Anche se con un po’ di colpevole ritardo, anche politici e media ora devono rendersi conto della novità rappresentata dal Movimento 5 Stelle, o, come tutti lo conoscono, il Movimento di Grillo. La storia del progetto, in realtà, non parte adesso, ma era stata volutamente ignorata, magari perché vista come una presa in giro o un gioco di un gruppo di ragazzi. Ora che il Movimento comincia a raccogliere i frutti del proprio lavoro, invece, la cosa non si può più ignorare.
L’ascesa dell’M5, per certi versi, la si può paragonare all’irruzione sul palcoscenico politico del Fronte dell’Uomo Qualunque, nell’immediato dopoguerra. Anche lo spirito alla base può sembra lo stesso: la critica ai partiti, il desiderio di dar voce al cittadino, o meglio, all’uomo qualunque. E, infine, il personaggio fondatore/ispiratore del movimento (Guglielmo Giannini) aveva fatto della satira un mestiere. Anche l’uso dell’invettiva feroce contro i politici coevi sembra far assomigliare Giannini a Beppe Grillo.
Dall’Uomo Qualunque venne l’espressione dispregiativa di qualunquismo, che viene affibbiata anche all’M5, tacciato, inoltre, di anti-politica. L’ultima accusa è quantomeno ridicola, visto che non si può fare anti-politica facendo invece politica attiva! È come fare la marcia su Roma e chiamarsi antifascisti. Il Movimento, in realtà, non si pone contro la politica, ma contro il tipo di politica che in questo momento storico governa il nostro Paese. Solo che i vecchi burocrati che guidano i partiti oggi rappresentati in Parlamento amano confondere le carte in tavola, per distogliere l’attenzione della gente e non far capire di essere loro stessi il problema. La gente, però, non è stupida e questo l’ha capito, così, complici scandali, crisi economica, le solite beghe tra burocrati di partito, si avvicina alla novità rappresentata dall’M5.
Attenzione, ho detto l’M5 e non Grillo: a parte che quest’ultimo è solo il megafono rumoroso del movimento, ma non credo che avrebbe tutto questo appeal politico; se a Parma al posto di Pizzarotti ci fosse stato il comico genovese dubito che l’M5 avrebbe passato il primo turno. Credo che la gente voti le facce nuove in sé, le facce pulite, ma non per simpatia per Grillo (se non fosse così credo che avremmo proprio toccato il fondo), per quanto possa essere uno sponsor efficace. Tant’è che Pizzarotti, una volta eletto, ha candidamente affermato che se ha vinto è stato per merito suo, Grillo ha seminato ma poi il lavoro l’hanno fatto localmente quelli del movimento della città ducale. Checché ne possano pensare alcuni sostenitori di Grillo che sono insorti a queste dichiarazioni, le cose, a mio parere, stanno così. Sinceramente i sostenitori accesi di Grillo non sono diversi, riguardo a forma mentis, dai sostenitori di Berlusconi: alcuni elogiano Grillo perché, secondo loro, potrebbe starsene in pensione tranquillo invece di girare l’Italia a fare comizi. Non vi ricordano quelli che ammiravano Berlusconi perché avrebbe potuto godersi i soldi ai Caraibi invece di stare in politica?
Sono questi “Uomini Qualunque” che mi spaventano, perché in loro è presente quel seme dell’-ismo che ci ha portato ai vari -ismi (qualunquismi, berlusconismi, fascismi…) del nostro Paese; attenzione, non vuol dire che chi sta con l’M5 sia un fascista, beninteso, credo solo che la base del movimento vada distinta dal vertice (ideologico) rappresentato da Grillo.
Questo perché credo che la base attualmente sia più eterogenea di quanto si pensi, avendo finito con l’inglobare più radici movimentistiche che, presto o tardi, finiranno per divergere tra loro, dopo un picco massimo di popolarità. Esattamente quanto è successo al Fronte dell’Uomo Qualunque, che, una volta esaurita la propria spinta propulsiva, una volta toccata con mano la realtà parlamentare, si è estinto.
Non è una sentenza di condanna, la mia, anche perché del Movimento fanno parte ragazzi preparati, volenterosi e che non rappresentano degli anacronismi viventi come alcuni nostri politici. Ma credo, per l’appunto, che siano un elemento minoritario che ora è sovra-rappresentato.




