo un genere.
Dentro quest’opera invece è tutto tragico e decadente: la storia stessa che procede lentamente è decadente, tanto che sembra si avvii verso un lento spegnersi tragico (tragico per gli umani, ovviamente). Poi a metà serie comincia la svolta e comincia il climax verso la seconda tragedia, stavolta invece portata avanti dagli umani. Nel finale c’è il capovolgimento dei ruoli, non ci sono vincitori o vinti, le vittime sono diventate carnefici, travolti dalla furia per la caccia alle streghe. I carnefici finiscono invece per rivelarci un lato umano: paura di morire, voglia di sopravvivere.

L’inizio della storia, ad essere sinceri, non è originalissimo: ci troviamo nel classico villaggio isolato e dimenticato dalla civiltà dei consumi,  dove tutti si conoscono e guardano con sospetto i forestieri, con una famiglia misteriosa che si trasferisce  proprio in quel luogo. Da lì a poco, ovviamente, ci sarà gente che inizia a morire. A questo punto rimango però colpito dalla stupidità degli abitanti, che proprio per le caratteristiche descritte dovrebbero iniziare ad annusare che ci sia qualcosa di strano, mentre invece non hanno reazioni, commentano di rado l’incremento dei morti, deridono chi  prova ad accennare a cause soprannaturali. Per metà serie di eclatante sembra succedere ben poco (e ci può essere la tentazione di mollare qui la visione), poi dal 15esimo episodio cominciano i colpi di scena,  ne avremo quasi uno ad episodio.

Il dottor Toshio Ozaki

I personaggi, dal punto di vista grafico, li classificherei in due categorie: protagonisti e semplici comparse. Questi ultimi sono disegnati con tratti più vicini alla realtà, rughe, facce tirate eccetera. Insomma, dimostrano l’età che hanno o anche più. I protagonisti invece sono del classico tipo “10 anni più giovane” (o anche più giovane). Per non parlare delle loro capigliature, il dottor Ozaki (che dovrebbe avere 32 anni ma sembra averne 15) sembra un allenatore di Digimon e tra l’altro è il più normale lì in mezzo, roba che Lady Gaga passerebbe inosservata. Questa scelta stilistica sui personaggi non l’ho ben compresa; nel senso che non sembra in linea con un’opera di questo genere (li vedrei bene in Paradise Kiss), ma probabilmente è proprio tale contrasto (che, ripeto, può piacere o non piacere) a rendere l’opera più originale.

Nel complesso è un’opera da vedere, di certo non un capolavoro e di sicuro non il meglio offerto dal 2010, ma un suo spazio di fama merita di acquisirlo.

Segnalo inoltre la prima Opening (la seconda mi ha lasciato indifferente):

EDIT: ho rilasciato un commento simile sul forum di Jigoku, son sempre io, non ho copiato 😀

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