La fine del 900

Nicky Vendola ha detto: Il Novecento ci è crollato addosso

Prima di passare alla debacle storica della sinistra (in Parlamento non ci sarà una sinistra comunista – o presunta tale – per la prima volta dal dopoguerra ad oggi), innanzitutto i risultati e le cifre: il Pd alla Camera ha preso 12.092.998 voti, nel 2006 la coalizione de L’Ulivo (DS + Margherita) ne ottenne 11.928.362.

Al Senato il Pd ha ottenuto 11.042.325 di voti, nel 2006 i DS ne ottennero 5.977.313 e la Margherita 3.664.622.

Quindi il Pd ha ottenuto un salto di qualità, ci sarebbe da considerare l’apporto di Follini e degli ex Radicali, compensato, a mio parere, però dalla perdita di Dini e dei suoi liberali, dalla fuoriscita di un gruppo dai DS (la Sinistra Democratica) e dalla fuoriuscita di Angius.

Nel 2006 complessivamente la sinistra (PRC, PdCI e Verdi, non considerando quindi la Sinistra Democratica, cioè i fuoriusciti dei DS che non hanno aderito al Partito Democratico) aveva ottenuto, alla Camera 3.898.460 voti, al Senato 3.941.850.

Nel 2008 la Sinistra Arcobaleno ottiene 1.124.418 di voti alla Camera e 1.053.154 di voti al Senato.

Sono “spariti” 2 milioni e 800mila voti, circa.

Ha pesato una emorragia di voti verso le nuove formazioni di sinistra, e cioè il Partito Comunista dei Lavoratori e Sinistra Critica? Nient’affatto, il risultato di questi due soggetti politici è così insignificante che più che di emorragia si dovrebbe parlare di trascurabile taglietto su un dito, senza neanche perdita di sangue.

Ha prevalso la logica del voto utile a favore del PD? Vero in parte. In regioni tradizionalmente rosse la SA ha preso un terzo dei voti che avrebbe dovuto prendere. Una parte sicuramente si è spostata verso il PD.

Ma hanno inciso altri fattori. Ha inciso la scelta di confluire in un soggetto politico non ben definito che creava imbarazzo già nel nome. Ha inciso la scelta di candidare un personaggio oramai da pensionare come Bertinotti, inviso oramai a chiunque. Ha pesato la passata esperienza di governo con le sue scelte discutibili, il doppiogiochismo (prima in piazza si manifesta contro e poi in Parlamento si vota a favore?), l’asimmetria tra  quelle che dovevano essere le intenzioni di sinistra e quel che è invece è stato l’operato nel Governo, eccetera, tutte cose sotto gli occhi di tutti e sulle quali è inutile tornare: non basta una passata di spugna per ripulire il tutto. Al Nord sicuramente c’è gente di sinistra che si è diretta altrove e precisamente ha votato Lega, attratta dai proclami populistici. Non hanno tutti i torti gli elettori, la Lega è il partito che più si avvicina all’idea – per l’elettore – di soddisfacimento degli interessi comuni. Nell’era in cui oramai ci troviamo conta cosa un partito può dare, non conta più l’appartenenza ideologica, la fede politica, eccetera. Siamo nell’era del voto di scambio.

Questo discorso può valere anche per la Destra delle SS (Santanchè Storace), anch’essa senza rappresentanti in Parlamento; i valori, le idee, la filosofia di destra: aria fritta evidentemente per gli elettori.

Ha inciso la propaganda mediatica verso i due soggetti politici maggiori e verso lo scontro Berlusconi – Veltroni, mentre il programma della SA ha goduto di scarsa visibilità (a proposito, qualcuno lo conosce?).
Ha inciso anche l’astensionismo, quest’anno alle urne si è recato un 3% in meno. Ma è ridicolo andare a cercare tutti voti persi tra coloro che han preferito non votare o coloro che han subito la propaganda.

Alla fine dei conti, contano i fatti. I fatti dicono che è fuori dalla rappresentativià la sinistra. Probabilmente non è fuori dal Paese, esiste, – polverizzata, allo stato attuale – una cultura di sinistra che è dispersa tra gli insoddisfatti della politica odierna, tra coloro che han smesso di credere e han ceduto al pragmatismo verso altre formazioni politiche, tra coloro che si son stabilmente convertiti ad altro.

Le tensioni internazionali e il pacifismo, la globalizzazione e il movimentismo, ai quali la nuova sinistra avrebbe voluto prestare attenzione, suonano oramai concetti vuoti per chi è preoccupato dal rumeno, dalle tasse alte, dall’euro, eccetera.

E’ la cultura che viene a mancare, l’informazione che si involve in disinformazione, la disinformazione che genera la paura e dove la paura impera, le idee e le belle (?) parole non servono più a nulla, le urne ci han detto anche questo.

Combattere la paura e ricreare cultura, quindi, è l’obiettivo della sinistra se non vuole sparire per sempre.

Ma prima di affrontare le paure dei cittadini, la sinistra affronti la paura di capire cosa vuol essere, perchè probabilmente oggi non lo sa e non si è ancora posta il problema.

Se, infine, questa è la chiusura definitiva di un’era lo dirà solamente il tempo.
Il ‘900 intanto è passato e mai come oggi sembra così distante e sepolto nei libri di storia.

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5 Pensieri su &Idquo;La fine del 900

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