Lost si è perso?

 
ATTENZIONE, CONTIENE SPOILERS SUL FINALE DI LOST
CHI NON HA ANCORA VISTO GLI EPISODI FINALI NON LEGGA 
 
Lunedì mattina (per l’Italia) si è conclusa la sesta ed ultima stagione di Lost. La serie tra le più enigmatiche mai prodotte, ad elevata concentrazioni di misteri, enigmi, grandi interrogativi eccetera. Il motore di tutto lo show era l’aspettativa della loro risoluzione (un motore che cominciava anche a perdere colpi, visto il calo di ascolti delle ultime stagioni). Sì, perchè alla fine tolto tutto il mistero rimaneva solo la storia di un gruppo di persone sopravvissute ad un disastro aereo e confinate su un remoto scoglio dell’oceano (tema non proprio originale). Ma sì, mettiamoci pure che in fondo era tutta una metafora interiore sull’eterno conflitto bianco/nero, scienza/fede, sinistra/destra, sopra/sotto, Baggio o Del Piero. Già sentito, grazie.
 

Era sicuramente lecito attendersi da parte degli autori delle risposte, quanto meno ai quesiti principali, all’altezza di tutte le aspettative createsi col passare degli episodi e delle stagioni. Non dico che si dovesse spiegare tutto né imboccare lo spettatore con la pappa pronta né mettere il dottor Chang alla fine dell’ultimo episodio

a spiegare per filo e per segno tutto. Va bene lasciare un’aura di mistero, va bene lasciare che sia la logica (o la fantasia) dello spettatore a rimettere insieme alcuni tasselli; ma qui si è andati oltre.

Gli autori hanno deliberatamente lasciato irrisolti, in sostanza, tutti gli interrogativi principali per far prendere alla serie una piega mistico-filosofico-esistenzialista.

 Chi ha un po’ di dimestichezza con l’inglese si guardi un po’ questa lista di domande rimaste senza risposta (a volte bastano anche solo le immagini e si capisce):

 

 

Non sto manco ad elencarli, la bomba, i numeri, i geroglifici, i templi, che fine ha fatto questo o quell’altro…D’accordo, In effetti era stato annunciato che non tutti gli enigmi avrebbero trovato risposta, ma gli autori sono andati decisamente oltre. Ed il finale sa tanto di soluzione politically correct, – o emotional correct –  alla fine si riuniscono tutti nell’anticamera del paradiso (o di quel che è) e vissero tutti felici e contenti nell’eternità dopo aver tanto travagliato. Allo spettatore scende la lacrimuccia, ed arrivederci, è stato bello stare con voi tutto questo tempo.

Ah, poi memorabile la scazzottata finale  sull’isola che sta per saltare in aria, con i buoni che devono fare in fretta per scappare via e ci riescono all’ultimo momento e l’eroe che deve impedire il disastro e pure con una coltellata nella panza riesce a salvare la baracca e ha trovato pure il tempo per una limonata finale con la bella della storia – che dopo essersi trombata prima lui, poi il rivale-amico, poi di nuovo lui alla fine si è decisa. Forse -. Fa tanto action-movie anni ’90, aridatece Bruce Willis.

Tutto questo filone mistico-filosofico credo sia stato fatto, peraltro, in modo poco approfondito, molto superficiale e piuttosto elementare. Questa filosofia spicciola con la quale hanno voluto imbastire il finale per ricucire tutti i pezzi serviva solo a coprire la verità: gli autori di Lost si sono infilati in una matassa di enigmi e misteri talmente intricata che alla fine, com’era prevedibile, non sapevano come venirne fuori. Poi magari sarà anche vero che sapessero sin dalla prima stagione dove andare a parare (come hanno dichiarato e nessuno, credo, ci avesse creduto).

Se poi anche quello che il pubblico voleva era il finale contentino strappalacrime, beh, allora esistono decine e decine di altre serie televisive fatte così e Lost non ha nulla di geniale: ma forse l’errore sta in questo, nell’aver osannato tanto la serie scoprendo che da osannare c’è la genialità del marketing televisivo.

Il finale sarebbe perfetto per Beautiful, se alla fine morissero tutti e li facessero ritrovare nell’aldilà penso sia la conclusione perfetta. E ancora, potrebbero far scoprire ai personaggi che tutto quello che hanno vissuto era finto (tipo Ridge che scopre che i suoi 7-8 matrimoni erano inutili)…. A proposito, tutta l’alt-reality coi personaggi che in realtà sono morti e ogni tanto gli vengono i deja-vù…Gli autori avranno visto "Il sesto senso" per caso"? Originaloni.

Comunque, molto probabilmente quello che aveva appassionato gli spettatori erano i misteri dell’isola. Misteri che finiranno sepolti sotto l’oceano, assieme al farlocco aereo Oceanic piazzato da Widmore.

A questo punto, viene da chiedersi se anche i misteri non fossero farlocchi come quell’aereo. Specchi per le allodole.

Altra chicca, notare i picchi di ascolto (negli USA) della sesta serie. Le punte massime sono per la prima puntata, comprensibilmente, e per l’ultima. In mezzo, alti e bassi. Segno che la gente avesse voglia semplicemente di chiarimenti circa il dove, il come, il quando ed il perché di tutto l’ambaradan.

Concluderei con una citazione:

Non scrivete una serie televisiva su un gruppo di persone che precipitano su un’isola, se non sapete dove state andando a parare. Non cercate di inventarvela a meta’ strada, perché se lo fate la storia…inizierà a far cagare abbastanza presto” Seth McFarlane – Creatore dei Griffin

 

PS Jeffrey Jacob Abrams, uno degli autori, è il creatore anche di Fringe, che per ora mi sembra in grado, dalle premesse della prima stagione, di surclassare Lost in quanto a qualità. Ma ci sono le stagioni successive per rovinare tutto.

Si accettano miagolii

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