Si, e mò? #2

 
Dov’ero rimasto?
Ah, si. Mi sono laureato e dovevo raccontare.
 
La cosa più strana in tutta questa faccenda della laurea è che tutti mi chiedono Allora, come ci si sente? E io francamente non so bene che dire. Mi trovavo nella stessa situazione alla vigilia della seduta, con tutti mi chiedevano se fossi teso, agitato, nervoso, ed io non sapevo bene che rispondere visto che non sentivo niente.
Io in realtà ero molto tranquillo. Tranne la sera precedente, dove mi erano venuti alcuni dubbi riguardo il discorso, dato che non l’avevo fatto sentire a nessuno ma l’avevo provato solo tra me e me o ad alta voce davanti lo specchio. Fortunatamente ho trovato chi, alle 10 di sera passate, era disposto ad ascoltarmi :D.
 
In ogni caso ero molto tranquillo, mi capitava di essere più teso agli esami. Il fatto è che all’esame ti presenti lì per non sai quanto tempo a dire delle cose che hai letto su un libro, dovendo fare anche attenzione a dire le cose come le vuole sentire il professore (e spesso è davvero difficile capire cosa ci sia nella testa di un professore); mentre alla laurea racconti brevemente delle cose che hai scritto tu e delle quali magari sei anche più informato rispetto alla commissione. 
E, soprattutto, capita di essere molto più soddisfatto e sollevato dopo aver fatto l’esame che dopo la laurea. Il punto è che la laurea non ti dà neanche molta soddisfazione perchè si esaurisce in un battito di ciglia il tutto. Giovedì, in media, il tempo concesso per parlare era due minuti. Alcuni hanno parlato ancor meno.
 
Pensare che l’assistente del mio professore mi aveva detto di preparare un discorso sui 10 minuti, tenendo presente che di sicuro avrebbero interrotto prima l’esposizione. Io mi ero tenuto sui 6 minuti, preparando un breve percorso fatto di una veloce introduzione, uno "svolgimento" e delle conclusioni.
Quando ho visto quello che era l’andazzo ho tagliato tutto, ho preso l’argomento giusto in mezzo al mio "svolgimento" e sono partito direttamente con quello chiosando con una veloce conclusione (ma proprio veloce, del tipo: "L’UNRRA CASAS è intervenuta nelle zone più disagiate e colpite dalla guerra, riuscendo a sopperire alle mancanze dell’amministrazione pubblica, facendo opera di ricostruzione non solo materiale ma anche morale". Punto. ).
Nessuna domanda, probabilmente perchè nessuno conosceva il mio argomento. Arrivederci e grazie.
 
La giornata comunque è stata massacrante, faceva un caldo infernale e la seduta cominciava alle 13. Quando ho aperto la giacca la camicia era zuppa, sembrava che mi avessero gettato un secchio d’acqua addosso.
 
L’altra domanda di rito che mi fanno è E adesso che fai?.
Io adesso non lo so. E non voglio pensarci, preferisco fare come ho sempre fatto, attendo che le idee mi scivolino da sole giù come in un imbuto e si raccolgano nel fondo della bottiglia. Quando sarà il momento vuoterò la bottiglia e vedrò che ne uscirà fuori. Per ora ho voglia solo di non fare niente, leggere i libri e vedere i film che ho in arretrato.
E possibilmente vorrei andare in vacanza, quindi cercasi compagni di viaggio, guide, facchini, portatori, portaborse, badanti, escort, insomma qualcuno disposto a sopportarmi una settimana almeno.
 
 

Si, e mò?

 
Mi sono laureato.
 
Presto, se avrò voglia, un resoconto. Debbo prima sopravvivere alla serata di domani con gli amici. Non sono fatto per stare al centro dell’attenzione in questo modo. Oggi ero molto tranquillo, domani invece mi rende nervoso.

L’ovvio è il padre dei vivi

 
Giova ricordare al distratto lettore in che faccende mi trovavo affaccendato.
A quel tempo, mentre riacquistavo scampoli di ragione, credevo di aver dato conferma empirica della regola dell’indifferenza. Improvvisamente credevo nel potere del controllo. Io ero diventato il sovrano, e cercavo oggetti per il mio diletto, in bella mostra quasi per caso e per noia di fronte ai miei occhi.
 
Ah! La sciocca tracotanza dell’imperfetto essere!
 
Una ad una, come perle di una collana rotta, sfileranno danzando sul pavimento per rotolarti via.
 
Ciò che credi non è, ciò che per te non era ti sorprenderà.
 
