Suburbano – Cellulare?

 
Oggi entra il sole nella stanza. Fa male, va via, non voglio essere toccato, voglio nascondermi, mimetizzarmi, scomparire. Il cellulare tace. Coma profondo. Sei solo una sequenza di numeri e non il più importante tra questi. Nulla di nuovo.
 
Ultimo contatto scritto 28-02-2007 ore 15:38.
 
Din don
 
Din don
 
 
Adesso sono tornato.
Ho fame. Mi sto divorando. Tu mi stai divorando, vai via per favore, esci da qui, sei un nemico, come questo sole malefico che coi suoi raggi mi sta cercando, io assorbo, assorbo, assorbo come una spugna qualsiasi gesto, cosa hai su quel display, chi o cosa c’è. Ti sento che respiri, osservo i tuoi passi, osservo le tue distrazioni.
 
 
 
Era un anno fa, circa. Una giornata insipida come tante, la Città Confusa brulicava di normale vita da Caos diffuso, il cielo, dubbioso, sceglieva che vestito mettersi, se quello buono festoso da spirito sereno o quello da turbato irrequieto nuvoloso.
 
 
Ta-daa. Sorpresa. Oggi test.
Sicuri? Chi mette in giro queste voci?…Cosa ne puoi sapere, tu, universitaria stressata coi capelli unti di sudore, te lo sarai sognato mentre ti sditalinavi davanti a quel poster che hai nella camera, te lo si legge in faccia, puzzi ancora di nicotina della sigaretta di ieri sera, non far preoccupare inutilmente la nostra cricca di sfaccendati, oggi niente test. E stop.
 
 
Ta-daa (reprise). Sorpresa al cubo. Cara prof, ci vuoi sodomizzare per bene, mi sa che la studentella torto non ne aveva, a meno che quei fogli minacciosi che ci sventoli davanti non siano il famigerato test ma volantini sovversivi per incitare la componente studentesca ad una rivolta contro il distributore del caffè che distribuisce acqua sporca al posto della nota bevanda.
 
 
Non si sa mai, meglio verificare.
 
No, niente rivolta. TEST. TEST. TEST. TEST. TEST.
 
<< Chi non vuole farlo se ne vada, ci vediamo all’esame >>
 
Ok, arrivederci prof, spero che le venga un collasso.
 
 
 
Stop. In mezzo la porta mi blocco preda del dubbio.
 
 
Ma se…?…No, pazzia…Vabbè, che fa.
 
Ok. Proviamoci, torniamo indietro, facciamo sto test del cavolo.
 
 
Entro nell’aula dell’orrore, scruto, osservo, cerco una posizione consona, uh, un posto vuoto, scusa ragazza con una camicia bianca e un orrendo gilet rosso sopra, è libero?
 
<< Si si >>
 
Ok, grazie ragazza con una camicia bianca, un orrendo gilet rosso sopra secondo per "orrendume" solo alla tua faccia.
 
Vabbè cominciamo, troviamo le risposte, l’interscambio di informazioni è fluido, la Città Confusa oggi forse non ci vedrà tornare a casa mestamente col muso strisciante per terra.
 
 
<< Comunque io sono…piacere >>
 
Che sciocco, non mi sono manco presentato, piacere…e la tua faccia non è affatto male, anzi, mi sbagliavo, uh, sempre a tirar giudizi affrettati, prima di pensare, prova a pensarci su.
 
 
 
Piacere.
 
 
 
 
Din don
 
Din don
 
 
 
Sono preoccupata per l’esame.
 
 
Frègati. Avresti dovuto sentirti dire. Ma i raggi di sole, quantunque un uomo ami rifugiarsi nell’ombra, ti trovano sempre, e ti fanno chiudere gli occhi per non venire accecato.
 
 
 
Coma profondo. Non squillerà il cellulare.
 
 
 
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2 Pensieri su &Idquo;Suburbano – Cellulare?

Si accettano miagolii

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