La doccia che scoccia

 
Usare la doccia di casa mia significa consumare una riserva d’acqua pari a quella contenuta nel lago Bajkal.
Si perde tempo su tempo a cercare di regolare il flusso d’acqua calda  e fredda per cercare di ottenere una temperatura ottimale per non finire bollito o congelato. Tutto inutile. Appena apri l’acqua calda ci sono due secondi nei quali la temperatura è giusta e puoi godertela, poi devi toglierti dal getto perchè sennò diventi un cotechino. Apri l’acqua fredda, di nuovo due secondi godibili, poi devi scostarti dal getto perchè diventi blu e vai in ipotermia. Allora chiudi leggermente l’acqua fredda e si ricomincia tutto da capo.
 
 
Stamattina sono entrato in un negozio. Non c’era nessuno dentro. Buongiorno. Niente. Mi guardo in giro, giocherello con gli occhiali da sole, mi guardo di nuovo in giro. C’è nessuno? Ancora niente. Giocherello con gli occhiali e poi me ne vado.
Avrei potuto tranquillamente fare una rapina. Il dubbio che mi viene è se qualcuno abbia avuto la mia stessa idea e l’abbia messa in pratica. Se qualcuno mi ha visto uscire dal negozio ora probabilmente ci sono i carabinieri che stanno venendo a prendermi.
 
 
No, non sono ancora venuti. 
 
 
Ho dei fiori in stanza che mi grattano l’interno del naso. Entro stasera mi avranno aperto qualche narice in più (o l’avrò aperta io mettendomi le dita nel naso per liberarlo).
Tra l’altro ho il forte sospetto che per stasera si affloscino. Forse non ho avuto un’idea geniale. Pensavo di essere brillante.
Promemoria: o sei nato brillante e ti comporti come tale, o se sei un pezzo di carbone al limite datti fuoco.
 
 
 
 

Un passo avanti e cento indietro

 

Accumulo polvere. Colleziono acari per ingannare il tempo.

La musica è irritante, un wau wau martellante che dice comprami comprami, sono la nuova puttana della discografia mondiale, il personaggio-fantoccio del momento, wau wau comprami comprami, prima ch’io diventi troppo vecchia e finisca scalzata da una nuova meretrice dei riflettori.

Io sono sempre un passo indietro, due dimensioni di un cammino.

Volevo fare la puttana dei riflettori anche io e finire poi in clinica prima dei 30 anni, a consumare con dosi per endovena i soldi accumulati succhiando le tasche del gregge che mi idolatra.

Testa pesante

Hogen, un insegnante cinese di Zen, viveva tutto solo in un piccolo tempio in campagna. Un giorno arrivarono quattro monaci girovaghi e gli chiesero se potevano accendere un fuoco nel suo cortile per scaldarsi. Mentre stavano preparando la legna, Hogen li sentì discutere sulla soggettività e sull’oggettività.
Andò loro accanto e disse: «Ecco questa grossa pietra. Secondo voi, è dentro o fuori della vostra mente?».
Uno dei monaci rispose: «Dal punto di vista del Buddhismo, tutto è un’oggettivazione della mente, perciò direi che la pietra è nella mia mente».
«Devi sentirti la testa molto pesante,» osservò Hogen « se te ne vai in giro portandoti nella mente una pietra come questa».
Tratto da 101 storie Zen – A cura di Nyogen Senzaki e Paul Reps