L’ovvio è il padre dei vivi

 
Giova ricordare al distratto lettore in che faccende mi trovavo affaccendato.
A quel tempo, mentre riacquistavo scampoli di ragione, credevo di aver dato conferma empirica della regola dell’indifferenza. Improvvisamente credevo nel potere del controllo. Io ero diventato il sovrano, e cercavo oggetti per il mio diletto, in bella mostra quasi per caso e per noia di fronte ai miei occhi.
 
Ah! La sciocca tracotanza dell’imperfetto essere!
 
Una ad una, come perle di una collana rotta, sfileranno danzando sul pavimento per rotolarti via.
 
Ciò che credi non è, ciò che per te non era ti sorprenderà.
 
Se non fossi schiavo dei sofismi dell’onanismo mentale potrei permettermi un viaggio di sola andata nelle soffitte della malìa. Finalmente prostituire l’idea al servizio del corpo. Osare? Scappare? Sento il richiamo del sangue che pulsa non più nel petto.
 
Nei miei stupri della sintassi, in questi appunti di viaggio mentale, non mi sono mai affrontato, non ho scrutato in quali stanze alberga il mio volere. Paura di perdere a vista la credibilità, fonte di remunerazione futura (?).
 
L’ovvio è la soluzione, ciò che ci rende vivi.
 
Il problema è che noi siamo scappati dalle tombe ed ora ci stiamo decomponendo.
 
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