Se non fossi schiavo dei sofismi dell’onanismo mentale potrei permettermi un viaggio di sola andata nelle soffitte della malìa. Finalmente prostituire l’idea al servizio del corpo. Osare? Scappare? Sento il richiamo del sangue che pulsa non più nel petto.
 
Nei miei stupri della sintassi, in questi appunti di viaggio mentale, non mi sono mai affrontato, non ho scrutato in quali stanze alberga il mio volere. Paura di perdere a vista la credibilità, fonte di remunerazione futura (?).
 
L’ovvio è la soluzione, ciò che ci rende vivi.
 
Il problema è che noi siamo scappati dalle tombe ed ora ci stiamo decomponendo.
 

Un ego sovradimensionato é un facile bersaglio

 
Riconosco alcune stanze, le ricordavo con le dita al buio,
era un tunnel che scendeva su di un binario, un rivolo di imbarazzo, una maglietta attraversata da molecole d’acqua
 
sorridete!
 
La finzione è in scena, si preparino gli attori: mi sono dato fuoco, una felicità preordinata non faceva per me, io cercavo la vita da francese su e giù a camminare senza tempo con spensierata vanità saccente, seduti sui vecchi muri che ricordano a memoria i fondoschiena delle ragazze, contando i posti per dire "eccoci", magari ostentando la superbia del poeta di corte entrato nelle grazie del sovrano.
 
Poi è venuto il momento di partire, con un castello che mi occhieggiava da lontano, sepolti a raccogliere ombra perchè il sole faceva avances troppo marcate.
Ecco, lo sento dentro le vene. Mi raggiunge quando il silenzio viene a bussare alle mie orecchie, quando la mia attenzione si riserva un momento di pausa, quando non sento più un campanello che mi richiama all’ordine.
E l’invidia per ciò che non hanno mai capito, la dimentico? No, ecco altre pillole: manda giù, è per il tuo bene.
 
Mi ricordo, ero ancora io. Ho toccato un’altra stanza, ancora, è uguale alla precedente. E mentre perdevo innocenza e timidezza pensavo ad azzerare le sfide, a renderle vane perchè ormai avevo raggiunto l’energia.
 
Poi la fine. Quando cala il sipario l’attore muore, il regista novello Satana reclama la sua anima, sotto una timida pioggia mi nascondevo dal distratto pubblico non pagante, mentre mettevo la parola fine alle mie velleità. Vi avevo fatto troppo affidamento, sul sentiero umorale sono caduto; per Ego, forse, ma anche per dedizione alla causa.
 

La noia

 
Una conversazione avuta qualche sera fa riguardo la noia mi ha fatto tornare alla mente la riflessione che cito di seguito, ci ho messo un pò per trovarla perchè non la ricordavo:
 
Quando l’uomo non ha sentimento di alcun bene o male particolare, sente in generale l’infelicità nativa dell’uomo, e questo è quel sentimento che si chiama noia.
(Giacomo Leopardi, Zibaldone, 4498).
 
 

Sapore vero

 
A tratti vorrei quasi non laurearmi più. Mi stanca terribilmente tutto ciò che c’è attorno questo "evento". A parte la mia naturale idiosincrasia verso questi che sono considerati dalla società dei riti di passaggio da celebrare, non sopporto l’idea che le persone che ho attorno siano più entusiaste di me.
Io francamente non trovo nulla da festeggiare.
Punto primo, ho fatto solo il mio dovere, nulla più.
Punto secondo, non l’ho fatto nemmeno bene.
Mi laureo a 24 anni suonati, a marzo è finito l’anno accademico così risulto laureato in 4 anni, non arrivo nemmeno a 100 come voto finale. In teoria potrei arrivarci se la commissione mi desse il massimo dei punti, il problema è che non mi daranno mai il massimo, dato che a loro non frega niente della tesi, se è fatta bene o male, loro guardano il voto di partenza. Se uno parte con un voto basso dicono "vabè questo è scarso…diamogli il minimo sindacale".
 
Sarà una festa della mediocrità, questa.
 
La festa, poi. La mia festa ideale sarebbe bermi una birra con tre-quattro amici, quegli storici, due chiacchiere e due risate sincere. Uno scenario che fa molto Amaro Montenegro (da qui il titolo del post) a pensarci bene (anche se per godersi l’amaro, come fa vedere lo spot, c’è bisogno prima di scampare ad un incidente aereo, una tempesta di sabbia, un comizio della Lega).
 
Poi in tutto questo c’è la consueta domanda di rito "Che vuoi fare dopo?"; non lo so, non ne ho idea, non voglio pensarci, voglio aprirmi la testa, prendere il cervello e metterlo in frigorifero sino a settembre.